«Se mi darete il mandato, farò cessare il conflitto in Ucraina e la guerra di Gaza». Donald Trump, dopo aver stravinto i caucus in Iowa, ha promesso la fine dei principali conflitti del nostro tempo. Il risultato nello Stato, che ha ospitato spesso la prima sfida delle primarie dei due partiti, potrebbe dare una spinta, al contrario del 2016 (il tycoon è arrivato 2°) e del 2020 (Joe Biden si è classificato 4°), agli aspiranti Presidente degli Stati Uniti per contendersi la Casa Bianca.

I trumpiani dal 2016 al 2020

Nel 2016, Trump si è imposto su Hillary Clinton in modo inaspettato. Nonostante il successo, ha affermato che milioni di persone avessero votato illegalmente a favore della sua avversaria: l’embrione della “Grande bugia”, secondo cui il 45° Presidente sarebbe vittima di una frode elettorale a favore di Biden nel 2020. Le affermazioni false e fuorvianti del tycoon hanno impegnato i vari team di fact checking, come quello della CNN. Tra le due elezioni presidenziali, però, il suo consenso non è stato minato. Al contrario, il voto popolare è aumentato: dal 46% (2016) al 47% (2020).

I target di Trump sono cambiati. Nel 2016, stando a un’analisi del Pew Research Center, solo il 28% dei suoi sostenitori aveva meno di 30 anni, mentre tra le fasce d’età 50-64 anni (51-45%) e d’età pari o superiore a 65 anni (53-44%) ha dominato. L’appoggio delle comunità afroamericane (6%) e ispaniche (28%) è stato scarso, ma il tycoon si è assicurato la maggioranza del white voters (54%), che ha rappresentato il 74% degli elettori convalidati. Di questo gruppo, in particolare, ha prevalso tra quelli che non hanno completato il college (64%).

Nel 2020, Trump, pur sconfitto da Biden, ha incrementato il proprio sostegno di un punto percentuale a livello nazionale. Per esempio, il supporto delle donne bianche (+6%), degli evangelici bianchi (+7%) e degli elettori rurali (+6%) è salito. Il tycoon ha fatto breccia, a sorpresa, tra i giovani d’età compresa 18-29 anni (+7%), gli ispanici (+10%) e gli elettori urbani (+9%). Mentre ha confermato la freddezza (-18%) con la comunità LGBTQ+ che, nel prossimo decennio, si amplierà e sarà tra le decisive per assegnare la presidenza in alcuni swing states come Arizona, Georgia e Ohio.

Il sostegno per la rivincita

Dopo l’assalto a Capitol Hill dei trumpiani il 6 gennaio 2021, i quattro processi nei quali Trump si dovrà difendere da 91 capi di imputazione e la messa in discussione della sua eleggibilità in Colorado e Maine, Partito Repubblicano non è riuscito a voltare pagina. Accusato di aver fomentato i suoi elettori a intralciare il passaggio di potere (il processo inizierà a marzo), Trump è il probabile sfidante di Biden. Sarebbe il secondo rematch dal 1956, quando si sfidarono, a quattro anni di distanza, Dwight Eisenhower e Adlai Stevenson.

La nuova chance del 45° Presidente è anche merito della sua strategia comunicativa, fondata sulla “Grande bugia”. La sua immagine di miliardario, arrogante e dispotico si sta trasformando in vittima di una congiura. Ciò sta consentendo a Trump di risalire la china, senza nessun ostacolo politico. A tal proposito, intervistato dal Financial Times, Frank Luntz, consulente politico e sondaggista, ha individuato alcuni motivi per cui quello che sarebbe dovuto essere il dopo-Trump è diventato il waiting for a Trump comeback. Secondo lui, la vicenda di Capitol Hill non ha sgretolato il legame umano che Trump ha instaurato: «Il suo vantaggio è così grande a livello nazionale, e non è solo numerico, ma di intensità. Gli elettori non vedono l’ora di votare».

In più, i never trumpers repubblicani si sono piegati a lui: «Sanno quale sarà il risultato e vogliono essere dalla sua parte. Se non ci si inchina ai suoi piedi, distruggerà alle prossime primarie, e loro hanno paura di questo».», ha aggiunto Luntz. Non sembrano scalfire il tycoon nemmeno gli attacchi, sempre più costanti con l’avvicinarsi della sfida per la Casa Bianca, del Presidente Biden: «Recentemente ha parlato di sangue dell’America avvelenato. Il sangue in America è stato avvelenato. Ancora una volta, riecheggiano le stesse frasi usate nella Germania nazista».

Infatti, stando ad alcuni sondaggi, Trump potrebbe scalzare l’attuale Presidente e tornare alla guida degli Stati Uniti. Lindsay Chervinsky, storica della Nazione e del governo, avvisa: «Un eventuale secondo mandato sarebbe molto diverso dal primo, qualcosa che nessuno ha mai visto prima».