Parzialmente falso / Meloni: “Il Parlamento italiano ha espresso più volte parere contrario al MES»

Nel corso del dibattito sulla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità tenutosi alla Camera dei Deputati lo scorso 9 dicembre 2020, la parlamentare Giorgia Meloni, leader del partito euroscettico Fratelli d’Italia, durante la sua dichiarazione di voto, ha affermato:

«[…] il ministro Gualtieri ha già preso impegno ad approvare la riforma in nome e per conto dell’Italia in spregio al parere contrario espresso più volte da questo Parlamento».

Cos’è il MES e come arriva in Italia.Proposto al Consiglio Europeo nell’ottobre 2010 dal governo tedesco con lo scopo di sostituire i precedenti modelli adottati in seguito alla crisi dei debiti sovrani, il MES è un meccanismo di stabilità finanziaria. Entrato in vigore il 27 settembre 2012, esso concede agli Stati dell’Eurozona l’accesso ad un fondo comune da 500 miliardi di euro finanziato dai Paesi stessi (l’Italia è il terzo contribuente per circa il 18% del totale) come misura estrema per affrontare eventuali crisi finanziarie.

Un governo italiano si confronta col Meccanismo Europeo di Stabilità per la prima volta il 3 agosto 2011. Silvio Berlusconi presiede il Berlusconi-quater, la risicata maggioranza parlamentare comprende Popolo della Libertà e Lega Nord – che tiene in Parlamento grazie solo ad un manipolo di responsabili – e compongono l’esecutivo anche alcuni ministeri senza portafoglio, tra cui quello della Gioventù, la cui titolare è Giorgia Meloni. Quel giorno[1] il Consiglio dei Ministri dà parere positivo alla modifica del Trattato di funzionamento dell’Unione Europea (Tfue) in modo da permettere la creazione del MES:non è stato possibile reperire il verbale della seduta, ma è ragionevole supporre sia che la Meloni fosse presente sia che abbia votato a favore.

Il disegno di legge che propone la ratifica del MES viene presentato in Parlamento il 3 aprile 2012. Nel frattempo, lo scenario politico intorno al provvedimento è radicalmente cambiato: dal novembre 2011 Mario Monti è Presidente del Consiglio e a sostenere il suo governo, formato da personalità tecniche, ci pensa una grande coalizione che al suo interno include Pdl, Pd e vari piccoli partiti centristi. Non senza malumori: settori non marginali del partito di Berlusconi, contrariati da come il loro leader è stato trattato dai governi di Francia e Germania, preferirebbero un approccio meno morbido alle decisioni prese in sede europea. Il 12 luglio il Senato della Repubblica[2] approva la ratifica e il 19 luglio arriva il via libera anche da parte della Camera dei Deputati[3]. In entrambi i casi, alcuni parlamentari del centro-destra si astengono dal voto, contrariamente alle indicazione del proprio stesso partito. Non la Meloni, che dalla seduta risulta assente[4].

La riforma dello strumento.In seguito all’accesso al fondo da parte delle economie di tre Paesi fortemente indebitati (Cipro, Grecia e Spagna), l’Eurogruppo avvia nel 2018 un processo di riforma del trattato. Il nuovo testo include il cosiddetto backstop, una garanzia di credito da utilizzare in caso di mancanza di liquidità per il salvataggio di banche in fallimento. Inoltre, vengono introdotti criteri più stringenti per l’accesso ai fondi: un rapporto debito/PIL inferiore al 60% nei due anni precedenti alla richiesta; un deficit minore del 3%; l’assenza di procedure di infrazione in corso. A questi vincoli si aggiunge la possibilità per la Commissione Europea e la presidenza del MES di valutare la sostenibilità del debito dei Paesi richiedenti.

Con l’ipotesi di riforma del MES in sede comunitaria e con l’inizio della XVIII legislatura in Italia l’interlocuzione tra Governo e Parlamento sul tema diventa man mano più fitta e frequente: non è raro che prima o dopo un Consiglio europeo il premier Giuseppe Conte si rechi in Aula per riferire sull’andamento dei negoziato e, alla fine del dibattito, l’Assemblea metta ai voti mozioni d’indirizzo utili a dettare la linea all’esecutivo. La prima comunicazione urgente si svolge al Senato il 19 giugno 2019: Conte è ancora espressione della coalizione gialloverde, la quale approva un documento[5] più sfavorevole al MES a firma dei due capigruppo – Stefano Patuanelli (M5s) e Massimiliano Romeo (Lega) – che impegna comunque il governo a trattare le modifiche in sede europea. La seconda comunicazione urgente sull’argomento si tiene invece alla Camera l’11 dicembre 2019: Conte è ora espressione della maggioranza giallo-verde, la quale approva una mozione[6] più favorevole al MES a firma dei quattro capigruppo – Silvestri (M5s), Del Rio (Pd), Boschi (Iv) e Fornaro (LeU) – che incoraggia il governo a proseguire la trattativa sulle modifiche in sede europea.

