Se un evento non lo si è vissuto sulla propria pelle, a volte è impossibile comprenderlo. Troppe erano le emozioni: attesa, eccitazione, ma anche paura e dolore. La Mille Miglia è stata tutto questo. Le auto sfrecciavano come schegge sulle strade italiane in mezzo ad ali di folla in delirio sul ciglio delle strade, non accorgendosi di mettere in pericolo la loro vita. Eppure qualcosa li attirava come un magnete per veder passare la “Freccia Rossa”.
Enzo Ferrari aveva definito la Mille Miglia come “la corsa più bella del mondo”
Va ricordato che la Mille Miglia non è più una gara di velocità come lo è stata fino al 1957. Essa ha oggi perso quella connotazione sportiva delle origini, trasformandosi in una gara di regolarità e in una manifestazione di auto d’epoca che ancora suscita negli spettatori grandi emozioni.
Oggi non è più la competizione ad attirare le folle alla Mille Miglia, ma la passione di vivere per un momento una storia che continua ancora oggi; e che, attraverso le vetture d’epoca, sembra portare lo spettatore in un altro tempo. Anche quest’anno le automobili sfileranno per le strade delle città italiane, riportandole per un momento nel passato, nella storia.
L’edizione del 2024
Alla passerella di quest’anno, la cui partenza è prevista a Brescia per martedì 11 giugno, sono più di 400 le vetture iscritte e 33 le nazioni rappresentate. E sarà ancora l’Italia quella che presenterà il maggior numero di concorrenti, schierando 71 vetture, di cui 50 Alfa Romeo e 21 Ferrari. Saranno inoltre presenti 25 Mercedes-Benz, 31Porsche, 27 Jaguar e 17 Bugatti.
E anche quest’anno è prevista la presenza di ospiti importanti, fra cui il mito della Formula 1 Jackie Icks e il cantante Blanco, vincitore di San Remo 2022, che si unirà alla corsa nell’ultima parte del percorso a bordo della iconica vettura 1000.
Il programma sarà suddiviso in cinque tappe: partendo da Brescia le auto raggiungeranno Torino, per poi da lì dirigersi verso Viareggio e da lì giungeranno poi a Roma. E nella Capitale ci sarà il giro di boa, e le frecce torneranno verso il Nord fino a San Lazzaro di Savena in provincia di Bologna, per poi ripartire dal capoluogo romagnolo e tornare a Brescia sabato 15.
Ad anticipare il convoglio delle storiche ci saranno le Ferrari del Tribute 1000 Miglia e le auto Full-Electric della 1000 Miglia Green, mentre in coda troveranno spazio le Supercar e Hypercar iscritte alla 1000 Miglia Experience.
Nasce il mito

I quattro moschettieri: da sinistra Aymo Maggi, Franco Mazzotti,
Giovanni Canestrini e
Renzo Castagneto
La prima edizione della Mille Miglia si svolge nel 1927, concepita dalle menti dei “quattro moschettieri”: il Conte Aymo Maggi, l’aviatore Franco Mazzotti, il giornalista sportivo Giovanni Canestrini e Renzo Castagneto, che sarà direttore di gara di tutte le edizioni. I quattro avevano preso molto male il trasferimento del Gran Premio d’Italia da Montichiari, in provincia di Brescia, a Monza, e decisero di reagire creando una corsa che sarebbe entrata nella storia. Così la descrive il giornalista della Stampa Fabrizio Tonelli: «Mille Miglia: suggestiva frase che indica oggi il progresso dei mezzi e l’audacia degli uomini. Corsa pazza, estenuante, senza soste, per campagne e città, sui monti e in riva al mare, di giorno e di notte».
Il nome della competizione deriva proprio dalla lunghezza del percorso, che in tutte le sue edizioni, nonostante alcuni piccoli cambiamenti, resterà sempre intorno ai 1600 chilometri, equivalenti a mille miglia imperiali. Il punto di partenza era Brescia, da cui le auto avrebbero poi puntato verso Roma, e dalla capitale sarebbero poi ripartite alla volta della città lombarda, sfrecciando sulle strade della penisola, attirando sul ciglio delle strade folle oceaniche di spettatori.
