Per la maggior parte degli appassionati, il nome di Yoshitaka Amano evoca immediatamente le immagini e le illustrazioni della serie di Final Fantasy. Il suo contributo alla famosa serie videoludica, che va dagli inizi della sua carriera fino a oggi e si protrae quindi per quasi quarant’anni, è sicuramente ciò che l’ha consacrato come uno degli artisti dallo stile più inconfondibile nel mondo del disegno contemporaneo. Questa, però, è solo la punta dell’iceberg di una carriera che nasce e spazia tra ambiti completamente diversi tra di loro.
Dagli inizi alle collaborazioni internazionali
Se riavvolgiamo il nastro agli inizi, ci troviamo davanti al personaggio di Pinocchio. La storia del burattino di legno pubblicata da Collodi ne 1883 non è solo una delle storie più tramandate al mondo, ma rappresenta anche un particolare crocevia per il maestro di Shizuoka a cui è dedicata la mostra. All’età di soli 14 anni viene assunto nello studio di animazione Tatstunoko Production e lavora prima come animatore intercalatore e poi, sotto la guida del fondatore dello studio Tatsuo Yoshida, come vero e proprio character designer, dando vita a migliaia di personaggi per serie iconiche come Time Bokan, Kyashan, Tekkaman e Hurricane Polimar.
Tra tutte queste serie compare anche quella di Pinocchio, grazie alla quale realizzerà successivamente un portfolio di illustrazioni inedite per avviare la sua carriera da illustratore per bambini; questa piccola collezione viene ampiamente rappresentata all’interno della mostra, testimoniando i primi periodi dell’artista e la sua volontà di sperimentare stili e soggetti diversi. Archiviato il periodo della Tatsunoko Production, dalla quale si allontanerà progressivamente dopo la morte del suo mentore Yoshida, tra il 1982 e il 1986 inizia un quinquennio di attività frenetica e ricco di numerosi riconoscimenti. Degni di nota, in particolare, sono il premio Seiun come miglior artista giapponese, vinto per ben quattro anni di fila. Al conseguimento di questo prestigioso premio, tra le decine di pubblicazioni a cui ha lavorato il maestro c’e’ la serie di romanzi illustrati Vampire Hunter D – che narra di un dampiro, ovvero un figlio di un vampiro e di un umano, che caccia vampiri di professione – e il lungometraggio Angel’s Egg, diretto dal regista di Ghost in the Shell Mamoru Oshii. Di quest’ultimo progetto il trailer, che rispecchia lo stile onirico del film, viene trasmesso in loop nella parte iniziale della mostra, accompagnando lo spettatore con i suoi suoni attraverso tutto il percorso.
Yoshitaka Amano: «Ho visto molti artisti intrappolati nel loro stile, e temo ancora quella trappola»Negli anni ancora successivi, a partire dal suo sbarco negli Stati Uniti con l’apertura di uno studio a New York nel 1997, Amano si apre a molteplici collaborazioni occidentali, andando a toccare icone assolute. Parliamo dell’universo The Sandman, eroi ed eroine del fumetto come Batman, Superman, Harley Quinn, Elektra e Wolverine, la collaborazione con Magic: The Gathering o la rottura degli schemi fotografici di riviste come Vogue. Questo insieme di lavori, che spazia dalla fine degli anni Novanta fino ai giorni nostri e che sono esposti in un’area della mostra denominata Icons, racconta la capacità dell’artista di Shizuoka di adeguarsi a contesti creativi vari e diversi, muovendosi tra lavori su commissione e lavori nati dalla sua stessa immaginazione.
Più avanti durante il percorso, dopo una breve introduzione sui lavori in collaborazione con altre software house giapponesi, si trova un’intera sezione dedicata ai suoi innumerevoli lavori su Final Fantasy. La storia inizia quando l’ideatore originale della serie, Hironobu Sakaguchi, comincia a concepire il primo capitolo della serie per il Nintendo Famicom – meglio noto come NES in Occidente – e si trova di fronte alla sfida di creare un universo unico nel panorama videoludico dell’epoca. Solo un anno prima, nel 1986, aveva debuttato il primo capitolo di Dragon Quest, rivoluzionando il genere dei giochi di ruolo (Rpg) in Giappone grazie anche all’apporto artistico di Akira Toryiama, già molto famoso per il suo lavoro sul manga Dragon Ball. Consapevole della necessità di forgiare un’identità altrettanto forte per Final Fantasy, Sakaguchi opta per uno stile più maturo ed eclettico con un ballottaggio tra il francese Jean Giraud, in arte Moebius, e Yoshitaka Amano. Alla fine ad aggiudicarsi la guida stilistica del progetto fu Amano, dando il via a una collaborazione lunga ben trentasette anni. Quel progetto, così sperimentale ai tempi, a cui contribuirono anche Nobuo Uematsu per le musiche e Nasir Gebelli per la programmazione conta ad oggi sedici capitoli, innumerevoli spin-off, pellicole di animazioni e ampissimo merchandising. Una vera e propria icona globale, di cui Amano è uno dei testimoni fondamentali grazie alla sua presenza ininterrotta, prima come character designer e poi come illustratore di quasi tutti i loghi ufficiali dal 1987 ad oggi.

