Gli ebrei ortodossi possono bere alcolici? Perché le donne indossano le parrucche? Gli uomini possono frequentare il college? Queste sono solo alcune delle domande, alle quali Moses e Zippora hanno provato a rispondere. Sono una coppia di ebrei ortodossi, che utilizza Instagram e Tik Tok per far conoscere il loro mondo attraverso i social. Anche Anat Ishai è ebrea e nel suo profilo condivide ricette tradizionali, realizza mini vlog e racconta la sua storia. Ha vissuto per 34 anni in Canada e per la forte connessione spirituale che provava nel luogo in cui è nata ha deciso di tornare in Israele insieme alla sua famiglia. La religione non vieta agli ebrei ortodossi di comprare uno smartphone o di utilizzare i social, al contrario. Il web permette un dialogo interno ed esterno alla comunità, che contribuisce a demolire gli stereotipi e a svelare un mondo ricco di tradizioni dalle varie sfumature. Per capire come funziona la comunicazione della cultura ebraica sui social, Gheula Canarutto Nemni racconta la sua esperienza. È un’ebrea ortodossa nata e

Gheula Canarutto Nemni: ebrea ortodossa attiva sui social per far conoscere la propria cultura.

Gheula Canarutto Nemni: ebrea ortodossa attiva sui social per far conoscere la propria cultura.

cresciuta in Italia. A dicembre del 2022 ha ricevuto il diploma dell’accademia di terapia secondo la tradizione ebraica e realizza video per divulgare queste tecniche ai suoi followers. 

Come è iniziata questa tua avventura sui social?

«È da tanto tempo, che avevo questo impellente desiderio di far conoscere la meraviglia della mia cultura e di tutti i risvolti pratici e positivi che la nostra religione possiede. Ho notato che gli ebrei vengono sempre guardati come memoria o ricordo, ma noi non siamo assolutamente così perché continuiamo a contribuire al mondo. Prima del Covid giravo per l’Italia per parlare della mia cultura. Poi ho pensato di utilizzare i social per arrivare a più persone possibili. Ho condiviso il primo contenuto su Facebook e negli anni ho imparato come comunicare e che cosa piace agli utenti. Ogni volta che studio e approfondisco qualcosa di nuovo, sento la necessità di condividerlo con la mia community». 

Quali temi affronti nei tuoi video?

«Lo scorso anno sono diventata terapista certificata in Israele. Al momento non sento la necessità di prendere un titolo equipollente in Italia, perché sto già aiutando molte persone. Si tratta di CBT (Cognitive behavioral therapy): un percorso che spiega come Dio ha creato l’essere umano, partendo dalla mistica ebraica per capire come l’individuo diventa felice, quali sono i pensieri che lo tormentano e perché spesso si trova in balia di una lotta interiore. Sono tecniche che aiutano a dominare il pensiero e le emozioni in poco tempo, perché in due o tre incontri insegnano come cercare di portare dei pensieri negativi verso qualcosa che aiuti a crescere. Sto seguendo delle persone conosciute sui social, che hanno deciso di completare dei percorsi con me per motivi diversi: dall’affrontare una separazione, fino al superamento dei traumi infantili. Per questa ragione non mi considero sui social una donna di marketing, ma di contenuti. Voglio essere conosciuta perché mi piace divulgare e aiutare le persone a vivere meglio. Non mi considero sui social una donna di marketing, ma di contenuti. Voglio essere conosciuta perché mi piace divulgare e aiutare le persone a vivere meglio. Per me è la cosa più bella del mondo».

Hai avuto delle difficoltà ad utilizzare i social?

«Per Tik Tok sto aspettando un giovane che mi aiuti a capirlo. È una piattaforma difficile per me, perché o devo ballare, ma non sono molto brava oppure dovrei realizzare dei video con una durata massima di 60 secondi. Mi piace parlare e per questo motivo è troppo complicato. Facebook invece è la mia piattaforma, ma utilizzando soltanto questo social non riuscivo ad arrivare ai giovani. Così ho deciso di aprire un profilo Instagram. Ho ancora tanto da imparare e non sono bravissima».

Quali sono le reazioni degli utenti che guardano i tuoi video?

«L’aspetto che sconvolge di più il mio pubblico è il metodo che noi ebrei adottiamo per studiare i testi, che non consiste solo nell’approccio letterale. Dio ha trasmesso all’uomo anche una tradizione orale, che il popolo ebraico legge e impara attraverso le interpretazioni dei rabbini. Non sono commenti inventati, ma sono messaggi che Mosè ha ricevuto da Dio stesso. Per tanti cattolici la tradizione orale e i commenti sono una scoperta. C’è un video in particolare che ha avuto molte visualizzazioni, in cui ho aperto tutti questi testi sul tavolo e mi hanno detto: “ma che cosa sono tutte queste cose?”. Da noi non esiste leggere un verso della Bibbia e non studiare subito il suo commento. Questa è la grandezza del popolo ebraico».