Come è diventato sanitario. Durante la diffusione della pandemia di Covid-19, l’Unione Europea inserisce nel MES una linea di credito nota come Pandemic Crisis Support (PCS) che concede agli Stati prestiti con tassi di interesse quasi pari allo 0, da impiegare solo per far fonte all’emergenza sanitaria.

Nel luglio 2020, l’Italia è appena uscita dalla prima ondata, la riforma del MES è pronta, ma rimane vittima di uno stallo: il nostro Paese ha posto il veto e la politica discute animatamente sull’opportunità di farne uso. In più, le risorse previste sembrano a tutti assai scarse: circa 37 miliardi di euro. Nel frattempo, il Consiglio europeo è al lavoro per varare il Recovery Plan, un fondo di aiuti più ricco e con minori condizionalità per aiutare gli Stati membri ad affrontare gli effetti economici dell’emergenza. La partita si svolge dunque su un doppio binario: il Movimento 5 Stelle si oppone all’utilizzo del MES preferendogli il Recovery Plan, mentre Partito democratico, Italia Viva e Liberi e Uguali sarebbero favorevoli ad entrambi, ma, pur di evitare il rischio di far cadere il governo, accontentano gli alleati. In occasione della terza comunicazione urgente di Conte alle Camere sul MES, tenutasi il 15 luglio, viene presentata al Senato a firma di Bonino (Più Europa), Richetti (Azione) e De Falco (Gruppo Misto) una mozione[7] che impegna in governo ad avanzare richiesta di accesso alla linea di credito del pandemic crisis support nell’ambito del Meccanismo europeo di stabilità. La proposta viene respinta e nella risoluzione approvata dalla maggioranza non si fa alcun accenno allo strumento.

Le trattative per arrivare al Recovery Plan però si complicano: il piano incontra prima l’ostilità – presto superata – dei Frugal Four (Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia) e dopo quella di due Paesi del patto di Visegrad: Polonia e Ungheria. Il bilancio pluriennale 2021-2027 – dentro il quale il piano trova posto e da approvare entro la fine dell’anno – rischia così di slittare.Tutto ciò avviene mentre la seconda ondata della pandemia scuote i Paesi europei, costringe a nuove drastiche misure per contenere il contagio e provoca ulteriori danni alle economie e ai sistemi sanitari nazionali. In vista dell’imminente Consiglio Europeo, il 9 dicembre 2020 il Parlamento italiano è posto di nuovo di fronte alla scelta: la maggioranza presenta una proposta[8] a firma di cinque capigruppo – Licheri (M5s), Del Rio (Pd), Faraone (Iv), De Petris (LeU) e Unterberger (Per le autonomie) che impegna il governo a finalizzare l’accordo politico raggiunto dall’Eurogruppo sulla riforma del trattato del MES, il gruppo parlamentare Più Europa-Azione ripropone la stessa mozione di luglio ed entrambe le risoluzioni vengono approvate. Il veto di Polonia e Ungheria sul Recovery Plan viene superato in seno al Consiglio europeo il giorno dopo.

In conclusione.La dichiarazione di Giorgia Meloni è da considerare parzialmente falsa. È vero, il Parlamento italiano ha votato contro il MES almeno in due diverse occasioni: il 19 giugno 2019 e il 15 luglio 2020. Nel primo caso, un maggioranza euroscettica, pur escludendo di voler far ricorso allo strumento, chiedeva al governo di trattare in Europa per alleggerirne le condizionalità. Nel secondo caso, all’interno di una maggioranza più europeista era in corso un dibattito sugli strumenti da utilizzare per affrontare la crisi economico-sanitaria e la mozione Bonino intendeva incalzarla per arrivare ad un esito – tanto è vero che la stessa mozione è stata approvata tale e quale a dicembre, quando la maggioranza ha sciolto i nodi intorno al Fondo Salva Stati. Insomma, la questione è un po’ più complessa, andrebbe considerata non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche da quello qualitativo e per essere compresa necessita del supporto del contesto e dell’aggiunta delle sfumature.

Questo fact-checking è stato realizzato dell’ambito del progetto europeo Eufactcheck.eu, promosso da EJTA

[1]https://www1.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/21/0387_Comunicato_Presidenza_Cdm_3_agosto_2011.pdf

[2]http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/votazioni/764_16.htm

[3]https://leg16.camera.it/410?idSeduta=0669&tipo=stenografico

[4] https://parlamento16.openpolis.it/votazione/camera/trattato-di-istituzione-del-mes-ddl-n-5359-articolo-4/39324

[5] http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=18&id=1113860&part=doc_dc-allegatoa_aa

[6] https://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0276&tipo=documenti_seduta

[7] http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=18&id=1158599&part=doc_dc-allegatoa_aa

[8] http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/18/Resaula/0/1186369/index.html?part=doc_dc-allegatoa_aa-sezionetit_cdpdcdmivdced10e11d2020-oggetto_pdrn123456e7600156n1t600157n2600157n2t600158n3600159n4600160n5600161n6e600162n7