Da film come Elysium e Robocop, passando per serie di videogiochi come Call of Duty, Metroid e Crysis, eroi dei fumetti come Iron Man fino alla celebre linea di giocattoli dei G.I. Joe, l’immagine degli enhanced soldiers ha sempre stuzzicato le fantasie di milioni di persone in tutto il mondo. Si tratta di soldati dotati di forza, agilità e intelligenza superiori a quelle dei comuni essere umani grazie all’ausilio di impianti cibernetici e strani intrugli creati in laboratorio da scienziati tanto folli quanto geniali. Non si tratta di fantasticherie fantascientifiche: i governi e le forze armate più potenti del mondo stanno investendo considerevoli risorse nel miglioramento artificiale delle performance belliche dei propri militari.
Proprio negli scorsi giorni il governo francese ha dato il via libera al proprio esercito per la sperimentazione di trattamenti medici, protesi e impianti elettronici sottopelle in grado di aumentare le capacità cognitive, fisiche e psicologiche delle proprie forze armate. Una decisione presa dopo un attento esame da parte del comitato etico, organo parlamentare incaricato di garantire la tutela dei diritti, della sicurezza e del benessere dei soggetti della sperimentazione clinico-sanitari, che oltre a darne l’ok ha anche posto anche i limiti della futura ricerca bellica francese. Il Comité consultatif national d’éthique ha infatti vietato l’uso «di impianti in grado di influire sulla capacità di gestione della forza, sul senso di umanità, influire sul libero arbitrio e qualsiasi altro trattamento che possa compromettere il normale ritorno alla vita civile dei soldati posti sotto sperimentazioni».
Sul tema è intervenuta il ministro della difesa Florence Parly la quale ha dichiarato: «Quando parliamo di “soldati potenziati”, intendiamo militari le cui percezioni fisiche e capacità cognitive sono stimolate per rafforzare la loro efficienza operativa. In altre parole, gli enhanced soldiers esistono già da molto tempo». Il ministro che sovrintende all’Armée française ha precisato che, nonostante la Francia non stia sviluppando “miglioramenti di tipo invasivo”, le rigide regole imposte dal comitato etico «non sono scolpite nella pietra e saranno regolarmente rivalutate negli anni a venire». «Dobbiamo affrontare la realtà – ha aggiunto – non tutti condividono i nostri scrupoli e dobbiamo essere preparati per tutto ciò che riserva il futuro».
La volontà della Francia di disporre all’interno del proprio esercito schiere di soldati 4.0 si inserisce in una gara globale volta al miglioramento delle performance belliche dei militari intrapresa già da tempo dalle più grandi potenze mondiali. Le parole di Parly, infatti, sono giunte pochi giorni dopo la pubblicazione di un editoriale, scritto dal capo della United States Intelligence Community John Ratcliffe e apparso sulle pagine del Wall Street Journal. Nell’articolo, l’ex membro della Camera dei Rappresentanti per lo stato del Texas ha lanciato un allarme su possibili esperimenti, da parte della Cina «volti a sviluppare soldati con capacità biologicamente aumentate». «Non essendoci barriere etiche alla ricerca del potere da parte di Pechino – scrive Ratcliffe – tali sperimentazioni costituirebbero una grave minaccia tanto per gli Usa quanto per le democrazie occidentali». Accuse subito respinte dal ministero degli esteri cinese e liquidate come «Falsità».
Nemmeno gli Stati Uniti non sono di certo rimasti fermi con le quattro frecce nell’enhanced soldier research. La Defense Advanced Research Projects Agency, sezione del Dipartimento della Difesa specializzato nella ricerca e sviluppo di nuove tecnologie per uso militare, ha deciso di investire milioni di dollari in un impianto in grado di collegare il cervello di un militare a un computer. Secondo il Darpa questa tecnologia potrebbe essere utilizzata per far superare eventuali disabilità nella vista e nell’udito ai veterani di guerra.
Un altro progetto a cui l’agenzia del pentagono ha lavorato fino ad oggi è TALOS, – acronimo di Tactical Assault Light Operation Suit – un esoscheletro sviluppato per le forze speciali, in grado di aumentare esponenzialmente la forza di chi lo indossa e, con le sue 800 parti in fibra di carbonio, di attutire urti e traumi potenzialmente mortali. Quest’armatura riuscirebbe anche a mantenere la temperatura corporea del suo operatore costante in qualsiasi condizione metereologica con un sistema interno di refrigerazione e riscaldamento monitorandone allo stesso tempo lo stato di salute grazie a una serie di sensori in collegamento con il più vicino centro medico avanzato. Dopo continui ritardi di consegna e difficoltà nel trovare un’adeguata fonte di alimentazione sembra che il progetto, presentato per la prima volta nel 2013, sia ormai a un punto morto, il che sembrerebbe rilegare per sempre gli esoscheletri militari alla fantascienza.
Non la pensano così in Russia. Qui, l’Istituto centrale di ricerca per la costruzione di macchine di precisione – TsNIITochMash è l’acronimo – ha già sviluppato un esoscheletro decisamente più “modesto” rispetto alla controparte americana ma già in uso presso le Forze armate della Federazione Russa. Ratnik – guerriero tradotto in italiano – non ha bisogno, infatti, di alcun tipo di alimentazione: l’esoscheletro consente a chi lo indossa di effettuare marce e assalti prolungati trasportando oltre 45 chili utilizzando molle e altri dispositivi di tipo esclusivamente meccanico. Escludendo l’elettronica si evitano insormontabili sfide tecniche dovute all’alimentazione: questo il segreto del successo dei Ratnik.
Durante un’intervista rilasciata a Forbes Albert Bakov, Ceo di TsNIITochMash, ha affermato: «La sfida principale consiste nella scelta dei materiali per gli esoscheletri. Dovrebbero essere sia resistenti che leggeri». L’amministratore delegato non ha escluso la possibilità in un prossimo futuro di realizzare una versione potenziata di Ratnik anche se «non è stata ancora sviluppata una batteria della capacità e delle dimensioni richieste».