Un accordo che segna «l’inizio di una nuova storia» ma anche «una vittoria per l’Europa». Con queste parole, la presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen ha commentato su X, il 6 dicembre scorso, il raggiungimento di un’intesa economico-commerciale tra i Paesi dell’Unione Europea e gli attuali quattro membri fissi del Mercosur – Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay – principale mercato economico comune del Sud America.
Elemento portante – ma non l’unico – della convenzione è il progressivo abbattimento dei dazi negli scambi commerciali tra le due aree economiche e che faciliterebbe la creazione di un vasto mercato internazionale che coinvolge circa 700 milioni di persone. Il condizionale è d’obbligo, poiché per entrare in vigore, è necessaria la ratifica dell’accordo da parte di entrambi i contraenti. Sul versante dell’Unione in particolare, saranno necessari il voto del Consiglio e del Parlamento Europeo; per l’approvazione da parte del primo è necessaria la maggioranza qualificata, secondo cui devono votare a favore 15 Paesi su 27 che rappresentino, in totale, il 65% della popolazione UE. La proposta sarebbe cassata qualora si costituisse una “minoranza di blocco” formata da almeno quattro Paesi membri che, insieme, rappresentino il 35% della popolazione comunitaria.
Nonostante la prospettiva di nuovi e più favorevoli potenziali mercati per le esportazioni – specie in un momento di difficoltà per alcuni settori, come quello dell’auto – sia per le importazioni di materie prime, l’annuncio di Von Der Leyen ha suscitato pareri contrastanti nella controparte europea. Tra i più favorevoli, anche in relazione ai propri interessi a carattere nazionale, ci sono la Germania e la Spagna. Nel primo caso, il cancelliere tedesco Olaf Scholz, via social, ha voluto rimarcare l’importanza dell’accordo, evidenziando gli oltre «20 anni di trattative» tra i due blocchi. Il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, ha commentato il raggiungimento dell’intesa come un «inedito ponte economico», assicurando l’impegno della Spagna a far sì che il Consiglio europeo dia il proprio placet per l’entrata in vigore.
Sul fronte dei contrari, i più compatti allo stato attuale sono gli agricoltori e allevatori di molti Paesi Ue, preoccupati dalla potenziale concorrenza e quindi da un abbassamento dei prezzi che sarebbero generati dall’immissione sul mercato degli omologhi prodotti sudamericani, che hanno costi di produzione inferiori anche per via della minore rigidità rispetto ai parametri produttivi e qualitativi da rispettare in Europa. E mentre rischia di riaccendersi la già agguerrita “protesta dei trattori”, Von Der Leyen, sempre da Montevideo – sede dell’intesa – ha rilanciato l’impegno dell’Ue a non lasciare inascoltate le richieste di agricoltori e allevatori europei.
Rassicurazioni che non sembrano sufficienti neanche in Italia: dura la reazione all’accordo da parte di Coldiretti e Filiera Italia, che accusano l’Ue di «accordo sbilanciato e pericoloso per l’agricoltura europea», mentre dal governo nazionale non è ancora emersa una posizione chiara, sebbene sia stato ribadito, come già in altre occasioni, il sostegno agli agricoltori. La posizione dell’Italia viene monitorata dalla Francia, dove sono contrari all’intesa tanto i partiti quanto le sigle sindacali: un insolito, di questi tempi, fronte compatto, con in testa il presidente Emanuel Macron, alla ricerca di alleati comunitari in sintonia con la sua idea di bocciare l’accordo. Tra questi, potrebbe esserci la Polonia di Donald Tusk, tra i primi a schierarsi sul fronte dei contrari ben prima dell’intesa siglata a Montevideo e peraltro oggetto di visita di Macron nei giorni scorsi.
Di segno opposto, secondo Le Monde, i rapporti attuali tra il Capo dell’Eliseo e la Presidente della Commissione Europea Von Der Leyen. Una situazione non dissimile anche oltreoceano, in particolare col Brasile, dove il presidente Lula ha risposto in prima persona ad alcuni deputati francesi che avrebbero polemizzato sulla qualità delle carni prodotte nel Paese verdeoro. Più disteso invece il clima tra la Francia e un altro Capo di Stato presente a Montevideo, il presidente paraguaiano Santiago Pena, che in settimana è poi volato a Parigi da Macron per riprendere le fila del discorso Ue-Mercosur e irrobustire i rapporti tra i due Paesi all’insegna di investimenti e reciproci benefici.
Favorevole nel Mercosur anche il parere dell’Uruguay, dove a marzo 2025 si insedierà il neo-eletto Yamandù Orsi e che, in questa circostanza è stato rappresentato anche dal presidente uscente Luis Lacalle Pou, tra i più entusiasti dell’accordo che, in futuro, si augura possa essere replicato anche con la Cina. A Montevideo, oltre all’incontro con Von Der Leyen, era già in corso l’assemblea dei membri permanenti e degli Stati associati al Mercosur e in tale occasione la presidenza del blocco economico è passata dall’Uruguay all’Argentina di Javier Milei. Per quanto soddisfatto dell’accordo con l’Ue, l’inquilino della Casa Rosada auspica che il Mercosur sia ancora più flessibile nelle relazioni commerciali e si apra sempre più ad altri partner, – del Sudamerica ma non solo – contestando il principio secondo cui il blocco debba autorizzare le relazioni commerciali tra un Paese membro e un altro Stato.
Al netto degli entusiasmi e anche delle contestazioni per un accordo comunque storico, il percorso di ratifica e, quindi, di entrata in vigore si prospetta, specie sul fronte europeo, ancora lungo e tortuoso.