Il conflitto in Ucraina rappresenta soprattutto una guerra della disinformazione. Dopo Instagram, Facebook e Twitter, la Russia ha deciso di uscire da internet mondiale entro l’11 marzo facendo affidamento solo alla propria rete di Stato, RuNet, oscurando le notizie degli attacchi a circa 140 milioni di cittadini russi. Quindi mai come prima d’ora informare e rimanere informati sono due azioni fondamentali. Luciana Grosso e Micol Flammini, giornaliste de Il Foglio, sono indicate tra le esperte da seguire sui canali social. Al di là delle sfumature e dei punti di vista divergenti che abbiamo raccolto, di due cose sono certe entrambe: non sarebbe il caso di portare avanti questa guerra perché, se accadesse, diventerebbe nucleare. E che, comunque vada, l’Ucraina ne pagherà il prezzo più alto.
Micol Flammini, di fronte alle votazioni Onu, come è cambiata la situazione?
Io sono rimasta sorpresa da due cose.La prima è il fatto che la Serbia non si è schierata e rimango sorpresa perché sappiamo che sono due Paesi che sono abituati ad avere un rapporto di grande vicinanza, che è anche uno dei motivi per cui fatica a entrare nell’Ue. La seconda è che nemmeno Cuba, che storicamente è sempre stata vicina alla Russia, ha detto di essere dalla parte di Mosca. Era prevedibile che un Paese come la Cina si astenesse, dato che già dai mesi precedenti ha avuto una grande influenza in questo conflitto: ricordiamo quando Putin è andato all’apertura dei Giochi di Pechino; ricordiamo quando è stato fatto sapere alla Russia che si preferiva che non ci fosse alcun attacco durante la tregua olimpica. In teoria lo siamo ancora. Comunque è interessante notare, al di là dei vari schieramenti, come la Russia stia cercando di ricucire i suoi rapporti. Sa che quello più forte tra tutti i Paesi internazionali e che può essere dalla sua parte è la Cina in questo momento. Allo stesso tempo ha cercato di corteggiare le repubbliche dell’Asia centrale: il Kazakistan, il Turkmenistan, l’Uzbekistan, che storicamente appartengono alla sfera di Mosca. Tuttavia c’è stata una dimostrazione di freddezza, quasi come se l’isolamento della Russia stia aumentando, che è la carta che noi abbiamo giocato, soprattutto per quanto riguarda l’isolamento economico.
Luciana Grosso, Lei si occupa soprattutto di Stati Uniti. Qual è il loro gioco?
Essendo uno dei Paesi leader della Nato,il loro interesse rimane quello di mantenere integri i territori che ne fanno parte. Quindi, finché nessuno tocca i territori della Nato – che finiscono con la Polonia, la Romania e vanno giù fino alla Turchia – gli Stati Uniti non si vedono coinvolti fisicamente in questa guerra. D’altra parte, sanno che una guerra così vicina ai confini, per giunta condotta dal nemico storico che è la Russia, evidentemente è un pericolo. Già mesi fa avevano dato l’allarme di una possibile aggressione nei confronti dell’Ucraina e avevano iniziato a inviare truppe, mezzi e fondi sui confini orientali della Nato perché prevedevano che da un momento all’altro la situazione sarebbe degenerata. Noi non sappiamo cosa ha in mente di fare Putin qualora dovesse prendere l’intera Ucraina. Non sappiamo se vuole veramente estendere il conflitto con l’intenzione di ricondurre sotto il controllo russo anche dei Paesi che oggi sono all’interno della Nato, cioè Estonia, Lituania e Lettonia.
Per Flammini e Grosso de Il Foglio non sarebbe il caso di portare avanti questa guerra: nessuno esclude che potrebbe diventare nucleare
L’Ucraina ha firmato i documenti per chiedere di entrare ufficialmente nell’Unione Europea. La richiesta può concretizzarsi nel breve tempo o è improbabile?
M.: È improbabile. I Paesi fondatori, quelli più cauti, dicono che in questo momento non si può concedere all’Ucraina un iter accelerato rispetto a quello solito. Probabilmente dovrà sottoporsi alla prassi normale come stanno facendo anche altri Stati, come l’Albania, la Serbia.