Del resto, il fascino della corsa uscì ben presto dai limiti dello sport, entrando anche nel giornalismo, nella musica e nel cinema: «Bisogna tornare indietro di quasi un secolo per capirne la grande suggestione sul pubblico. La Mille Miglia ha le stesse caratteristiche del Giro d’Italia ciclistico: una corsa che va in mezzo alla gente. Per coglierne lo spirito basta ascoltare Nuvolari, di Lucio Dalla» ci spiega Pino Casamassima, autore del libro 1000 Miglia. Storie di uomini e macchine, e perfino un regista come Federico Fellini volle omaggiare la corsa dedicandole alcune scene in Amarcord, uno dei suoi più grandi capolavori.
Le ventiquattro edizioni della Freccia Rossa consacreranno nel pantheon dell’automobilismo italiano e internazionale figure come Tazio Nuvolari, Giuseppe Campari, Clemente Biondetti e Piero Taruffi. E intorno alla corsa nacquero leggende, mai confermate, come il detto “Chi è il primo a Roma non è primo a Brescia”, oppure storie che rasentano il mito: «La vittoria storicamente più “pop” è certamente quella di Nuvolari nel 1930: quella dei famosi fari spenti; Tazio avrebbe spento i fari per far intendere al rivale Varzi di avere avuto un guasto. Varzi avrebbe rallentato quel tanto che bastava perché lui lo superasse. Una narrazione che rasenta la leggenda, nel senso che alcuni la ritengono falsata: Varzi avrebbe avuto già problemi con la sua macchina prima del sorpasso. Ma a volte si vuole credere anche a quel che non è vero, e quel che non è vero diventa più potente della verità», spiega ancora Casamassima.
La fine del mito
Parte del fascino della corsa derivava dalla sua pericolosità, e non solo per i piloti. Pur di vedere sfrecciare i campioni italiani sui loro bolidi, le persone si accalcavano nelle strade, quasi completamente prive di barriere di sicurezza, ed era facile che ci scappasse il morto. Proprio nel 1938 la corsa verrà interrotta per la prima volta a causa della Sciagura di Bologna, quando lo sbandamento di una Lancia Aprilia contro il marciapiede di viale Berti causò la morte di dieci persone, tra cui sette bimbi, e il ferimento di altre ventiquattro.

Dopo la tragedia di Guidizzolo, L’Osservatore Romano definì Enzo Ferrari come “Un Saturno ammodernato che divora i suoi figli”
Proprio a seguito del tragico incidente lo stesso Benito Mussolini decise di vietare per sempre le gare automobilistiche su strada. Fu la prima vera interruzione della Mille Miglia, che riprenderà soltanto nel 1946, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.
La chiusura definitiva come gara di velocità avverrà nel 1957, quando l’ennesima tragedia convincerà il governo italiano a chiudere definitivamente questa epopea avviata trent’anni prima. Il vincitore della gara sarà Antonio Taruffi, che riuscirà finalmente a coronare il suo sogno, ritirandosi quindi dalle corse. Ma è una vittoria amara, offuscata dalla morte.
Certo non poteva immaginarlo Alfonso De Portago, marchese di origine spagnola e membro del team Ferrari durante la corsa. A Bologna, durante la breve sosta, De Portago aveva appena rivisto per pochi secondi la fidanzata, l’attrice Linda Christian, e poi era ripartito alla volta di Brescia per concludere la gara. Ma non vi giungerà mai. A Guidizzolo, nel mantovano, succede qualcosa: uno dei suoi pneumatici scoppia e lo sbandamento della sua auto uccide lui, il suo navigatore e altre nove persone che stavano assistendo alla gara. Tra le vittime, cinque erano bambini.
Ciò ebbe anche un effetto devastante su Enzo Ferrari, che fu oggetto di una violentissima campagna di stampa che lo indicava come il responsabile della tragedia, e sarà solo dopo una lunga e dura battaglia legale che la scuderia del Cavallino sarà assolta da tutte le accuse.
Nonostante i tentativi di ripristinare la gara, alla fine gli organizzatori dovettero arrendersi. La Mille Miglia aveva ormai chiuso la sua epoca come competizione, trasformandosi vent’anni più tardi in quello che è oggi: una gara di regolarità e una rievocazione storica che vede sfilare per le strade italiane, quasi a passo d’uomo, le auto che per trent’anni, nel bene e nel male, hanno emozionato il nostro Paese.


