In tempi di crisi per il settore del giornalismo e dell’editoria, risulta sempre più importante chiedersi dove ottenere dei fondi per fare informazione. Questo tema se lo chiedono anche i giornalisti che partecipano al festival di Perugia: tra la libertà di stampa, l’intelligenza artificiale, i diritti umani e la giustizia climatica, un altro dei temi fondamentali di cui si parla molto durante il Festival internazionale del giornalismo di Perugia è “funding and sustainability”, ovvero come avere finanziamenti e come ottenere sostenibilità economica.
Sam Gill, presidente e amministratore delegato della Doris Duke Foundation, Patrice Schneider, Chief Strategy Officer di Media Development Investment Fund e Rachel White, amministratrice delegata dell’Associated Press Fund for Journalism, sono tra coloro che hanno discusso la tematica per discutere sullo stato dell’informazione le sue modalità di finanziamento.
Con la graduale chiusura e sparizione dei giornali locali a favore delle grandi redazioni nazionali e internazionali, cosa significa questo passo indietro per il futuro delle comunità locali? Sebbene le prospettive finora siano sempre sembrate particolarmente negative, un nuovo elemento è emerso per sopperire alla mancanza di notizie, ovvero l’opportunità di mettere insieme delle redazioni giornalistiche non profit. Nonostante la natura delle organizzazioni non profit, servono dei fondi per sostenerle: in questa discussione, si sono quindi esplorati i rapporti tra queste redazioni giornalistiche locali, i grandi media e i fondi di investimento. La parola chiave, come suggerito dal titolo, è “filantropia”, intesa come l’insieme di iniziative economiche di investimento e finanziamento all’interno delle piccole organizzazioni che cercano di fare informazione, e dentro un mercato in continuo cambiamento che finora ha fatto chiudere i battenti a molte redazioni. In questo contesto, si sviluppa il dibattito tra Gill e Schneider: entrambi si dicono convinti che la filantropia possa avere un ruolo cruciale nel sostegno al local journalism, ma presentano approcci diversi alla questione.
Da un lato c’è la visione di Gill, che ritiene che la filantropia debba fungere da catalizzatore, fornendo capitale di rischio per aiutare le organizzazioni giornalistiche locali a sperimentare nuovi modelli di business e a capire di cosa ha bisogno il loro pubblico. Secondo Gill, non ci si deve aspettare che la filantropia risolva l’intero problema dei finanziamenti, ma piuttosto che contribuisca a creare un ecosistema sostenibile per il giornalismo locale. Schneider, invece, ritiene che la filantropia debba essere più pro-attiva e sfruttare le proprie risorse per creare un modello di “capitale misto”. Questo significa avere una combinazione di sovvenzioni, investimenti e finanziamenti a debito, con i soldi dei fondi che un ruolo di derisking, ovvero mirato a coprire il rischio dell’investimento degli stakeholder. Questo modello, per Schneider, potrebbe essere replicato a livello locale, con il coinvolgimento di banche, fondazioni e membri della comunità giornalistica.