L.: Già dal 2013-14, l’Ucraina aveva chiesto di poter far parte dell’Ue e della Nato. Il fatto aveva causato la prima guerra e portato la Russia a controllare la Crimea. Ora l’ipotesi che l’Ucraina entri in breve appare improbabile per diverse ragioni. La prima è che né l’Ue né la Nato accettano al loro interno dei Paesi instabili e oggi l’Ucraina lo è decisamente. In secondo luogo, ci sono diversi altri Stati in coda da anni per poter entrare nell’Ue e che non possono essere sorpassati. Infine, la risoluzione che Zelensky ha firmato con il Parlamento europeo non è vincolante per riconoscersi come candidato.
“Qualora la guerra diventi mondiale, sarà nucleare”.
M.: È molto difficile perché si entra nel campo dell’imprevedibilità. È ovvio che alzare la posta parlando di una minaccia nucleare ha l’obiettivo di arrivare ai negoziati con la pistola sul tavolo, che è la pistola più potente che loro possano avere in questo momento.
L.:Einstein diceva che non sapeva come si sarebbe combattuta la terza guerra mondiale, ma sapeva che la quarta si sarebbe combattuta con la clava. E quindi credo che quello che dice Lavrov sia vero. E’ evidente che se si dovesse arrivare a uno scontro Russia-Nato, che è stato il terrore del secolo scorso, si avrebbe uno scontro nucleare. Tuttavia da quando Putin ha cominciato a parlare esplicitamente di nucleare nessuno ha ancora risposto perché si vuole evitare a tutti i costi qualsiasi mossa che possa essere interpretata come una provocazione e che possa innescare un’escalation di conseguenze catastrofiche.
Le sanzioni dell’Unione Europea e degli Stati Uniti colpiscono soprattutto gli oligarchi russi e i loro investimenti. Potrebbero arrivare a fermare Putin con un golpe?
M.: Putin ha fatto una cosa molto furba: ha diviso il potere economico da quello politico. Ha stretto un patto con gli oligarchi assicurando che da un certo momento in poi non avrebbe toccato le loro ricchezze e loro non si sarebbero mai dovuti intromettere nella politica. Colpire l’élite finanziaria era il senso stesso di queste sanzioni: fare pressione su Putin attraverso gli uomini che dopo di lui contano di più in Russia. È anche quello che da molti anni gli oppositori russi chiedevano. Lo stesso Alexei Navalny chiedeva di sanzionare gli oligarchi per colpire davvero il Cremlino. Ma ancora non si sa se possano avere un ruolo così importante perché finora questa pressione non ha portato a grandi risultati. O per lo meno è chiaro che ci siano degli elementi che fanno pensare che la Russia stia trattenendo le sue forze perché se avesse voluto avrebbe già potuto bombardare Kyiv e distruggerla. Non essere arrivato ancora a un attacco completo nei confronti della capitale fa pensare che ci sia un lavoro diplomatico o dei negoziati dietro che non per forza è visibile.
L.: Premesso che non ne abbiamo la minima idea perché nessuno di noi ci ha che fare, credo chel’ipotesi che l’oligarchia russa possa congiurare per ribaltare Putin sia assolutamente improbabile perché mi sembra veramente difficile anche solo sognarsi di ribaltare Putin ora. Magari fra qualche mese, fra qualche anno, forse.
Sul lungo periodo, abbiamo davanti una tregua o l’intensificarsi del conflitto?
M.: L’isolamento della Russia può portare a due reazioni: o Putin torna sui suoi passi spinta proprio dall’élite finanziaria oppure potrebbe reagire in modo ancor più violento. A pagarne rimane comunque l’Ucraina, per il momento.
L.:Quello che può succedere è che qualcuno lo possa convincere a sospendere questa guerra in modo che le sanzioni vengano sospese e che in qualche modo, seppur in un regime di reciproca ostilità, si riapra il dialogo con l’Occidente. La cordialità più o meno sincera che c’è stata negli ultimi decenni con l’Occidente e la Russia non ci sarà mai più. Ma è anche vero che esistono dei legami economici molto forti che nel giro di una settimana sono saltati. E quindi può essere che chi ha grandi interessi spinga per la conclusione il più rapido possibile della guerra.