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Alexandria Ocasio-Cortez

Emigrazione dalle regioni più colpite, aumento degli incendi boschivi, intensificazione degli eventi atmosferici estremi (alluvioni e uragani) e frequenti ondate di calore. Sono alcuni degli effetti che il cambiamento climatico potrebbe avere negli Stati Uniti se gli obiettivi fissati dall’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) nel rapporto dello scorso novembre non saranno rispettati. Per questo la rappresentante Alexandria Ocasio-Cortez e il senatore Ed Markey hanno presentato al Congresso di Washington una risoluzione di 14 pagine per impegnare il governo di Donald Trump a traghettare gli Usa verso un modello energetico 100% rinnovabile, a zero emissioni. Non solo: la strada tracciata da Cortez e Markey comprende investimenti in auto elettriche e linee ferroviarie ad alta velocità, nonché l’aumento del cosiddetto “costo sociale” del carbone. Il documento cita gli obiettivi da raggiungere per scongiurare lo scenario descritto dall’Ipcc: abbattimento delle emissioni attuali dal 40 al 60% entro il 2030, per arrivare a un rapporto emissioni/assorbimenti pari a zero entro il 2050.Un piano ambizioso, che non fornisce cifre per la propria realizzazione, ma dal valore stimato di oltre mille miliardi di dollari. L’hanno ribattezzato “Green new deal”, come il celebre nuovo corso economico inaugurato nel 1933 da Franklin Roosevelt, ed è diventato la bandiera della sinistra del partito Democratico. Un’area politica in rapida ascesa dopo le elezioni di mid-term, che hanno portato a Washington una nuova generazione di deputati espressione dell’anima più progressista del Paese, tra cui, appunto, la Ocasio-Cortez, diventata un simbolo dell’America giovane e multirazziale. La loro agenda ha al centro, insieme, le tematiche ambientali e quelle legate alla disuguaglianza, e punta a coinvolgere anche le correnti più moderate e restie del partito. Molto dipenderà proprio dalla credibilità che le proposte del Green new deal sapranno conquistare.

Accanto alla previsione che le nuove strategie ambientali avranno come effetto la creazione di nuovi posti di lavoro, il piano prevede anche un vero e proprio nuovo contratto sociale per il Paese: assistenza sanitaria universale, salario minimo più elevato e di sopravvivenza, lotta ai monopoli e alle loro conseguenze deleterie sul lavoro e la società. Sponsorizzato da Alexandria Ocasio-Cortez, il piano punta a ridurre a zero le emissioni nette entro il 2050 I promotori puntano a reperire i fondi necessari da una maggior tassazione dei redditi più elevati, con un’aliquota massima al 70% (il doppio di quella attuale). La diseguaglianza e la concentrazione della ricchezza, quindi, vengono trattate da proponenti del Green New Deal come una vera emergenza nazionale, da affrontare con rimedi drastici: esattamente quella che per Donald Trump è l’immigrazione dal Messico. Ocasio-Cortez e soci, quindi, sfoderano una versione di populismo di sinistra da offrire all’elettorato in alternativa a quelle che vengono condannate come le false promesse del tycoon.

E i sondaggi sembrano premiare questo approccio: una progressività fiscale più aggressiva per le fasce alte, che raggiunga, appunto, anche il 70% per i redditi oltre i dieci milioni di dollari, è sostenuta da circa la metà della popolazione. Da una forte maggioranza di elettori democratici – il 73% – ma anche dal 47% degli indipendenti e persino dal 39% dei repubblicani. E anche la rivista The Economist ha preso atto di questa tendenza, dedicando la sua ultima copertina alla rinnovata popolarità di idee “socialiste” anzitutto tra i millennials.
I target fissati dal Green new deal, però, per adesso sembrano molto lontani. L’energia proveniente da fonti rinnovabili negli Usa è solo un quinto del totale, alle spalle di gas naturale (32%), carbone (ancora il 31%) e nucleare (20%). Entro il 2050, stando agli attuali trend, le rinnovabili cresceranno ancora ma copriranno solo il 31% del fabbisogno complessivo.Il costo? Mille miliardi di dollari. Da reperire tassando i ricchi fino al 70% La nascita di una nuova smart grid, una rete elettrica efficiente, senza sprechi e accessibile che rimpiazzi sistemi di trasmissione obsoleti è un disegno che esiste da tempo ma non è mai stato finanziato adeguatamente dal Congresso. Al momento il governo investe circa 36 miliardi l’anno per aggiornare queste infrastrutture, senza alcuna ambizione di arrivare a una vera nuova rete nazionale entro il 2030. Le stime già esistenti dei finanziamenti necessari per reinventare la distribuzione di elettricità secondo criteri moderni e innovativi richiedono centinaia di miliardi di dollari nei prossimi vent’anni. E rivoluzionare i trasporti e le loro infrastrutture per portarli a emissioni zero è un progetto almeno altrettanto ambizioso. Il sogno di una nuova ferrovia ad alta velocità in California, tra San Francisco e Los Angeles, è stato appena ridimensionato dal neo-governatore progressista dello stato, Gavin Newsom, a causa di costi considerati proibitivi.

Il paese più inquinante al mondo? La Cina. Usa solo secondi

download (1)Nonostante gli sforzi messi in atto a livello globale, le emissioni di CO2 non accennano a diminuire. Attraverso i primi dati nazionali presentati nell’ambito della nuova direttiva Nec, l’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) ha rivelato che spetta alla Cina il primato di Paese più inquinante al mondo. Con il 29.5% di emissioni di gas serra, infatti, la Cina produce circa un terzo dell’inquinamento globale. Al secondo posto c’è l’altra super potenza mondiale, gli Stati Uniti, responsabile del 14.3% delle emissioni totali. Il Vecchio continente, però, non è da meno: l’Unione europea infatti inquina per il 9.6%. Staccati troviamo  l’India (6.8%), la Russia (4.9%) e il Giappone (3.5%). In Europa, nel 2015, 11 Paesi hanno sforato i tetti nazionali per l’inquinamento atmosferico da agricoltura e trasporti. Secondo le tabelle pubblicate dall’Aea, 18 stati membri Ue rischiano di non centrare gli impegni di riduzione fissati per il 2020, numero che aumenta a 22 se si considerano gli impegni del 2030.

