Siamo al giro di boa del Festival, abbiamo ascoltato le restanti quattordici canzoni: ci sarà tra queste qualcuna  in grado di contrastare le Due Vite di Marco Mengoni? Noi abbiamo trovato almeno una possibile alternativa. E non si tratta di Perdere l’amore.

Will, Stupido

Matteo: Il fatto che canti a pochi minuti dall’inizio fa pensare che sia tornata la categoria delle Nuove Proposte. Sarà la voglia di Festival, ma neanche sfigura: se fosse stato in scaletta a mezzanotte, forse, l’effetto sarebbe stato diverso. Il pezzo è orecchiabile come tanti. Fortunato 6

Samuele: Will ha la faccia pulita, sbarbato, vestito di bianco e non porta gli occhiali da sole. Forse è per questo che la sua canzone non arriverà alta in classifica generale, perché non è cantata da Tommaso Paradiso. Lui si esibisce, si emoziona e si diverte. Meglio di così!? RAGAZZO D’ORO 6

Modà, Lasciami

M: Omaggiati dal pubblico con una delle accoglienze più calde: dieci anni di assenza dal grande palco dell’Ariston si sono fatti sentire. E pure l’emozione di Kekko, che nella canzone racconta di come ha superato la depressione, è sincera e si evince dagli occhi. Necessari 6,5

S: Amadeus li definisce una band pop, ma i @modarock non vanno in confusione. Lasciami è infatti la canzone che i Modà continuano a scrivere da anni, sebbene all’inizio la voce di Kekko si insinui in sentieri sconosciuti. Il testo stavolta non è scontato e come al solito sono intelligenti anche le inserzioni orchestrali. Ma non siamo più nel 2011.  IL SOLITO 6

Sethu, Cause perse

M: Look total black, sguardo arrabbiato e frangetta alla Jim Carrey: già solo all’apparenza è più rock dei Modà, anche se il risultato è quello di un altro Blanco ordinato su Wish. Il brano, scritto con il fratello gemello, è perfetto da ascoltare mentre si infrangono i limiti di velocità in autostrada. Movimentato 5

S: Deve essersi spara la voce che il connubio “cantante che canta abbracciando il chitarrista” porti al successo. Se lo fa BLANCO con Michelangelo, se lo fa YUNGBLUD con Adam Warrington, lo può fare anche SETHU (da notare tutti i nomi in capslock). Il risultato è un mix tra i Dari e la nuova deriva pop-punk italiana, con un caschetto in più. POP-PANK 5

Articolo 31, Un bel viaggio

M: Abbigliamento da prima comunione per la prima grande reunion della serata. Riflessioni sul passato, come due teppisti costretti a mettere la testa a posto una volta diventati padri. Lo smalto di J-Ax è perduto da tempo e non basta qualche scratch per non farla assomigliare troppo a una canzone di Max Pezzali. Amiconi 6

S: Che bello rivedere quella console con il numero 31 e che emozione risentire gli scratch di Dj-Jad! La canzone è molto lontana dalle produzioni degli Articolo, sia quelle anni Novanta che quelle dei primi Duemila, somiglia invece molto allo stile dell’ultimo J-Ax. Intro risuona nelle orecchie, d’altronde gli eventi raccontati sono più o meno gli stessi. Alessandro e Vito hanno fatto pace nel modo più romantico, con un ritornello alla 883. UN URLO PER GLI ARTICOLO 31 6,5

Lazza, Cenere

M: Debutta a Sanremo con la classica etichetta di “artista che grazie alle piattaforme ha collezionato numeri da capogiro nell’ultimo anno, con una fanbase tendenzialmente giovane”. La domanda è sempre la stessa: riuscirà a reggere il confronto con il palco dell’Ariston? Risposta: assolutamente sì, con un brano moderno e da podio. Brillante 7

S: Ammettetelo, lo aspettavate tutti al varco. Campione di vendite, nuovo astro del rap e Post Malone come estimatore internazionale. Tutti pronti a vederlo cadere. Invece, eccolo lì, seduto sulle scale con un beat alla Martin Garrix che non puoi evitare di seguire a ritmo con la testa e una sicurezza da star mondiale. La transizione tra strofa e ritornello è un tocco di fino che gli vale mezzo voto in più. P.S. Anche il sottoscritto lo aspettava al varco. IMPERTURBABILE 7,5

Giorgia, Parole dette male

M: Ritorno storico al Festival, pari a quello di Elisa l’anno scorso. L’esito sarà diverso: un pezzo molto diverso da tutti gli altri, senza ambizioni di vittoria; un esercizio di stile che, perlomeno, ci ricorda il perché delle grandi aspettative. Fa una gara a parte. Dea 6

S: Torna dopo ventidue anni e scambiano il titolo della sua canzone con quello di Anna Oxa. Giorgia, tuttavia, non spacca il palco dalla rabbia e canta in maniera divina, persino col viso e con il suo sorriso riesce a trasmettere serenità. Il brano però non regge il confronto con l’artista. La canzone e i synth della prima strofa sembrano usciti dal Festivalbar del 1999. AMARCORD 5,5

Colapesce e Dimartino, Splash

M: “Lavoro per non stare con te” ricorda dichiaratamente il “Mi sono innamorato di te perché non avevo niente da fare” di Luigi Tenco. Con Musica leggerissima, arrivata a un passo dal podio, avevano ipnotizzato per la capacità di nascondere brutte sensazioni dietro un’apparente allegria. Obiettivo nuovamente centrato. Italiani 7,5

