Inaugurata nel lontano 1968 dal papà Lino Cioli, il cuore della “Pasticceria 3 Pini” batte ancora grazie ai figli Massimo, di 62 anni, e Roberto, di 57. L’amore per la cucina dei dolci, che accomuna i due fratelli, viene trasmessa dal padre. Come ci racconta Massimo: “Io ho studiato all’istituto alberghiero Cappa, ma è stato lui ad insegnarci le tecniche del lavoro”.

Una storia che dura più di cinquant’anni e che ha visto, nel corso della sua vita, diversi spostamenti di sede: da viale Romagna, in Città Studi, a Santamaria di Leuca, in Salento; da Peschiera Borromeo a via Mecenate, nel quartiere Forlanini. Tanti trasferimenti che non solo hanno portato crescita ed esperienza, ma anche la consapevolezza che, “ovunque siamo andati – continua Massimo – siamo sopravvissuti mantenendo una qualità alta. Immagina che da Peschiera c’è ancora gente che ci viene a trovare. In questi anni abbiamo costruito qualcosa di buono, no?”.

Lino Cioli e i figli hanno migrato di quartiere in quartiere ma il loro segreto sta nell’equilibrio tra tradizione e innovazione. Senza dimenticare l’importanza dei social media

Il segreto è stato trovare un equilibrio tra tradizione e innovazione. Se si pensa che la pasticceria è uno di quei mestieri in continua evoluzione, la sfida di oggi è riuscire a proporre dolci con il gusto e la bontà delle vecchie scuole, in chiave moderna, ossia “instagrammabile”. Cosa vuol dire? Le ricette devono essere tanto buone quanto belle visivamente, perché il prodotto verrà poi caricato sui social e fatto conoscere a tutti. In questo senso, le piattaforme digitali sono state uno stimolo per aggiornarsi e cambiare. Ed è anche la particolarità del loro mondo: “Tutti possiamo vedere e prendere spunto dagli altri ed è molto facile presentare un prodotto che magari nel passato sarebbe stato limitato in certe zone”. Prendiamo in considerazione il maritozzo romano che, grazie alla fama e alla comunicazione di Iginio Massari, è diventato un prodotto nazionale: “Negli anni Ottanta non lo conoscevamo neanche: oggi li finisco perché li chiedono tutti. Una volta c’era il passaparola, adesso è molto più semplice”.

A Natale non si può non citare il panettone, un classico della pasticceria nostrana: “E’ un peccato si faccia solo per due mesi all’anno, certi colleghi hanno l’ardire di farlo in ogni stagione: è un dolce che potresti mangiare sempre”. Detto ciò, “ora lo si può trovare in tanti gusti, anche particolari, come pistacchio, caramello, cacao, con o senza canditi”. Le persone apprezzano e assaggiano il sapore originale, ma alla fine il tradizionale è sempre quello che si vede e si vende di più.

Durante tutto il racconto di Massimo, è chiara fin dal primo momento la sua passione per la pasticceria: “Io adoro questo lavoro, tornassi indietro rifarei quello che ho fatto. Mi piace troppo e a livello di soddisfazioni mi ha dato tanto”.