Il “Museo della Tecnologia e della Scienza” di Milano ha ospitato la seconda edizione degli Sky Inclusion Days. Quest’anno è stato scelto come sottotitolo dell’evento “La diversità ci rende unici”. Nel corso della giornata, storie di diversità ma anche iniziative e soprattutto messaggi di inclusione sono stati portati sul palco da una serie di ospiti che hanno dialogato con alcuni giornalisti e condiviso le proprie esperienze con una platea aperta soprattutto a studenti di scuole di vario ordine e grado, parti integranti dell’iniziativa con una serie di progetti a loro dedicati. «La promozione dell’inclusione, in tutte le sue declinazioni, fa parte dei valori di riferimento di Sky», racconta Francesco Canini, Responsabile Stakeholders Engagement per Sky Italia. «Il nostro impegno quotidiano è fare cultura su questi temi, affrontandoli con concretezza ma allo stesso tempo con leggerezza, con l’obiettivo di far sentire tutti parte di una comunità».
Tra gli interventi, numerosi quelli provenienti da personalità cinematografiche e teatrali. Vittoria Schisano – attrice che ha intrapreso in passato un percorso di transizione sessuale – ha condiviso la propria esperienza fatta soprattutto di sfida e lotta contro i pregiudizi, raccontata in passato attraverso le pagine del suo La Vittoria che nessuno sa e, a breve, con una serie tv che la vedrà protagonista e che «presenta la transessualità come caratteristica di una persona piuttosto che come elemento di differenza». Barbara Alberti ha denunciato invece una «situazione pessima per la considerazione e condizione femminile in Italia», aspetti che ha di recente affrontato nel suo libro Tremate,tremate. Le streghe son tornate, pubblicato nel marzo scorso ma anche nella sceneggiatura de Il vangelo secondo Maria, in uscita nelle sale in questi giorni. «Tutti hanno dei messaggi per le nuove generazioni. Ecco, io non ne ho», ha detto rivolgendosi alla vasta platea di giovani studenti, ricordando che «l’inclusione è fatta di azioni, non di chiacchiere o di censure del linguaggio». Scrittura letteraria e cinematografica si sono incrociate anche nella carriera di Chiara Francini, che dopo la lettura di un estratto dal suo Forte e chiara – sulla bellezza della diversità – è ritornata sul monologo sulla (non) maternità presentato a Sanremo 2023: «Ho voluto portare una riflessione, un mio pensiero che sarei stata disposta a difendere fino alla morte. Penso sia stato un atto sincero, non coraggioso. Per me essere donna è un’altalena continua, complessa e dolorosa ma è la nostra natura. Su di noi pesa sempre il pensiero del “restituire la vita” facendo un figlio e del senso di colpa se non lo si fa. Quindi credo che parlarne possa essere educativo e condividere questo argomento è anche un modo di “restituirsi la vita”».
Un panel è stato dedicato all’importanza delle parole nell’ambito della comunicazione e delle relazioni sociali, anche all’interno delle aziende. In questo contesto, è stato illustrato il progetto Dubby, un vocabolario interattivo di uso interno a Sky, concepito come «dizionario dell’inclusione» per suggerire le parole giuste e inclusive in specifici contesti. Il dibattito relativo alla scelta e all’uso delle parole ha coinvolto, con toni più soft, anche la comicità irriverente della Gialappa’s Band, oggi rappresentata da Giorgio Gherarducci e Marco Santin: «Noi ci diamo poche regole. Quando riusciamo, cerchiamo di fare battute su tutto, contando anche su una certa intelligenza del nostro pubblico. Se ci mettessimo a calcolare cosa possiamo e non possiamo dire, il nostro programma non avrebbe senso di esistere».
