«Qualche sabato fa, a mezzogiorno, arriva una cliente che desidera il brunch. Dopo averla fatta accomodare le elenco il menù del giorno. I primi tre piatti sono a base di uova: al bacon, strapazzate e omelette. Segue tutta una serie di altre pietanze ma lei mi interrompe subito e mi dice: “Ah, buonissime le uova al bacon. Sì sì, prendo quelle”. Io segno sul blocchetto ‘brunch numero uno’ e mentre mi reco in cucina per riferire l’ordinazione, mi richiama urlando e agitando le braccia in aria: “Ah no, che stupida, dimenticavo. Sono allergica alle uova! Mi faccia il brunch due”. Ma il brunch due sono le uova strapazzate, penso. Al che glielo faccio presente e lei, ridendo, mi risponde: “Sì sì, quelle mi vanno bene. Non le ho mai mangiate, proviamole!”. Io la guardo stupita ma non dico niente, spero solo che non le venga un malore mentre le mangia.

Così, dopo averle portato l’ordinazione, mi apposto dietro ad uno scaffale per guardarla da lontano. Vedo che inizia a spostare le uova sul bordo del piatto e le osserva per qualche minuto. Un bel respiro profondo, le assaggia e poi ride. Alla fine ha mangiato tutto e per fortuna non si è sentita male o, per lo meno, non quando era ancora nel bar».

 

(Mariastella – Caffè del Carmine, Brera)