Quando alle elementari abbiamo studiato il ciclo dell’acqua abbiamo imparato poche e semplici cose. La pioggia riempie i bacini idrici, il sole fa evaporare l’acqua, si formano le nuvole e cade di nuovo la pioggia. Una spiegazione grossolana che non rende giustizia alle infinite potenzialità della molecola H2O. La scienza però non dorme mai.

Un gruppo di scienziati dell’Università di Tel Aviv ha scoperto che il vapore acqueo potrebbe essere utilizzato come fonte di energia rinnovabile. Ma c’è di più: nonostante il voltaggio prodotto negli esperimenti sia ancora basso, questa nuova fonte di energia consentirebbe di ricaricare le batterie.

In verità è noto da circa un secolo che le goccioline d’acqua nell’atmosfera possano caricare le superfici metalliche con le quali vengono in contatto. Gli scienziati, nella loro ricerca pubblicata recentemente sulla rivista Nature, hanno però notato che il voltaggio viene a crearsi solo quando l’umidità dell’aria è al di sopra del 60%. Nell’esperimento è stato inoltre rilevato che lo zinco e l’acciaio inossidabile acquisiscono la carica elettrica di circa un volt.

Il fenomeno naturale alla base dello studio compiuto è quello dei fulmini, che partono da nuvole temporalesche la cui carica elettrostatica è generata esclusivamente dall’acqua nelle sue diverse fasi: vapore acqueo, goccioline e ghiaccio. Questa ricerca potrebbe avere un impatto notevole per tutte le comunità che non hanno accesso regolare all’elettricità ma che vivono in aree con un clima particolarmente umido. Ancora una volta l’acqua si conferma essere l’elemento alla base di tutto.

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