“Notti magiche, inseguendo un gol, sotto il cielo di un’estate italiana”. E chi l’avrebbe mai detto che questo pezzo di Edoardo Bennato e Gianna Nannini, realizzato per i mondiali di calcio di Italia 90, sarebbe tornato più attuale che mai. Eppure, è stato proprio così, perché quella del 2021 verrà ricordata come l’estate più italiana di sempre.
In un’annata che resterà nella storia del movimento sportivo italiano, non sono mancate alcune delusioni, anche nella scherma
In un’annata che resterà nella storia del movimento sportivo italiano, non sono mancate tuttavia alcune delusioni, a cominciare dalla disciplina che da sempre ha un peso non indifferente sul nostro medagliere olimpico: la scherma. Sebbene a Tokyo 2020 le tre selezioni azzurre (spada, sciabola e fioretto) abbiano conquistato complessivamente tre argenti e due bronzi, è mancata di fatto la medaglia più importante, quella che vale il titolo di campione olimpico. Non succedeva da quarant’anni, precisamente da Mosca 1980. L’Italia della scherma ha perso malamente, facendosi quasi sempre rimontare da situazioni di vantaggio. L’impressione è che non vi siano state mancanze sul piano tecnico, bensì su quello della personalità e dell’atteggiamento. Gli azzurri e le azzurre, al contrario di quanto successo nelle precedenti spedizioni olimpiche, non sono state in grado di fare squadra. Le lamentele degli atleti nei confronti dei rispettivi commissari tecnici sono state la dimostrazione della quasi totale assenza di serenità nel gruppo della nazionale. E questo, inevitabilmente, si è riflettuto sui risultati.
Esattamente come la scherma, il tiro a segno e il tiro al volo sono da sempre per l’Italia tra le discipline più redditizie in termini di medaglie. Basti pensare che a Rio 2016 gli azzurri riuscirono a conquistare 4 ori, per un totale di 7 podi complessivi. A Tokyo 2020, tuttavia, si è assistito ad uno scenario differente, con una serie di controprestazioni tradottesi in un solo argento, conquistato da Diana Bacosi nello skeet. Era da Sidney 2000 che non si vedeva la nostra nazionale senza neanche un oro olimpico nel tiro.
Detto questo, tra le delusioni dell’anno passato, non si può non menzionare il secondo posto della nazionale di Mancini nel girone di qualificazione ai mondiali. Sono passati appena cinque mesi da quando Chiellini e compagni, in un Wembley ammutolito, hanno sollevato la coppa degli Europei. Eppure, esattamente come 4 anni fa, ci ritroviamo ai playoff, con la possibilità concreta di essere esclusi nuovamente dal campionato del mondo. Nelle ultime partite, gli azzurri sono parsi lenti, compassati, prevedibili e mai pericolosi. Sicuramente, come dimostra il rigore sparato in curva da Jorginho negli ultimi minuti di Italia-Svizzera, neanche la sorte è stata dalla nostra parte. Se avesse segnato quel gol, probabilmente staremmo commentando un’altra nazionale.
Ma ora non c’è tempo per dispiacersi o per istruire processi. Ci sono due partite importanti da giocare ed è vietato sbagliare. L’auspicio è che il gruppo torni a respirare quell’armonia che ci ha accompagnati per tutto l’europeo. Quello che serve ad affrontare le sfide non con il peso della pressione, ma con la leggerezza di chi sa di far parte di un’esperienza collettiva, di chi sa di non essere da solo. Ancora una volta, le parole della Nannini non potrebbero essere più azzeccate: “Negli occhi tuoi voglia di vincere un’estate, un’avventura in più”.