«Non demordete. Sognate, anzi sognate in grandissimo. Non siete sole, siamo in tanti e in tante a lottare ogni giorno per un “noi” condiviso». Sumaya Abdel Qader, autrice e sociologa, non rivolge queste parole solo alla platea che la sta ascoltando ma le rivolge soprattutto alla figlia che è seduta tra il pubblico affinché lei e la sorella maggiore crescano libere di credere nei propri obiettivi. Stand up for girls! è il titolo dell’evento promosso dalla ong Terre des Hommes, nato nella cornice della campagna indifesa, in collaborazione con 5×15 Italia e il sostegno dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano. Sul palco della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli si alternano sei ospiti ma soprattutto tantissime storie di vita, di difficoltà ma anche di grande speranza.

Sumaya decide di raccontare la sua storia personale, dalla decisione di indossare il velo a dodici anni perché «volevo entrare nel salotto delle donne dove, se non sei sposata o non indossi il velo, non puoi farlo» fino al ritorno in Italia, dove è nata e cresciuta e ancora le chiedono “ma da dove vieni veramente?”. «Da Perugia, rispondo, ma nessuno ci crede e la domanda mi viene posta di nuovo fino a quando non spiego le origini dei miei genitori».

Mariangela Pira, conduttrice e giornalista di SkyTg24, viaggia da quattordici anni in paesi poveri e troppo spesso dimenticati per portare aiuti. Da otto anni lo fa proprio con Terre des Hommes e sul palco porta le storie delle tante bambine siriane che ha incontrato l’anno scorso. Pira, mentre parla della sua esperienza di cooperante, mostra al pubblico le foto scattate quando ha portato nelle scuole i materiali per studiare e si emoziona ricordando gli occhi meravigliati di chi per la prima volta ha visto penne, quaderni e zaini.

Donata Columbro

Donata Columbro

Donata Columbro è un’umanista che si occupa di dati ma con un approccio femminista, per questo motivo si definisce “femminista dei dati”. L’approccio femminista ci aiuta a capire chi detiene il potere, perché dietro ai dati ci sono delle scelte e ci sono delle categorie che non vengono studiate o prese in considerazione. I dati sono umani, non sono neutri, provengono da opinioni personali e spesso chi lavora nella data science è uomo. «L’esempio perfetto è fare tradurre delle semplici frasi a Google traduttore – continua Columbro – se scriviamo “Ha scelto un corso di finanza”, in automatico Google traduce inserendo il pronome maschile. Se invece scriviamo “Ha scelto un corso di cucina” esce il pronome femminile». Stereotipi e pregiudizi stanno influenzando anche l’intelligenza artificiale.

«Non sappiamo quanti matrimoni forzati ci sono in Italia perché non c’è un Osservatorio nazionale che studia il fenomeno. Non si può parlare di ragazze costrette a sposarsi solo dopo che queste vengono ammazzate» chiosa Castigliani. Martina Castigliani, giornalista de IlFattoQuotidiano.it, porta sul palco le storie di cinque ragazze. Sono le protagonista del suo libro Libere. Il nostro NO ai matrimoni forzati, illustrato da Elisabetta Ferrari. Le illustrazioni sono fondamentali per farci entrare dentro la vita di queste donne; ognuna ha scelto di essere disegnata con l’oggetto che più la rappresenta. Storie di giovani coraggiose che si sono ribellate, sono scappate dalle loro case e che ancora oggi sono in pericolo. Se hanno deciso di esporsi è “per tutte le altre”. In Italia non ci sono numeri precisi sui matrimoni forzati «e questo è una grande problema. Dal 2019 esiste il reato di matrimonio forzato ma non esiste un osservatorio nazionale che studia il fenomeno. Per questo motivo non ci sono dati precisi». Castigliani conclude: «Bisogna prevenire, bisogna parlare. Non si può parlare di ragazze costrette a sposarsi solo dopo che queste vengono ammazzate». 

La vita di Giuseppe Delmonte è cambiata per sempre il 26 luglio 1997 quando sua madre è stata uccisa con sette colpi di ascia dal marito. «Io sono stato condannato all’ergastolo del dolore. Notti insonni, incubi, mancanza di punti di riferimento: ti avvolge un senso di sconfitta che non ti abbandonerà mai più». Delmonte è arrabbiato con lo Stato perché non è stato in grado di proteggere sua mamma quando chiedeva aiuto e non è stato in grado neanche di aiutare lui e i suoi fratelli quando sono diventati “orfani speciali”. «Ad oggi organizzo convegni, vado nelle scuole e parlo con i giovani perché credo in un cambiamento culturale che spero, e credo, verrà prima di un intervento della politica. Quella politica che fa spesso finta di non vedere». Delmonte e Terre des Hommes hanno lanciato il progetto Respiro per gli orfani di femminicidio, affinché non vengano mai lasciati soli.

L’attivista Pegah Moshir Pour ha lasciato l’Iran a nove anni con la sua famiglia. In Italia si è laureata in ingegneria edile: «Quando andavo nei cantieri mi dicevano signorina, io rispondevo architetta e tutti mi guardavano lì come a voler essere sicuri che io fossi donna». «Le cose devono essere chiamate con il loro nome» chiosa Pegah. Da molti mesi racconta il coraggio di tutte quelle donne, ma anche di tutti quegli uomini, che dopo l’uccisione di Mahsa Amini si sono ribellati al regime. L’attivista ricorda che in Iran le bambine non vengono avvelenate per non farle studiare ma per reprimere proprio le proteste.

Sul palco della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli avrebbe dovuto salire anche Margherita Fiengo Pardi, figlia di una coppia omogenitoriale, ma per problemi di salute la sua storia e la sua rabbia per la recente decisione del governo di interrompere la trascrizione dei figli di coppie omogenitoriali sarà rimandata a Stand up for girls! dell’anno prossimo. Nel frattempo, però, continuerà a battersi per non essere considerata invisibile.