Inghilterra, 1580 d.C.. Ci sono Maria Stuarda, che sta in Scozia e ne è la regina, ed Elisabetta I, che invece regna in Inghilterra. Maria vorrebbe rivendicare la successione al trono e ovviamente Elisabetta percepisce Maria come un pericolo. Ma ad un certo punto, la storia prende una piega inaspettata: appare prima un lord inglese nero, poi un cavaliere afroamericano, mentre le serve della regina si scoprono essere asiatiche. Il film in questione è “Maria regina di Scozia”, appena uscito nelle sale cinematografiche europee, se qualcuno volesse darsi una bella rispolverata di politically correct applicata al cinema.

La corte britannica di fine Cinquecento dunque diventa magicamente multietnica, con il compositore italiano Davide Rizzio trasformato in un portoricano mulatto e la nobildonna britannica Bress di Hardwick con fattezze orientali. La storia della disputa tra le due aspiranti al trono d’Inghilterra, così facendo, perde ogni significato, svuotata di sé stessa. È come andare al cinema a vedere un film su Napoleone, e trovarci Morgan Freeman nei panni dell’eroe di Francia. Oppure come se si scegliesse di far interpretare a Tom Hanks Martin Luther King. È come andare al cinema a vedere un film su Napoleone, e trovarci Morgan Freeman nei panni dell’eroe di Francia. Oppure come se si scegliesse di far interpretare a Tom Hanks Martin Luther King

Il politically correct si sta riversando in dosi massicce all’interno delle pellicole, andando a stravolgere la storia stessa. “Di certo c’è che la narrazione del film è cambiata, subendo modifiche importanti nel corso degli anni” – commenta Andrea Chimento, docente di Istituzioni di storia del cinema alla Cattolica di Milano e critico recensore per ilSole24ore -. “Oggi politically correct significa avere un atteggiamento di rispetto nei riguardi dei diritti delle minoranze e dei gruppi socialmente più deboli. Una delle conseguenze più gravi, però, sarebbe quella di limitare la libertà di espressione, dichiarando scorretta qualsiasi citazione specifica che andasse contro questi gruppi”.

Queste trasposizioni cinematografiche vogliono essere adattamenti contemporanei di cose accadute cinquecento anni fa, come nel caso della pellicola appena citata. Ma lo stesso discorso vale anche per film ambientati ai giorni nostri. Le tematiche politiche sono importanti per l’attualità – continua poi Chimento – come per l’appunto quelle che riguardano il razzismo e le donne. Ci sono tanti film fondamentali su questi argomenti, bisogna però sempre stare attenti a non perdere credibilità rispetto a ciò che viene raccontato. Questo si nota soprattutto nei prodotti hollywoodiani medi, in cui il politically correct diventa un po’ forzato, ed è proprio quanto accade in Maria regina di Scozia”.

Le facce delle attrici di Ocean's 8 applicate alla vecchia locandina del film con George Clooney e Brad Pitt

Le facce delle attrici di Ocean’s 8 applicate alla vecchia locandina del film con George Clooney

Recenti sono i remake, di cui non si sentiva assolutamente il bisogno, come Ghostbusters del 2016 e Ocean’s 8, tutti al femminile. Questo, oltre al fatto che le case di produzione debbano cercare sempre un nuovo pubblico per vendere, significa anche aver finito le idee per nuove trasposizioni. Fare dei film sull’emancipazione femminile è giusto, ci sono sempre e comunque delle storie da raccontare. Questi esempi, però, sono caricature estremamente forzate, figlie soprattutto del marketing. Stesso discorso vale anche per i rifacimenti in stile Ben-Hur: dal super classico del ’59 a quello del 2016, che ha fatto perdere quasi 100 milioni di dollari alla Metro-Goldwin Mayer, tanto e tale è stato il disastro.

Il cinema è una rappresentazione della realtà, ed è quindi giusto e plausibile che ci siano degli adattamenti all’interno di un film. Massimo Decimo Meridio ne “Il gladiatore” di Ridley Scott del 2000, è un personaggio che storicamente non è mai esistito, ma la narrazione e la credibilità del film non vengono mai meno nonostante questo. Le pellicole, soprattutto negli Stati Uniti, hanno sempre avuto una forte valenza sociale, ed è anche per questo che molte volte agli Oscar sono state premiate delle pellicole proprio per quanto significavano, invece che per gli aspetti tecnici. L’ultimo esempio lampante riguarda Black Panther, cinecomic dell’universo Marvel. Un normalissimo film d’intrattenimento, facilmente dimenticabile, che è stato preso come simbolo per la comunità afroamericana: prima è arrivato ai Golden Globe, per poi approdare a Hollywood con ben sette candidature agli Oscar, tra cui anche la più importante come miglior film.