All’anagrafe Lance Taylor, iniziò a farsi chiamare Afrika Bambaataa all’inizio degli anni Settanta in onore di un capo zulu, che nel 1906 guidò una rivolta contro i colonizzatori britannici. La sua morte lo scorso 9 aprile, ha scosso tutto il mondo della musica. Dopo esser tornato a far parlare di sé negli ultimi anni per episodi sgradevoli, legati ad accuse di presunti abusi sessuali, ha perso la vita a 68 anni a causa di un cancro.
Ripercorrere le tappe che lo hanno portato al successo significa tornare nella controversa New York degli anni Settanta. Quest’uomo è considerato uno dei padri fondatori dell’hip hop, anche se la sua carriera prende il via da una piccola gang del South Bronx, i Black Spades. A quell’epoca il quartiere era devastato dalla povertà e da continue lotte tra gang, per avere la supremazia nello spaccio e soprattutto nel traffico di armi. Alcuni riuscivano a scappare, ma i più deboli rimanevano intrappolati in una vita piena di difficoltà, circondati da dipendenze, rapine e sparatorie. In quegli anni, infatti, era diventato ‘normale’ dare gli appartamenti dati alle fiamme per riscuotere le assicurazioni e ingaggiare scontri a fuoco di ogni tipo. In un contesto del genere l’unica forma di protezione per i ragazzi divennero le gang, ognuna con un tratto distintivo: tra i più noti sicuramente il colore dei cut-off, tra cui gilet di jeans e pelli con i loghi delle gang ricamati.
Nonostante le accuse che negli ultimi anni hanno annebbiato l’integrità della sua figura, Lance Taylor ha cambiato per sempre la storia dell’hip hop. Si fece chiamare Afrika Bambaataa all’inizio degli anni Settanta, in onore di un capo zulu che nel 1906 guidò in Sudafrica una rivolta contro i colonizzatori britannici
L’evento che cambiò per sempre la storia del South Bronx avvenne nel 1971, quando la morte di Black Benjie, uno dei pacificatori dei Ghetto Brothers, portò alla stipulazione della cosiddetta tregua di Hoe Avenue. Le varie gang decisero infatti di agire in maniera diversa, cercando un accordo di pace reciproca che divenne fondamentale per l’ascesa di Lance Taylor. Lasciata da parte la sua vita da gangster, Lance iniziò a preoccuparsi del futuro dei giovani, aiutandoli a trovare una valvola di sfogo per incanalare la rabbia e le delusioni: i passi di danza e le rime a tempo di musica sostituivano armi da fuoco e coltelli. Gare di ballo e battaglie freestyle diventarono la nuova tendenza del quartiere. Queste sfide venivano chiamate Block Party . In quel periodo Taylor rimase affascinato dai racconti degli abitanti di una piccola tribù africana, conosciuta all’interno del viaggio che cambiò la sua vita per sempre. Questi racconti lo portarono a comporre il suo nome d’arte e a fondare la Zulu Nation, un vero e proprio gruppo di ragazzi che lo seguivano e imparavano a staccarsi da quella vita fatta di costante paura all’interno del Bronx. Afrika Bambaataa capì sin da subito che i segni utilizzati dalle gang per segnare i confini della morte possono avere una chiave di lettura differente, utilizzando quegli stessi segni per disegnare dei graffiti. Realizzare un bel disegno richiede impegno, dedizione e disciplina: così l’arte può diventare un modo per gestire le proprie emozioni e formare il proprio carattere. I ragazzi iniziavano ad apprezzare questo nuovo stile di vita, con la musica sempre al centro dei loro pensieri, facendo sì che i negozi di dischi e i mercatini fossero terreno di caccia per nuovi beat su cui improvvisare una strofa o allenarsi nei passi di danza.
Negli anni Ottant, la Zulu Nation era ormai conosciuta a livello globale come una gang di pace, in grado di stimolare le persone a scrivere nuovi pezzi e seguire questa scia. Tra l’inizio degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta nascono così nuovi stili e gruppi musicali, influenzati dal mix culturale tra quella che era la vita di strada negli Usa e la musica dance popolare. Nel 1982, grazie al brano Planet Rock, Lance Taylor si fece riconoscere definitivamente in tutto il mondo, per poi pubblicare un pezzo intitolato Sun City. Questo brano aveva l’intenzione di connettere i suoi seguaci del South Bronx con chi in Africa subiva l’oppressione dell’apartheid. Il titolo, infatti, si riferisce ad un resort di lusso situato all’interno di uno Stato fasullo, creato dal governo sudafricano per segregare la popolazione nera. Molti artisti rock ed hip hop tra cui Lou Reed e Kurtis Blow furono coinvolti in questo progetto dall’iconico ritornello “I ain’t gonna play Sun City” (Non andrò a suonare a Sun City). Grazie a questo e ad altri numerosi brani,Afrika Bambaataa cambiò per sempre la visione e la scrittura dei pezzi R&B, house, hip house e freestyle.
Nonostante le accuse che negli ultimi anni hanno annebbiato l’integrità della sua figura, Lance Taylor è stato colui che ha cambiato per sempre la storia dell’hip hop, rendendola un sistema di valori basato sul rispetto e sulla conoscenza. Definito da molti in America come “Il Padrino”, ha dimostrato che una gang può diventare una famiglia in grado di cambiare le sorti di milioni di ragazzi delle periferie. La sua eredità non ha inciso solo nella realizzazione di vinili e dischi, ma soprattutto nella vita di tutti quei giovani che sono riusciti a sostituire un’arma con un microfono o con una tavolozza di colori con cui disegnare.