«Ho provato sulla mia pelle la paura di chi subisce una rapina. È estate e sono le 13 di una giornata come tante altre nel bar che è appena alle spalle dei tornelli della metropolitana di Famagosta. Sto servendo il caffè ad un cliente e all’interno del locale ci sono una decina di persone. All’improvviso entra un uomo con il volto coperto.

Si precipita con fare minaccioso davanti a me, ordinandomi di dargli tutti i soldi. Istintivamente gli rispondo con un secco “te lo puoi scordare” e mi ritrovo in un amen una pistola puntata addosso. Vengo assalito dal terrore più totale e indietreggio di qualche metro, mentre lui scavalca il balcone ed estrae il cassetto del registratore di cassa, fuggendo con circa 800 euro.

Gli avventori restano pietrificati come me e nessuno cerca di fare inutilmente l’eroe. Chiamo subito i carabinieri che poco dopo giungono sul posto. Vengo accompagnato in questura per sporgere denuncia. Trascorro l’intero pomeriggio lì dentro, perdendo – oltre all’incasso della mattina – mezza giornata di lavoro per fornire quelle poche informazioni che potevo dare su quel delinquente, fuggito chissà dove».

(Walter Iaffardano, autogrill metro Famagosta)