Sembra lontano l’anno 1945, quando gli orrori dei campi di concentramento sono stati resi noti al mondo; eppure l’intolleranza, il razzismo e i conflitti non sono scomparsi. Stiamo assistendo in Medio Oriente all’ennesimo conflitto fra due popoli che sembrano destinati a odiarsi e a combattersi in eterno, dove il fucile sostituisce la parola e la dignità è calpestata dai carri armati. Perfino lo sport, che dovrebbe essere un luogo di inclusione, è spesso contrassegnato da episodi di razzismo e violenza, come mostrano le immagini del portiere milanista Mike Maignan, uscito dal campo per protesta contro i cori razzisti di alcuni tifosi dell’Udinese.

In previsione della Giornata della Memoria, il Festival dei Diritti umani mette in scena a Milano l’opera Salām/Shalom. Due padri, lettura scenica di Massimo Somaglino e Alessandro Lussiana, tratta dal romanzo Apeirogon del romanziere statunitense Colum McCann

La Giornata della Memoria, mai come oggi, pone la necessità di piantare la Memoria nella Storia e non solo in quella che è stata ma in quella che è nel suo farsi. E centrale è la questione di diritto e di come i diritti umani vengano rispettati o violati in guerra. Danilo De Biasio, ex direttore di Radio Popolare, giornalista e docente all’Università Statale di Milano, è il direttore della “Fondazione Diritti Umani”, nata a Milano circa nove anni fa e che si occupa di promuovere il tema attraverso vari linguaggi, in particolare attraverso testimonianze dirette, film e documentari, soprattutto nelle scuole. Citando l’Osservatore Romano, Danilo afferma che «i diritti umani sono in retromarcia» e le grandi crisi economiche e sociali spingono le persone a trincerarsi nell’individualismo più estremo, non preoccupandosi dei diritti di colui che è diverso, di colui che è “alieno”.

Proprio per sensibilizzare il pubblico sul tema, la fondazione e Festival vicino/lontano hanno deciso di portare all’Auditorium Demetrio Stratos di Milano, in via Ollearo, l’opera Salām/Shalom. Due padri, lettura scenica di Massimo Somaglino e Alessandro Lussiana, tratta dal romanzo Apeirogon del romanziere statunitense Colum McCann. Si tratta della storia vera di due padri, uno israeliano e l’altro palestinese. Entrambi hanno perso una figlia, l’uno a causa di un attentato e l’altro per un proiettile di gomma sparato da un soldato israeliano. Entrambi decidono di incontrarsi e di condividere il proprio dolore e quindi superare il loro odio, per poi fondare un’associazione, The Parent Circle, formata da persone le cui famiglie hanno subito lutti a causa di morti violente, tipiche del conflitto eterno tra i loro popoli: morti in guerra, a causa di un attentato o uccisi dalla polizia.

«Qualunque conflitto cancella i diritti umani – dice De Biasio -. Se ci troviamo in questa situazione è perché, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, in quella zona del mondo non c’è giustizia». «Per superare l’odio, il primo passo è conoscere e soprattutto riconoscere l’altro». La stessa parola Apeirogon è simbolica: si tratta di un poligono dai lati infiniti, come infiniti sono i lati e dunque gli aspetti del conflitto israelo-palestinese, e quello umano, seppur trascurato, resta fondamentale.

C’è una nota di amarezza nelle parole di Danilo: «Spesso si smuove solo chi vuole essere smosso”, a indicare che spesso le persone ascoltano ma poi dimenticano. Nelle sue parole traspare anche fiducia: «Quando mi chiedono: “ma qual è il tuo obiettivo?”, io rispondo che, se vado in una scuola, e in una classe di dieci allievi riesco a convincere almeno una persona, e ho già portato a casa il risultato. Forse non riusciremo a fare molto, ma intanto cominciamo da qualche parte».