È trascorso un anno da quando il mondo intero ha scoperto l’esistenza di uno dei tanti sistema militare usati dall’esercito israeliano e basato sull’intelligenza artificiale “per individuare ed eliminare target nemici nella Striscia di Gaza” (riportando le parole usate dall’IDF). A scoprire l’uso di questa macchina infernale è stata una testata indipendente con sede a Tel Aviv: +972 magzine. L’inchiesta, realizzata in collaborazione con il collettivo dei giornalisti israeliani Local Call, è nata da un prezioso libro intitolato The Human-Machine Team: How to Creatergy Between Human and Artificial Intelligence That Will Revolutionize Our World pubblicato in inglese con lo pseudonimo di Brigadier General Y.S che poi si è scoperto essere un ex comandante dell’Unità di intelligence israeliana 8200. 

Lavender è il nome del sistema svelato e massicciamente utilizzato dalle IDF soprattutto durante la prima fase delle operazioni israeliane nella Striscia. Secondo due delle fonti sentite da +972 in merito all’uso del sistema, «all’esercito venne ordinato già nelle prime settimane di guerra che, per ogni giovane agente di Hamas che il sistema rintracciava, sarebbe stato lecito uccidere fino a 15 o 20 civili – si legge sul sito -. Le fonti hanno poi aggiunto che, nel caso in cui l’obiettivo fosse stato un alto funzionario di Hamas con il grado di componente di un battaglione o comandante di brigata, l’esercito avrebbe potuto uccidere oltre cento civili nell’assassinio di un singolo comandante come danno collaterale».

Al Festival del giornalismo internazionale di Perugia, +972 e Local Call hanno animato più di un dibattito sulla libertà di stampa. Date le continue sfide che i giornalisti in Medio Oriente – come nel resto del mondo – devono affrontare, come possiamo preservare la libertà dei media in questo mondo polarizzato?

A questa domanda ha risposto Ghousoon Bisharat, direttrice di +972magazine. «Creare più media indipendenti, – anche piccoli – perché  possono fare la differenza. Affinchè possano cambiare le cose, però, è importante che si mantengano livelli professionali molto alti»,  ha esordito. Inoltre, secondo Bisharat, il fatto che spesso questi media hanno una posizione ideologica chiara non vuol dire che non siano professionali. Vuol dire solo che hanno dei principi e dei valori in cui credono. «Questo è il motivo per cui noi di +972 non nascondiamo il nostro posizionamento». Il numero di media indipendenti negli ultimi anni è aumentato ed è un segnale importante perchè «nonostante essi siano sotto costante attacco in Israele come nel resto del mondo, hanno un ruolo ben preciso: mitigare i danni causati da quei media dipendenti che non possono più slegarsi da quelle stesse dinamiche economiche e politiche che li tengono in vita».

+972 Magazine ha sede a Tel Aviv – questo spiega il nome della testata che deriva proprio dal prefisso telefonico del Paese – ed è stata fondata nel 2010 con uno scopo ben preciso: fornire reportage, analisi e appunto opinioni approfondite sulla questione israelo-palestinese. «Siamo nati come un collettivo di giornalisti israeliani e palestinesi. Lavoriamo in modo corretto, rispettiamo alti standard giornalistici e ci basiamo solo su fatti che scopriamo e verifichiamo», ha proseguito Bisharat. «L’obiettivo che abbiamo come testata indipendente è contribuire a far sì che tutti, tra il fiume e il mare, possano vivere in libertà, senza che ci siano soprusi dall’una o dall’altra parte. In questo momento siamo molto impegnati nel denunciare le responsabilità del governo israeliano nella guerra a Gaza». In questo senso, +972 racconta le dinamiche di occupazione anche nella West Bank e riesce a mantenere la sua linea editoriale e la sua indipendenza grazie agli abbonamenti degli utenti e ad una serie di fondazioni filantropiche che credono nel loro lavoro e nel tipo di giornalismo che propongono.

Il Festival di Perugia, ormai considerato uno degli appuntamenti annuali del giornalismo mondiale, è importante anche per questo: è in grado di sviluppare il dialogo e il confronto tra professionisti che ragionano su come mantenere sostenibile, vivo e protetto il giornalismo indipendente di qualità.