S: Come suonare classici e innovativi allo stesso tempo, chiedere a Colapesce e Dimartino. La loro leggerezza è malinconia vestita di eleganza. Il ritornello racconta una sofferenza disarmante con il calore di un’estate new wave. Un nuovo tormentone dopo Musica leggerissima, o meglio, un altro dei pochi tormentoni esistenti al mondo che ascolteremo con estremo piacere. ACQUA FRESCHISSIMA 8

Shari, Egoista

M: Vincitrice indiscussa del premio – se esistesse – per la peggiore discesa dalla scalinata. Da egoisti è anche richiedere lo sforzo di un tecnico per trasportare sul palco un pianoforte che verrà usato per mezza strofa. E non tutti i ventenni sono credibili nell’atteggiarsi da insofferenti. Barcollante 5

S: Il vibrato continuo e ostinato alla lunga da fastidio, ma ciò che è difficile da capire è per quale motivo suoni il pianoforte solo per dieci secondi. Il brano è un’accozzaglia di generi che poco si integrano: strofa R&B, strofa rap e ritornello smaccatamente pop. Lei se la cava un po’ dappertutto, ma non spicca mai in nessuno di essi. OPACA 5

Madame, Il bene nel male

M: Le aspettative erano alte dopo l’ottimo debutto di due anni fa e le polemiche che hanno messo a rischio la sua partecipazione al Festival. Il cantato è ancora più comprensibile, nonostante la cassa batta a ritmo di un cuore accelerato: esame di maturità superato. Incompresa 7

S: E pensare che c’era chi l’avrebbe voluta escludere da Sanremo. Per fortuna alle polemiche si è sostituito il buonsenso, altrimenti ci saremmo persi una delle canzoni più belle del Festival. Autotune utilizzato in maniera perfetta, la voce che si inspessisce quando deve e le parole che si comprendono dall’inizio alla fine del brano. MODERNA 7,5

Levante, Vivo

M: Se non si fosse ancora capito, Levante di recente è diventata mamma e non può fare a meno di gridarlo a tutto il mondo. Il corpo è suo e decide lei, ma quelle sopracciglia in tinta con i capelli sono proprio brutte… A cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. Who needs Madonna? Empowerment 6,5

S: Levante torna all’Ariston carica a molla con un brano dance. Il ritornello non rispetta le aspettative della strofa che invece trasmette delle ottime sensazioni anni Ottanta. Uma Thurman che canta Madonna. Una veste inedita che convince a metà. KILL BILL 6

Tananai, Tango

M: Trasformato rispetto al meritato ultimo posto dell’anno scorso. Intanto ha imparato a cantare; poi, sulla scia del suo ultimo successo, conferma la sua vena romantica, nonostante l’aspetto non proprio di un bravo ragazzo. Rinato 6,5

S: Il ragazzo è cambiato, dopo un anno è più elegante, raffinato e canta molto meglio. Il suo sogno è esibirsi all’Eurovision Contest e si presenta con una ballata classica per vincere il Festival. Tutto questo sembra renderlo più teso e meno spontaneo. Bravo, ma manca quel pizzico di follia. UOMO NUOVO 6,5

Rosa Chemical, Made in Italy

M: Cassa dritta, ritmo allegro e orecchiabile. Quanto alle polemiche, immagina indignarsi per le extension sulle unghie. Tanto rumore per nulla. Normale 6

S: Un inizio caparezziano che si trasforma in un’orgia danzereccia. L’interpretazione teatrale scaccia via le perplessità iniziali di chi lo vedeva come una brutta copia di Achille Lauro. L’adrenalina e l’irriverenza lo fanno sembrare un veterano, mentre le unghie lo rendono passabile di abuso edilizio. GRAFFIANTE 6,5

LDA, Se poi domani

M: Resiste alla tentazione di distruggere il palco davanti a qualche piccolo problema acustico. Una classica canzone d’amore che banalizza l’artista, come l’anno scorso Aka7even. Vittima della scaletta, se avesse cantato prima avrebbe potuto piacermi un po’ di più. Anonimo 5,5

S: Prendete Ed Sheeran, toglietegli la chitarra e le influenze rap e otterrete il pezzo di LDA. Il testo e la musica sono qualcosa di già sentito e nulla può la spigliatezza sul palco del giovane artista. Le logiche del mercato streaming hanno contagiato anche Sanremo e questa rappresenta la quota amore teen del Festival. TEEN DRAMA 5,5

Paola e Chiara, Furore

M: Ben otto persone per la composizione di questo pezzo che mette in scena l’altra grande reunion del Festival. Va però gettata acqua sul fuoco: hanno dimostrato di avere ancora la stoffa, ma non è tutto oro quello che luccica. Maestre 6

S: Le due sorelle più attese del Festival si presentano avvolte nella carta stagnola e accompagnate da una crew di ballerini il cui compito principale sembra sia il farle sedere appena appaiono stanche. Paola e Chiara riprendono da dove avevano smesso, ovvero dalla musica che andava quasi venticinque anni fa, e chiudono le danze. Ce n’era davvero bisogno?  FURORE – IL MIO 5