Le braccia al cielo, il sorriso e il solito ciuffo d’erba strappato dal campo e messo tra i denti. La musica non cambia neanche quest’anno. Qualcuno sicuramente lo ha pensato, ma lui no, non voleva cedere lo scettro. Novak Djokovic trionfa a Wimbledon per la quarta volta consecutiva, settimo titolo a Church Road e ventuno Slam conquistati. Stacca Roger Federer, fermo a venti, e si avvicina ai ventidue di Rafael Nadal.

In finale il tennista serbo ha affrontato l’istrionico Nick Kyrgios, l’australiano dal talento sconfinato, ma dalla testa molto fragile che ama e allo stesso tempo odia il tennis. Dopo un primo set praticamente perfetto vinto 6-4, Kyrgios ha, piano piano, iniziato a staccare la spina: monologhi con se stesso, insulti al proprio team, urla, grida e solito warning per “verbal abuse”, oscenità verbali. Neanche il campo più prestigioso al mondo è riuscito a dare una calmata al ragazzo di Canberra, un passato difficile alle spalle, ma tanta voglia di dimostrare al mondo le sue qualità. Come Nick abbassa la guardia, Djokovic alza il livello. Secondo e terzo set sono quasi una passeggiata di salute (6-3 e 6-4), ma nel quarto ritorna la partita: Kyrgios spegne la radio e Nole deve faticare più del previsto per portare a casa l’incontro, dopo un lottato 7-6 e tre ore di partita. Nonostante la vittoria, l’ex numero uno del mondo scende alla settima posizione del ranking perché l’Atp ha deciso di non assegnare punti a questa edizione di Wimbledon, dopo la decisione degli organizzatori di non far gareggiare russi e bielorussi.

Nonostante la vittoria, Djokovic  scende alla settima posizione del ranking perché l’Atp ha deciso di non assegnare punti a questa edizione di Wimbledon

“Mai avrei creduto di farti i complimenti: la nostra è ufficialmente una storia d’amore” ha scherzato il serbo durante la premiazione. I due non sono mai stati amici, anzi proprio non si sopportavano. Kyrgios ha definito Djokovic “un idiota” per aver organizzato l’Adria Tour, una serie di tornei nei Balcani in piena pandemia che ha causato non pochi contagi. Adesso l’australiano dovrà offrire una cena al suo avversario, complice una scommessa fatta su Instagram prima della finale.

E ora quale futuro li attende? Nole ha detto che andrà in vacanza. “Mi fermo sicuramente due settimane, è stato un torneo molto estenuante”. Poi c’è il rischio di non vederlo in campo fino al prossimo autunno. La situazione è nota, lui non è vaccinato e non può entrare negli Stati Uniti e in Canada. Sembra abbastanza inevitabile la sua assenza dai Masters 1000 nordamericani e dagli Us Open. Djokovic non cambia posizione: “Non mi vaccinerò: se cancelleranno il green pass sarà un grande piacere giocare lì, altrimenti non ci sarò, senza problemi”. Dopo la questione del visto dello scorso gennaio, l’Australia gli ha negato l’ingresso nel paese per tre anni. Sembra che il prossimo Slam che giocherà sarà il Roland Garros 2023: “Non dipende da me, quindi posso solo restare tranquillo e aspettare”. Kyrgios invece tornerà in Australia. Il 2 agosto dovrà comparire in tribunale per l’accusa di aggressione da parte dell’ex fidanzata, avvenuta nel dicembre dello scorso anno. Un momento delicato per Nick, proprio ora che sembrava aver messo, forse, la testa a posto.

Kyrgios tornerà in Australia. Il 2 agosto dovrà comparire in tribunale per l’accusa di aggressione da parte dell’ex fidanzata

Se il torneo maschile è stato vinto dal solito Djokovic, non sono certo mancate le sorprese in campo femminile. La finale era ricca di significato: da una parte la tunisina Jabeur, prima donna araba a raggiungere la finale ai Championship, dall’altra la kazaka Rybakina. In realtà kazaka solo di passaporto perché è nata a Mosca e tuttora vi risiede. Nel 2018 ha cambiato nazionalità per approfittare degli aiuti della federazione di Nur-Sultan (non è la prima volta che un tennista russo diventa kazako per motivi puramente economici). Sta di fatto che alla fine ad alzare il trofeo di Wimbledon è stata proprio la russa-kazaka Rybakina, uno smacco per gli ingessati signori britannici. Per lei si tratta solo del terzo titolo in carriera, il primo in uno Slam. In conferenza stampa le è stato chiesto se condanna la guerra e le azioni di Putin. Lei ha risposto così: “Il mio inglese non è dei migliori. Dal mio punto di vista posso solo dire che rappresento il Kazakistan. Non ho scelto io dove nascere. Questa gente ha creduto in me. Il Kazakistan mi ha supportato molto. Anche oggi ho visto tante bandiere. Quindi non so come rispondere a questa domanda”. Brava e furba.