Hollywood è spesso stato definito il luogo dove si fabbricano i sogni. Ma il cinema è un’arte che non può restare rinchiusa entro i confini di un singolo paese. Il grande schermo non rappresenta soltanto attori, trame o scenografie, ma soprattutto rende reale lo sguardo e la personalità più profonda del regista. Questa settimana abbiamo scelto cinque grandi autori italiani, proponendovi per ognuno un’opera significativa. Buona visione .

ANNAROSA LAURETI CONSIGLIA: LA NOTTE

«È davvero incredibile quando non si ha più voglia di fingere ad un certo momento». L’essenza de La Notte si dispiega sin dai primi minuti, nelle parole lapidarie pronunciate sul letto di morte da un caro amico della coppia protagonista. L’amore tra Giovanni e Lidia è giunto ormai al capolinea e per i due è preferibile rinunciare alla propria esistenza piuttosto che ammetterlo. Nel secondo atto della trilogia dell’incomunicabilità, Michelangelo Antonioni racconta un’élite annoiata, incapace di cambiare, completamente immersa nel vortice dei riti e delle convinzioni borghesi. L’unica speranza per salvare un matrimonio risiede nel triangolo amoroso, nel tentativo di tradimento per innescare invano la gelosia dell’altro. Fredda e austera è invece la risposta dell’amato, i cui sentimenti sono ormai irrimediabilmente grigi e spigolosi come le geometrie dei sontuosi palazzi milanesi.

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EMILIANO DAL TOSO CONSIGLIA: DOGMAN

Il pugno nello stomaco di Matteo Garrone. Una sintesi implacabile tra tenerezza e crudeltà, tra romanticismo e cinismo: il destino degli sfortunati è la miseria. E il disegno di un cineasta disperatamente alla ricerca della verità degli sguardi, dei piccoli gesti e delle sfumature, è assolutamente inedito per il cinema italiano, lontano dagli stereotipi del neorealismo e dal sensazionalismo pulp, affettuoso nei confronti del meraviglioso protagonista (Marcello Fonte, premiato con merito al Festival di Cannes per la miglior interpretazione maschile), ma senza concedere alternative di fuga alla sua gabbia esistenziale. Un grande film, spietato e senza epica, ma con il respiro ampio di un racconto che parte dal particolare per farsi popolare e universale.

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GIACOMO COZZAGLIO CONSIGLIA: IL COMMISSARIO MONTALBANO

La Sicilia è un’isola ricca di fascino, di contraddizioni e di tutte quelle emozioni in grado di turbare e confortare ogni persona. Descritto mirabilmente dalla penna di Camilleri, questo mondo diventa il palcoscenico dei casi del commissario Montalbano nella piccola città di Vigata. Ma il regista Alberto Sironi non ha voluto offrire un semplice noir sullo sfondo della terra di Sicilia. Fin dalla battuta «Montalbano sono» si comprende che la vera trama è la vicenda umana del protagonista, il suo lavoro, i rapporti con i colleghi Mimì, Fazio e Catarella, la fidanzata Livia, gli uomini e le donne incontrate durante le indagini… Ad affascinare è il fatto che i personaggi non sono eroi senza macchia o paura, ma esseri umani. Essi hanno i loro pregi e i loro difetti e solo grazie ad entrambi sono realmente vivi.

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GIOVANNI DOMASCHIO CONSIGLIA: YOUTH – LA GIOVINEZZA

Tutto inizia con un compositore in pensione, esortato da un rappresentante della corona inglese affinché diriga un concerto delle sue stesse musiche in onore della regina. Il fulcro del film, però, non è la trama, ma più che altro i personaggi e la potenza delle loro emozioni. Interamente ambientato in un resort di lusso in Svizzera, Youth costruisce un ritratto sfaccettato e a tratti poetico della vita umana, concentrandosi su figure sulla via del tramonto ma che non vogliono rinunciare alle proprie arti e passioni. Il tutto ovviamente è incorniciato alla perfezione da un’incredibile reparto registico, che ritrae paesaggi semplicemente memorabili ed emoziona con giochi d’inquadratura e con i sali-scendi della splendida colonna sonora. Per comprendere la grandezza del cinema di Sorrentino, è un film da vedere assolutamente.

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NATALE CIAPPINA CONSIGLIA: PALOMBELLA ROSSA

C’è un grande equivoco attorno a Palombella Rossa, che credo derivi dalla sua trama. Secondo Wikipedia il film parla della “crisi ideologica della sinistra italiana, durante la fine dei due blocchi, giocata sulla perdita di memoria del protagonista, metafora sull’identità perduta da parte del vecchio Partito Comunista Italiano”. Ecco, è vero, ha ragione Wiki, ma tutta questa cosa – che suona parecchio come una noia mortale – in realtà viene messa sullo sfondo fin dall’inizio, in un film che parla di molto altro – come della pallanuoto, e di chi ti tifa contro, e dei dolci, e della pizza al taglio, e dell’utilizzo pigro e dilagante della lingua italiana, e delle “merendine di quand’ero bambino che non torneranno più! E i pomeriggi di maggio, le merendine con pane e cioccolata! Mamma! Mia madre! Mia madre non tornerà mai più! Il bordo di pollo quand’ero malato, gli ultimi giorni di scuola prima delle vacanze… Vienimi a prendere mamma!”. Palombella Rossa è il film più sperimentale di Nanni Moretti, ed è quello che mi commuove più spesso per come riesce a ricordarmi di come le crisi esistenziali esistano e riguardano tutti, e di quanto la politica – quella vera, non quella dei circoli – sia qualcosa da esercitare ogni giorno, in ogni azione quotidiana. E poi Franco Battiato, vabbè. Grazie Nanni Moretti: mi hai cambiato la vita.

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