In tutto il mondo si stanno cercando i migliori strumenti possibili per contrastare e far regredire la pandemia di Coronavirus. La Corea del Sud è stato il primo Paese ad avvalersi dell’aiuto di un’app per mappare i contagi, tanto che ormai si parla di un vero e proprio “modello sudcoreano”, dal quale gli altri Paesi prendono spunto per lanciare piani di contenimento del virus ad alto contenuto tecnologico.

Nel Regno Unito, il King’s College di Londra ha elaborato un’app, Covid Symptom Tracker, che ha all’origine uno studio condotto da alcuni decenni su un gruppo di pazienti, avviato per studiare l’evoluzione del Coronavirus e dei suoi sintomi.

Uno degli obiettivi era quello di capire se i geni potessero giocare un ruolo nello spiegare gli esiti diversi della malattia. L’accesso all’app è stato poi reso libero: 750mila persone l’hanno scaricata, hanno inserito volontariamente i propri dati anagrafici e medici e ogni giorno forniscono aggiornamenti su eventuali sintomi, dovendo rispondere a tre domande.

L’idea dei ricercatori è che queste informazioni, unite alla verifica incrociata di sintomi e stato di salute pregresso, potranno rivelarsi cruciali per capire la velocità di diffusione del virus, quali sono le zone a rischio, nonché i motivi per cui questo colpisce alcuni soggetti con maggiore aggressività.

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