Con l’anno nuovo emergono dalla politica importanti questioni in termini didattici. Le riforme in programma del Ministero dell’Istruzione coinvolgono gran parte degli attori scolastici: docenti di cattedra e supplenti, collaboratori esterni dalle aziende, studenti e personale ATA. Non mancano le criticità, come mancanza di compenso per i supplenti e la sperimentazione di nuovi indirizzi di studio. Novità anche sul piano dell’esame di Stato e sulla rimodulazione degli orari.
Liceo del Made in Italy e riforma degli istituti tecnici
Le riforme scolastiche del governo Meloni si distinguono per i nuovi indirizzi di studi di scuola superiore. Il primo è il liceo del Made in Italy, previsto per legge dallo scorso 27 dicembre. Inizialmente l’intenzione era quella di sostituire tutti i licei economico-sociali, ma alla fine, dopo alcune modifiche, si è preferita la coesistenza dei due indirizzi. Le Regioni potranno attivare questi percorsi nella propria programmazione a partire dal prossimo anno scolastico. La scadenza per aderire in via sperimentale al nuovo progetto Made in Italy era prevista per il 15 gennaio, ma all’ultimo è stata posticipata al 18 gennaio. Da qui sono sorti i dubbi sulla sperimentazione. Diverse organizzazioni sindacali come Flc Cgil, Cobas e Unicobas riferiscono che le adesioni sono state basse: «Tra il 70 e l’80 per cento delle scuole monitorate riferisce di non aver aderito» dice Davide Zotti, dei Cobas. Di diverso parere è il Ministro dell’Istruzione Valditara: «Aspettate e vedrete che anche il liceo del Made in Italy avra’ dei risultati sicuramente soddisfacenti»
La riforma degli istituti tecnici invece è ferma al Senato. In un’intervista per La Stampa, Valditara ha affermato che «la riforma dovrebbe essere approvata definitivamente entro fine febbraio e andare in vigore dal prossimo anno scolastico». Il disegno di legge propone di di ridurre da cinque a quattro anni il percorso didattico, e di potenziare i collegamenti con il mondo del lavoro: almeno il 35% delle ore sarà dedicato ai tirocini, mentre il 60% della formazione sarà fatta con docenti professionisti provenienti da aziende. Anche qui non mancano polemiche, a partire dalle manifestazioni studentesche che nei mesi scorsi hanno espresso il loro dissenso. Al Ministro vengono contestati l’abbassamento culturale dell’offerta formativa per legarla all’apprendimento tecnico e la volontà di fornire mano d’opera gratuita alle aziende. Su quest’ultima criticità pesano anche i gravi precedenti degli studenti che hanno perso la vita durante l’alternanza scuola-lavoro, oggi PCTO.
Supplenze brevi: pagamenti disponibili dopo mesi di attesa
Il personale supplenze brevi da ottobre ha lavorato senza percepire lo stipendio, reso disponibile solo il 18 gennaio. Il caso è esploso prima delle feste, scatenando i sindacati: da DPCM del 31 agosto 2016, il pagamento del mese deve avvenire entro e non oltre l’ultimo giorno del successivo, ma nulla è andato come previsto. «Arrivano in questi giorni tante segnalazioni da parte di docenti che non hanno ancora ricevuto lo stipendio del mese di ottobre e che, se va bene, lo avranno il 15 dicembre», così il comunicato della Cisl Scuola dello scorso 3 dicembre. Purtroppo, sotto l’albero nessun regalo: il 15 dicembre le retribuzioni promesse non sono arrivate.
L’11 gennaio ecco la svolta. Valditara, in un comunicato ufficiale, ha dichiarato che «oggi NoiPA ha avviato la procedura di emissione straordinaria rendendo così disponibile il pagamento delle supplenze brevi ancora pendenti per un volume finanziario pari a circa 300 milioni di euro». Dal 18 gennaio i supplenti potranno quindi ricevere gli stipendi arretrati dello scorso anno e quelli di dicembre. Questo però non basta: Valditara ci ha tenuto a evidenziare come il suo ufficio sia «impegnato a elaborare una soluzione strutturale per risolvere definitivamente il problema della regolarità temporale dei pagamenti». La mobilitazione arriva anche sui social. Sono oltre 24mila le firme su una petizione lanciata su Change.org, mentre su Facebook centinaia di lavoratori denunciano la questione sul gruppo “Noi Precari senza stipendio e diritti!”.
Le novità per il personale ATA
Arrivano chiarimenti anche per la gestione del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) di tutte le scuole. Durante il webinar del ministero dell’Istruzione dello scorso 9 gennaio, sono state fornite ulteriori indicazioni in merito alla proroga dei contratti ATA aggiuntivi, attivati dalle scuole con i fondi del Pnrr e di Agenda Sud. I due piani finanziari copriranno i contratti aggiunti fino al 15 aprile. Un’ulteriore proroga sulla continuità del contratto e dello stipendio dipenderà dalle risorse che le scuole hanno a disposizione. Dall’8 gennaio sono disponibili sul Sistema Informativo Dell’Istruzione (SIDI) le funzioni per inserire i contratti. La precedenza spetta a chi è stato già destinatario di un incarico della categoria ATA nel 2023.
Niente brutti scherzi per gli oltre 500mila studenti italiani che quest’anno dovranno sostenere, a partire dal prossimo 19 giugno, la maturità 2024: «Ci limiteremo a una manutenzione della versione attuale», ha precisato il ministro Valditara in una intervista a La Stampa. La modalità dell’esame di Stato, infatti, resterà invariata. La prima prova d’italiano sarà uguale per tutte le scuole. Gli studenti potranno scegliere tra analisi del testo, temi argomentativi o temi di attualità. Le materie della seconda prova si scopriranno entro fine gennaio e sono quelle del rispettivo indirizzo scolastico. L’esame orale, terza e ultima prova, si svolgerà davanti a una commissione, composta da sei docenti e un presidente.
Il sistema di valutazione, con un massimo di cento punti, non cambia. Potrebbe però cambiare il modo in cui si ottengono i crediti scolastici che vanno a influire direttamente sul voto finale del diploma. La riforma del voto in condotta, da tradurre ancora in legge, permetterebbe solo agli studenti con nove e dieci in condotta di ottenere il massimo dei crediti. In ogni caso, il ministro Valditara ha dichiarato di voler valorizzare la «natura dialogica della prova», testando la capacità degli studenti di muoversi agilmente tra le diverse discipline.