Torino, Allianz Stadium. Trentanovemila spettatori per quella che sembrerebbe essere una solita partita di Serie A. Parte l’inno Juve, storia di un grande amore, bandierine bianche e nere sventolate per aria. Un boato. Juventus e Fiorentina scendono in campo. È una domenica come tante, in cui si gioca un classico del calcio italiano. È vero, si tratta comunque di una partita del campionato della massima serie, ma c’è qualcosa di diverso. Il capitano dei bianconeri è un difensore, Sara Gama, non Giorgio Chiellini. Si potrebbe andare avanti così, con un parallelismo tra i calciatori e le calciatrici delle due squadre in questione. La partita finisce 1-0 per le bianconere, ma la vera vittoria va oltre il campo. Domenica lo Stadium ha assistito alla crescita esponenziale di uno sport che, in Italia, non era mai stato così seguito.

Una super sfida scudetto che poi non si è rivelata decisiva. A due giornate dalla fine, infatti, il campionato è ancora aperto, dopo la successiva sconfitta della Juventus con il Sassuolo, e la Fiorentina a solo un punto dalla vetta. Le buone notizie però continuano ad arrivare anche dagli ascolti televisivi. 342.628 spettatori hanno visto la partita di Torino. Si tratta del miglior risultato di sempre per una partita di calcio femminile trasmessa su Sky.  «Si dice spesso che il calcio femminile è il calcio del futuro. Il futuro però ha bisogno di un presente per realizzarsi e bisogna lavorare, adesso, perché un domani se ne possa parlare con normalità» «Si dice spesso che il calcio femminile è il calcio del futuro. Il futuro però ha bisogno di un presente per realizzarsi e bisogna lavorare, adesso, perché un domani se ne possa parlare con normalità» commenta così Alessia Tarquinio, giornalista sportiva di Sky. Era presente alla festa dell’Allianz Stadium, a bordo campo, di fronte a uno stadio esaurito, pronta ad assistere a un evento storico, emozionante. «La sera, una volta tornata a casa, mi sono sentita orgogliosa e fiera di essere stata allo Stadium. Ho iniziato ad occuparmi del calcio femminile vent’anni fa, nel 1999 con il mondiale negli Stati Uniti, e ho visto crescere questo sport, soprattutto negli ultimi anni».  A proposito dei Mondiali, quest’estate si giocheranno in Francia e la Nazionale italiana sarà presente. La giornalista di Sky si augura che le azzurre possano andare avanti il più possibile nella competizione. L’affetto del pubblico nasce se vinci e se fai il risultato. Se i successi arriveranno, un numero maggiore di persone potrà appassionarsi al calcio femminile. Un esempio recente è lo straordinario percorso della Nazionale italiana femminile di pallavolo che, con le sue vittorie al mondiale in Giappone, ha letteralmente fatto vivere un sogno a tutti gli italiani. L’augurio è, dunque, che questa Nazionale sia tanto forte da superare la prima fase e, perché no, andare oltre: «Abbiamo voglia di mondiale perché la Nazionale maschile non l’ha giocato, siamo pronti a sostenerle perché quando c’è l’azzurro di mezzo le persone ci mettono il cuore».

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È interessante cercare di capire il come e il perché una grande piattaforma televisiva come Sky ha deciso di investire e di credere nel calcio femminile. «L’evento si crea e noi che facciamo televisione lo sappiamo – sottolinea la giornalista – se tu spettatore non vedi una partita di calcio femminile non sai, non ti appassioni. Ci sono gruppi storici che da tanti anni seguono queste ragazze, loro ci sono sempre stati, ma trasmettendo le partite in televisione gli amanti dello sport in generale possono iniziarlo a seguire. Ad esempio se sei tifoso della Juve e c’è anche la squadra femminile la sostieni, idem per altre squadre come il Milan o la Roma». Alessia spiega che Sky ha deciso di investire nel calcio femminile proprio per i valori di questo sport, che descrive come una piccola oasi in cui passione, sacrificio, lotta, tifo, attaccamento alla maglia sono ancora limpidi, forti e radicati nelle ragazze. Valori che il calcio femminile incarna, e che sono anche la degna risposta alle critiche e ai pregiudizi che ci sono ancora in questo ambiente.

Ci vorrà ancora molto tempo prima che il calcio femminile smetta di essere etichettato come sport “minore”; prima che anche le calciatrici verranno idolatrate da milioni di bambini e bambine. Un giorno, forse, una calciatrice donna verrà considerata dai ragazzini di tutto il mondo il nuovo Cr7 o il nuovo Messi, e sogneranno un incontro con lei. Questo scenario però sembra ancora lontano, nonostante sono stati fatti molti passi in avanti. Basti pensare che nel 1962 una giovanissima Rita Pavone cantava perché la domenica mi lasci sempre sola per andare a vedere la partita di pallone, chiedendo di essere portata almeno una volta allo stadio. Ecco, oggi le donne non solo sono sempre più presenti sugli spalti, ma si sono appassionate a questo sport tanto da giocare a calcio, da indossare una maglia e scendere in campo per difendere i propri colori.

La realtà però ci fa restare con i piedi per terra. I pregiudizi ci sono, come purtroppo ricordano le recenti affermazioni di Fulvio Collovati, per cui le donne non sarebbero in grado di “capire di calcio e di tattica come gli uomini”. Alle quali sono seguite immediate scuse, anche se è difficile rimediare a certe parole. O quelle meno recenti di Felice Belloli, allora braccio destro dell’ex Presidente FIGC Carlo Tavecchio: discriminatorie, pesanti, ancora più gravi, dato il ruolo che ricopriva nella Federazione. Il calcio femminile non si arrende. Risponde sul campo.