Il sottofondo dello sferragliare del tram della linea 16 su via Carlo Dolci ci accompagna quando entriamo nell’esercizio commerciale “Pizza Turkish Kebab” di piazza Falterona. Ad accoglierci c’è il proprietario, Denir, un vispo signore sulla cinquantina. Denir è titubante, ma poi lo scopriamo estroverso quando inizia a prenderci gusto, illustrando il locale e le sue specialità. 

Cartine della Grecia e della Turchia tappezzano le pareti mentre il bancone del negozio è molto ricco e offre una varietà di pietanze, a partire dal classico doner kebab, passando per le verdure grigliate e le patatine fritte, fino ad arrivare ad alcuni dolci tipici turchi come i baklava e i lokum.Questi ultimi in particolare sono fatti artigianalmente e sono molto apprezzati sia dalla clientela italiana sia da quella straniera”, ci racconta Denir. “I lokum sono dei dolcetti gelatinosi, quasi come caramelle, tipici del Nord della Turchia, fatti a base di amido di mais e zucchero e aromatizzati con acqua di rose e altri aromi profumati. Sono ricoperti da farina di cocco”. Ecco che ci ricordiamo che di essere finiti come Edmund de Le cronache di Narnia che si lascia corrompere dalla Strega Bianca. La differenza è che la Strega Bianca qui ha i baffi di Denir.

“Appena ho imparato abbastanza bene l’italiano ho voluto unire le parole misto e doner, così ne è uscito il “mistoner”, dice Denir

Un’altra specialità che si può assaggiare è il “mistoner”, come lo chiama Denir, che confessa: “Appena ho imparato abbastanza bene l’italiano ho voluto unire le parole misto e doner, così ne è uscito il “mistoner”, un piatto kebab con carne di manzo, vitello, pollo e tacchino dove tutti questi tipi di carne vengono fatti marinare in un pinzimonio di aglio, olio, prezzemolo e coriandolo. Il risultato vi stupirà”. 

Denir è arrivato in Italia nel 2012 per cercare fortuna non con una valigia di cartone ma con un bagaglio culturale ben più ampio. Laureatosi all’Università tecnica del Medio Oriente di Ankara, non è riuscito ad inseguire il sogno di diventare un ingegnere informatico per motivi economici. 

Il Covid ha lasciato il segno anche nel mio negozio e durante il periodo di chiusura per la pandemia mi sono dovuto reinventare”. Denir non nasconde l’emozione. “Per quattro mesi sono diventato fattorino per Glovo e, per una volta, anziché preparare i kebab, li portavo in giro per Milano. I tanti viaggi in bici sotto la pioggia mi hanno fatto imparare le vie di Milano a memoria: ora mi oriento meglio di un tassista”. 

Ringraziandolo per l’accoglienza, Denir si congeda con un merhaba, un ciao in arabo che i turchi ripetono spesso.