Non solo debuttanti al Festival Internazionale del Giornalismo. C’è anche chi non partecipa per la prima volta, né viene richiamato per trattare i medesimi temi. È il caso di Felix Simon, giornalista e ricercatore dell’Oxford Internet Institute: l’anno scorso era a Perugia in veste di esperto sulla misinformazione, suo cavallo di battaglia; il boom dell’intelligenza artificiale, però, lo ha portato a occuparsi del rapporto tra la disciplina e il mondo delle notizie. L’argomento è stato uno di quelli discussi con più urgenza, nel tentativo di rispondere alle numerose domande sui benefici e sui rischi che lo strumento può apportare alla professione.
Come è nato in pochi mesi tutto questo hype attorno all’intelligenza artificiale?
La disciplina c’è sempre stata, ma la ragione di questo interesse che stiamo vivendo ora, e che non coinvolge soltanto i parlanti inglesi, ma include tante lingue, risale con esattezza a novembre 2022. L’organizzazione OpenAI ha lanciato al pubblico la prima versione di ChatGPT, e da lì in poi si è generato un susseguirsi di tool e possibilità così varie che ci ha proiettato dentro questo ciclone. Ma è un effetto che, comunque, abbiamo già visto in passato.
Nel 21esimo secolo la tecnologia è imprescindibile ormai per tutti, ma quali sono i pro e i contro della sua applicazione al giornalismo?
La tecnologia è sempre stata fondamentale per tutti noi, in tantissimi modi. Per i pro e contro dipende sempre dai casi, ma in linea di massima è più immediato individuare i benefici. Guardando all’intelligenza artificiale, è evidente che esiste un guadagno in termini di efficienza. Per esempio, trascrivere una traccia audio, come nel caso di un’intervista: la tecnologia rende più veloce il processo e fa risparmiare tempo sul lavoro. Poi, in altri contesti, magari potrebbe non rivelarsi altrettanto utile. Certo, ci sono anche dei rischi, come abbiamo spiegato nel panel: l’intelligenza artificiale può causare discriminazioni, incomprensioni, misure vincolanti… Nel complesso, può essere sia positiva che negativa. Dipende dal modo in cui la si utilizza.
Nell’ultimo anno e mezzo è stato una sorta di trainer per i giornalisti che si sono avvicinati all’intelligenza artificiale. Qual è la prima cosa da imparare?
Credo che la cosa più importante sia renderli consapevoli di cosa hanno davanti. Si è parlato tanto di come l’intelligenza artificiale sia percepita come una minaccia, come se fosse un’entità ostile: non è affatto così, perché non ha una coscienza per pensare e il massimo a cui può spingersi è imitare qualcosa di preesistente. Perciò, per i giornalisti è meglio capire subito cosa può fare e cosa no. Esistono ricerche dal mondo accademico e dagli stessi giornalisti che lo descrivono bene, anche per il semplice pubblico.
Come rassicura i giornalisti che temono di perdere il posto di lavoro in favore dell’intelligenza artificiale?
È ancora difficile, perché a oggi l’intelligenza artificiale è un ottimo assistente per i giornalisti e rende migliore il loro lavoro. Penso anche che la tecnologia riuscirà a espandersi abbastanza e sicuramente in alcuni casi sostituirà i giornalisti, o almeno alcuni dei loro compiti. È qualcosa che non possiamo ignorare ma, non avendo alcun indizio su quelle che saranno le tendenze del futuro, per il momento la situazione è poco chiara. Non è importante la tecnologia in sé, ma il modo in cui la utilizzeranno le singole persone e le compagnie. Se un dirigente decidesse di automatizzare parte della sua forza lavoro, sarebbe comunque una scelta compiuta dall’essere umano. Il fardello non può mai pesare su pezzi di codice o software inanimati.
Il panel riguardava un potenziale maggiore controllo sulle notizie da parte dei giganti della tecnologia. Secondo alcuni, l’avvento dell’intelligenza artificiale potrebbe addirittura fare crollare una o più big tech.
La storia delle aziende ci insegna che, prima o poi, ci sarà qualcun altro sulla vetta della montagna. Utilizzando soltanto la storia come parametro, mi aspetto che arriverà il momento in cui un’impresa verrà soppiantata da un’altra. Ma non sarei così sicuro che ciò possa accadere per via dell’intelligenza artificiale.