Quando arriva una crisi, a pagarla per primi sono sempre i più deboli, i più esposti. «Però non sento di far parte di una fascia a rischio; certo, perché sono ancora giovane, anche se devo dire che un po’ di inquietudine c’è».A parlare è Valeria, nome di fantasia, licenziata qualche ora dopo l’entrata in vigore del decreto che ha imposto una stretta sulle attività e gli spostamenti in tutta la Lombardia. Arrivata lo scorso gennaio dalla provincia di Reggio Calabria, Valeria è stata portata a Milano dalla promessa di un lavoro. «Un mio compaesano cercava una receptionist per uno dei suoi hotel, e visto che non ho mai avuto grosse opportunità per andare a lavorare fuori dalla mia regione, ho colto l’occasione al volo».

Arrivata a Milano lo scorso gennaio dalla provincia di Reggio Calabria, Valeria è stata attratta dalla promessa di un lavoro, perso dopo il decreto.

Qual è stata la motivazione del tuo licenziamento?

Mi hanno detto che l’hotel dove lavoravo sarebbe rimasto chiuso fino al 3 aprile, quindi c’era poco da fare. Purtroppo non mi hanno fatto firmare alcun contratto, quindi non avevo molti argomenti a mio favore.

Quindi lavoravi in nero.

Sì.Dal lunedì al sabato, otto ore al giorno per 900 euro al mese. So che non era molto, ma a me andava bene, specie rispetto alle cifre che guadagnavo in passato coi miei precedenti lavori. C’erano persone che conoscevo, e in ogni caso la vedevo come una situazione momentanea; dovevo ancora abituarmi a un lavoro del genere, senza contare che stare alla reception mi piaceva. Poi sì, ad un certo momento avrei voluto essere regolarizzata, però per ora mi andava bene.

Come mai hai deciso di venire a Milano?

Perché mi sono resa conto chenel paesino dove sono cresciuta non avrei avuto futuro. Tutti i miei amici sono andati via, chi per lavoro, chi per studiare. Se avessi rimandato ancora, non l’avrei più fatto. A Milano invece ci sono opportunità di crescita, di apprendere da altre persone, ampliando il proprio punto di vista.

Quando hai capito che avresti smesso di lavorare per via del Coronavirus?

Da quando le persone hanno iniziato a cancellare le prenotazioni in hotel. All’inizio arrivavano mail di persone che chiedevano di poter disdire senza pagare la penale, poi ha iniziato ad arrivare un’ondata di cancellazioni, a prescindere dai possibili rimborsi. Non sapevo come gestirla, né io né i miei superiori.Lunedì 24 febbraio, invece, mi hanno detto che per quella settimana avrei potuto anche stare a casa; ma non immaginavo che si potesse arrivare a un punto in cui si sarebbe bloccato tutto.

E il tuo datore di lavoro?

Mi ha detto di stare tranquilla, che una soluzione si troverà. Ma, arrivati a questo punto, non so più in cosa credere.

Come farai per le prossime settimane?

Non lo so, perché se il virus continuerà a diffondersi così in frettanon credo di avere il coraggio di cercare qualcos’altro; cioè, non sono sicura che si potrà ancora uscire per andare a lavorare. Però dovrò farlo. Cosa posso fare altrimenti?

Vuoi trovare qualche altro lavoro in cui sei meno esposta a rischi di contagio?

Sì, ma non ne sono neanche così sicura. Ho paura, ed è normale, perché è una cosa che non conosciamo. Te ne possono parlare, ma non sai mai cos’è per davvero.Quando ti dicono “sì, sei positivo”, poi tu che puoi fare? Specie se lo dicono a una persona che si deve comprare da mangiare, per andare avanti.

Adesso torneresti a casa, in Calabria?

No, che senso avrebbe? Metterei a rischio me stessa e le persone a cui voglio bene, specie in un paesino dove non ci sono né strutture né il personale sanitario adeguato, come qui in Lombardia.

Quindi quali sono le tue prospettive?

Non lo so. Penso di tornare giù dai miei genitori, appena tutto questo sarà finito. Stare lì un paio di mesi, e poi riprovarci.I primi tempi vivere a Milano era pesante, sì, ma neanche così tanto: sapevo che era una questione di abitudine. Poi è arrivato il virus e tutto è precipitato. Ti ritrovi obbligata a stare in una casa che non è la tua, dove non hai alcun comfort, senza soldi e devi pure preoccuparti di come spendere anche un solo euro.

Cosa pensi di questa situazione?

Niente, cosa devo pensare?Questa situazione ci sta facendo perdere anche la dignità di esseri umani. Non solo non possiamo lavorare, ma dobbiamo anche preoccuparci di parlare con una persona, di prendere un caffè al bar, di farci una passeggiata. Siamo costretti a stare chiusi in casa; sì, per il nostro bene, però è dura. Spero che le cose tornino meglio di prima, ma la vedo dura.

Perché meglio, e non come prima?

Perchéla gente, dopo tutto quello che sta accadendo, dovrebbe capire quali sono le vere priorità, quelle che prima non aveva neanche mai preso in considerazione.