Tindara e Carmelo fanno il panettone da 35 anni, da quando si sono trasferiti a Milano. La loro storia d’amore coincide con la passione per la pasticceria. Da  “I Ragazzi” in via Padova lei, di Francofonte (SR), gestisce le vendite e interagisce con i clienti: “Io sto in negozio, conosco bene la teoria mentre la pratica la adoperano mio marito e mio figlio”. Lui (il marito) è il re del laboratorio: “La nostra è una ricetta tradizionale che Carmelo ha perfezionato negli anni”, dice Tindara con tono compiaciuto. Per un attimo lascia trasparire l’ammirazione nei suoi confronti, e si ricompone subito. E’ una donna capace e concreta: ci tiene a specificare i ragionamenti che stanno dietro i prezzi non sempre calmierati dei panettoni artigianali: “Ci vogliono due giorni per fare un panettone, di cui uno intero di lievitazione. Cerchiamo di tenere fisso il prezzo e non cambiarlo negli anni”. Un tentativo notevole, vista l’inflazione dilagante e gli aumenti dei costi delle materie prime, anche a causa dei conflitti del nostro tempo. Ventotto euro al chilo non è tanto per un panettone artigianale, anzi è poco. “Abbiamo clienti abituali in giro per le nazioni europee, Svizzera e Francia su tutte. C’è chi vuole un panettone di qualità ed è disposto a spendere qualcosa in più. Con il passare degli anni, c’è chi invece non può più permettersi questo sfizio”.

Dalla Sicilia a Milano, Tindara e Carmelo sono i pasticcieri di via Padova

L’analisi caparbia di Tindara trova un riscontro anche negli ordini che la pasticceria dei coniugi Ardizzone riceve dalle aziende: “Molte aziende sono in difficoltà e si sono rimpicciolite. Hanno diminuito le spese extra anche se ci tengono comunque a fare il regalo di Natale”. Natale che per Tindara e Carmelo è al servizio dei clienti: “Siamo aperti tutta la giornata del 24 dicembre e il 25 fino a pranzo. Si lavora molto anche a Santo Stefano”. Via Padova per loro è casa, ci vivono da sempre: “Ci troviamo molto bene qui. La zona è un po’ cambiata negli ultimi anni, forse si è impoverita, ma sento che si sta riprendendo”.

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Il Natale milanese non cancella però le origini; Tindara ci tiene a farmi assaggiare ‘sua maestà’  il cannolo. E’ qui che si mostra più sciolta e coinvolta: “C’era un ragazzino che passava sempre da noi. Era di famiglia. L’abbiamo visto crescere. Dopo essersi laureato, ci ha detto che si era fidanzato e passava a prendere i pasticcini due o tre volte la settimana per portarli a cena dalla sua ragazza”. Si interrompe per non farsi prendere dall’emozione: “Per un po’ non è più passato, poi la grande sorpresa: è tornato un giorno con un bimbo in braccio e ci ha presentato la moglie. E’ stato commovente”.