È buio a Saluzzo. La sera, in quella giornata afosa di fine agosto, scende a dichiarare la fine dell’orario lavorativo. È tempo di tornare a casa. Ma qualcosa, sulla strada, buca la ruota della bicicletta che ogni giorno permette a Fouta di accelerare la distanza tra le campagne in cui lavora e il centro cittadino. Il tragitto è ancora lungo e al buio si somma la stanchezza delle ore trascorse a raccogliere mele. Poi, d’improvviso, una luce e le parole gentili di qualcuno pronto a offrire soccorso. “Me la ricordo quella sera – il viso di Fouta si apre in un sorriso –: era stato un giorno molto difficile per me. Poi, Paola mi ha trovato sulla strada e da quel momento la mia vita è cambiata”.

Trent’enne senegalese, Fouta oggi vive a Saluzzo, dopo un lungo viaggio attraverso la Libia. In testa sempre una cosa: diventare un bravo elettricista

Fouta ha tren’anni ed è originario di Tambacounda, in Senegal. Nel 2015 ha lasciato la sua casa, dove ancora vivono i genitori, i fratelli e una sorella che nel frattempo si è sposata. In Italia, però, ci è arrivato solo nel 2017: prima un lungo viaggio attraverso l’Africa, dal Mali, al Burkina Faso, al Niger. Tre giorni nel deserto e infine quella tappa, temuta ma obbligata, prima dell’approdo alle coste siciliane: la Libia, anche se questa parte del racconto sua mamma non la conosce. “A lei non piaceva che prendessi questa strada, sapeva che poteva essere pericoloso, ma io non avevo soldi e dovevo pagarmi il viaggio”, spiega, raccontando di quel periodo intermedio in cui ha lavorato nella città libica di Sabha come aiutante elettricista.

Erano in 110 a bordo di quella piccola barca che l’11 luglio di 5 anni fa ha compiuto la traversata del Mediterraneo. “Avevo paura, sì, ma dopo non più. Avevo più bisogno di arrivare in Italia”. Per quasi due anni ha vissuto in un centro d’accoglienza in Sicilia, fino a quando si è trasferito a Foggia, dove ha avuto accesso a un impiego a tempo determinato in una cooperativa agricola.

A Saluzzo ci è giunto per la frutta. Attratti dall’offerta lavorativa delle sue campagne e dislocati nel centro di Prima Accoglienza Stagionali (PAS) istituito dal Comune sono infatti numerosi i flussi di migranti stagionali che, ogni anno in estate ripopolano il territorio. Nel luglio 2019 Fouta era uno di loro: oggi vive in un piccolo appartamento in affitto nel centro della città, frequenta la scuola media serale e sogna di diventare elettricista. Ogni giorno sua mamma lo chiama e lui sorride nel raccontarle della vita che, poco per volta, si sta costruendo.

Quando gli viene domandato il perché della sua partenza risponde: “Il mondo è creato così, diviso a metà: io sono nato in una parte ma volevo vivere nell’altra. Mi sentivo che ero nato nella metà più sfortunata”.

Stando a quanto riferisce il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione i migranti sbarcati in Italia nel 2017 sono 119.369. La storia di Fouta dà un nome e un volto ad una singola unità di questa cifra così imponente: una storia scandita da sacrifici, fatica e sopportazione, ma anche coraggio, fortuna e speranza. Chissà quali sono, invece, quelle di tutti gli altri.