Tornando agli Usa, la maggior parte dei suoi Stati ha un’economia basata sulla produzione, e diverse industrie in tutto il Paese producono utilities che contribuiscono notevolmente agli scambi economici e forniscono occupazione a molti cittadini. Queste industrie, però, sono anche una grande fonte di inquinamento, a causa dei prodotti di scarto – come rifiuti chimici e fumi tossici – che vengono rilasciati nell’ambiente. Anche le centrali elettriche svolgono un ruolo importante nell’inquinamento industriale. Infatti, insieme alle industrie pesanti, producono quasi l’80% di tutte le emissioni di gas serra. Un’analisi del Center for Disease Control and Prevention ci dice che alcuni stati Usa inquinano più di altri. L’Indiana è considerato uno dei super inquinanti della nazione. Le sue centrali a carbone producono oltre 40 milioni di tonnellate di inquinamento tossico nell’aria. Lo stato dell’Ohio ha diversi stabilimenti produttivi ed è uno degli stati il cui settore di produzione elettrica è decisamente importante. Inoltre, l’Ohio ospita anche una centrale a carbone che contribuisce all’immissione di notevoli quantità di gas serra nell’ambiente.

Sicuramente, però, la situazione più preoccupante è quella del continente asiatico. In uno studio portato avanti dall’Asia Developement Bank è stato dimostrato che alla fine di questo secolo la temperatura aumenterà di ben 6 gradi centigradi. In certe aree, come Afghanistan, Pakistan e alcune regioni della Cina, l’aumento potrebbe arrivare a toccare gli 8 gradi. Proprio la Cina, come già detto, è il paese più inquinante al mondo. Il processo di industrializzazione cinese, iniziato negli anni ’70, ha portato sia al miglioramento delle condizioni di vita di centinaia di milioni di persone, ma allo stesso tempo, ha causato lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali e all’innalzamento del livello d’inquinamento. Un altro paese fortemente inquinante è l’India, che nel 2016 ha aumentato le sue emissioni di carbonio del 5% invece di ridurle. New Delhi, la capitale, detiene il primato come città più inquinata del pianeta.

David Doniger: “Proposta coraggiosa, aiuterà il dibattito”

davedoniger_dc_450-2_vlDavid Doniger si batte contro l’inquinamento dell’aria e il cambiamento climatico globale sin dal 1978, quando si è unito alla Nrdc, il Consiglio di difesa delle risorse naturali. Ha contribuito alla formulazione del Protocollo di Montreal, un accordo internazionale sviluppato per fermare la riduzione dello strato d’ozono della Terra, e a molti importanti emendamenti al Clean Air Act. Nel 1993 Doniger ha lasciato la Nrdc per fornire le proprie competenze al Consiglio della Casa Bianca sulla qualità dell’ambiente e all’agenzia americana di protezione ambientale. In seguito, nel 2001, è tornato alla Nrdc e da allora ha difeso il Clean Air Act dagli attacchi del Congresso.

Qual è l’obbiettivo che i democratici si prefiggono con il Green New Deal?

“È una proposta molto coraggiosa che ha l’obbiettivo di de-carbonizzare totalmente il fabbisogno energetico e di investire nelle energie rinnovabili. I democratici promettono questa transizione in pochi anni. È un cambiamento epocale che dovrà coinvolgere soprattutto le realtà locali.”

Perché è necessario attuare questi provvedimenti al più presto?

“La valutazione nazionale sul clima è parsa a tutti un allarme inequivocabile. Questa dimostra chiaramente che l’inquinamento da carbonio sta causando pericolosi cambiamenti al nostro clima e che il nostro futuro dipende dal ridurre o meno questo inquinamento. Le prove sono molte e molto chiare, è ormai accertato che le attività umane, specialmente le emissioni di gas a effetto serra, sono la causa principale di questo riscaldamento globale di cui si hanno evidenze fin dalla metà del ventesimo secolo.”

Concretamente, quali sono i dati che testimoniano il surriscaldamento globale?

“Ce ne sono tanti. Ne sottolineo alcuni: il livello medio del mare in tutto il mondo è salito di circa 7/8 pollici, ossia 17/20 cm dal 1900; e la metà di questo aumento si è avuta dal 1993. Il peggio però è che i livelli del mare continueranno a salire. Ci si aspetta un innalzamento netto nei prossimi quindici anni e addirittura di 1/4 piedi (dai 30 ai 120 cm) entro il 2100. Ma tutti i dati sono in aumento: quello delle piogge abbondanti, quello delle ondate di calore, quello degli incendi nei boschi.”

Questi valori dunque variano velocemente e sembrano anche peggiorare. È così?

Il punto è che il clima sta cambiando, è cambiato ed è sempre stato così nella storia. L’uomo, volente o nolente, contribuisce in grande parte a tali modifiche. Di certo si tratta di analizzare bene, misurare con esatta precisione questi cambiamenti, cosa che ritengo sia estremamente interessante e accattivante. Si tratta però di dati di fatto che non possiamo ignorare e di cui dobbiamo parlare e spingere gli altri a parlarne. E credo che il Green New Deal sia un ottimo modo per incoraggiare e spronare ad aprire un serio dialogo su questo argomento così importante.”