In queste settimane di quarantena forzata in tutta Italia ogni persona è costretta a fare dei sacrifici. Alcuni piccoli, altri grandi. Tutti soffrono per le difficoltà di questa situazione, ma forse a risentirne di più sono gli anziani, soprattutto quelli che vivono da soli o si trovano nelle case di riposo,come dimostrano anche alcune situazioni-limite in Italia e in Spagna, con ospiti di queste strutture risultati positivi al Covid-19, con innumerevoli casi di decessi.
«Questa è una struttura di 4 piani a gestione familiare. L’umore tuttavia è abbastanza malinconico a causa della sospensione delle visite da parte di amici e parenti, in particolare dei figli» racconta la signora Antonietta, ospite della casa di riposo “Il Nuovo Focolare Santa Maria di Loreto” a Milano. Forse è questa la restrizione più difficile da affrontare per gli over 65 che in Italia sono circa 13,5 milioni (dato Istat 2018): non poter vedere i propri cari e doversi limitare in molti casi a sentirli solo telefonicamente. Queste persone si trovano però nella condizione di vivere un momento troppo grande per essere compreso. Ci racconta la signora Antonietta: « Le restrizioni, poche, sono state accettate in modo quasi inconsapevole a motivo dell’età a volte veneranda anche degli ospiti stessi. Qui c’è gente che non ha capito cosa è questa roba. Tra di noi non ne parliamo».
Ciò nonostante le misure di precauzione valgono per tutti, specialmente per le persone più esposte come gli anziani, siano essi nella propria abitazione o in una casa di riposo.In base ad un rapporto Ipsos del 2018 circa l’11% degli italiani ha un familiare in una di queste strutture. Quest’ultime nel 2016 ammontavano a 7.398 tra pubbliche e private per un totale di 223.800 posti letto secondo un’indagine dell’Unione Europea delle Cooperative (Uecoop) basata su dati Sistan (Sistema Statistico Nazionale).
All’interno delle case di riposo, le attività si riducono molto o si svolgono comunque anche se in un’atmosfera assai diversa.Il personale cerca di fare il possibile sia nell’assistenza sia nell’intrattenimento degli ospiti, sebbene non sia un compito facile. «Ciò nonostante le animatrici continuano ad inventare piccoli e grandi passatempi: tombola, partita a carte, film. Tutto a debita distanza», dichiara la signora Antonietta, non nascondendo la difficoltà di queste iniziative nel sollevare anche di poco l’umore degli ospiti della struttura.
Antonietta: «Qui la messa non è più stata celebrata e molti la ascoltano in tv. Vengono in pochi per la preghiera individuale. Era una fonte di aggregazione, ma ora molti ospiti non autonomi non riescono a muoversi»
Nelle circostanze che paiono sfuggire al nostro controllo o alla nostra comprensione, spesso le persone ricercano nella Fede un rifugio sicuro dove poter affidare le proprie speranze. La preghiera quotidiana, la recita del Rosario, la Santa Messa. Piccoli momenti che però possono portare un poco di luce nel cuore di molti.Nella maggioranza dei casi le strutture per anziani hanno solo un locale adibito a cappella, ma talvolta c’è proprio una piccola chiesa che diventa un luogo di ritrovo molto importante per la vita in comunità. Purtroppo anche qui la pandemia ha fatto sentire i suoi effetti. «Qui la messa non è più stata fatta e molti l’hanno ascoltata solo per televisione. Vengono in pochi per la preghiera individuale – ci spiega la signora Antonietta – .Era una fonte di aggregazione, ma ora molti ospiti non autonomi non riescono a recarsi».