La giornata ha visto anche alcune performance di stand-up comedy. Yoko Yamada ha proposto un monologo a proposito di comicità ai tempi del linguaggio politicamente corretto, tentando di interrogare ChatGPT sulla possibilità di fare battute politicamente corrette. Nathan Kiboba, invece, ha portato sul palco pregiudizi sociali e luoghi comuni ancora diffusi nella società verso le persone di pelle scura. Anche Pablo Trincia ha condiviso col pubblico la propria idea di inclusione: «Per me lavorare in maniera inclusiva significa, nel racconto di una storia, considerare e presentare il punto di vista di tutti, anche dei più scomodi, anche da chi sta dall’altra parte, quella brutta della storia. Non si tratta di giudicare, ma di far capire, una cosa molto difficile, specie quando ci si macchia di colpe orrende, oggi complicata a maggior ragione dai social, perché ti prendi dei rischi, ti esponi a critiche. Ma è un’operazione necessaria per rendere un racconto completo».
Sul palco degli Inclusion days si è dato spazio anche alla situazione relativa al riconoscimento dei diritti civili in Italia. Da un report dell’associazione EDGE, è emerso che in quei territori dove vengono riconosciuti i diritti civili aumentano la ricchezza e lo sviluppo economico-sociale. «Più diritti, più benessere», ha commentato Lucia Urciuoli, presidente di EDGE, che ha poi ribadito come in Italia, a livello micro e macro-territoriale, persistano ancora notevoli differenze nel riconoscimento di tali diritti. La questione è stata poi associata anche al tema, ormai di grande attualità, dell’intelligenza artificiale: «Si tratta di macchine che l’uomo dovrà addestrare, quindi se gli trasmetteremo tutti i nostri pregiudizi, loro li memorizzeranno e diffonderanno ancora di più, grazie alla superiore capacità di calcolo computazionale. Il momento per fare la differenza non è dopo, ma adesso, impartendo a queste macchine un’idea di inclusione e non di esclusione». Gli effetti benefici dell’inclusione in ambito territoriale sono stati ribaditi anche da Chris Richmond Nzy, fondatore nel 2017 di Mygrants, impresa no-profit che si occupa di migliorare (e accelerare) i processi di inclusione dei migranti nel mondo del lavoro attraverso piattaforme che mettono in correlazione le loro competenze con quanto richiesto dalle aziende italiane: «L’Italia può trarre grande beneficio dai migranti e dalle loro competenze a medio e lungo termine, a maggior ragione con i problemi attuali di denatalità e fuga dei giovani», ha spiegato l’analista.
L’inclusione in ambito lavorativo è stata affrontata anche in relazione alla possibilità – non così diffusa in Italia – di far lavorare i detenuti delle carceri per conto di aziende esterne. Un esperimento in tal senso è stato condotto dalla stessa Sky, che attraverso un progetto nato nel 2022 in sinergia con il carcere di Opera, impiega alcuni detenuti nella rigenerazione di decoder e cavi satellitari guasti. «Un’occasione anche per cambiare la vita di queste persone, per far imparare loro un mestiere e dar loro un reddito per mantenersi», ha spiegato Silvio di Gregorio, direttore dell’Amministrazione Penitenziaria del Carcere di Opera, ricordando anche i benefici che da iniziative del genere possono derivare alle aziende, ad esempio in termini di sgravi fiscali e di manodopera richiesta. Il giurista Gherardo Colombo ha ricordato in proposito come «un detenuto che lavora aiuta la società ad essere più sicura, che lo diventa non minacciando la pena, ma prospettando alle persone detenute prospettive di vita diverse, come il lavoro o la possibilità di ricevere formazione».
Gli Inclusion Days hanno aperto anche al tema delle disabilità, non soltanto di natura fisica. «Oltre i pregiudizi, c’è ancora un modo pietistico di raccontare la disabilità e chi la vive», ha detto Francesca Vecchioni della Fondazione Diversity, che ha voluto ricordare come in Italia, nel mondo del lavoro e della formazione, non esista ancora un’accessibilità diffusa, oltre al fatto che «spesso non si guarda alla competenza ma alla problematica delle persone con disabilità». Vecchioni ha dialogato con l’autrice Marina Cuollo, che ha ribadito a sua volta la possibilità e necessità «di lavorare sui bias per scardinare credenze e pregiudizi che ci portiamo dietro per abituarci ad un nuovo tipo di dialogo con le persone affette da disabilità».
La riflessione sull’inclusione, infine, è passata anche dalla scena musicale. Dalia Gaberscick, figlia del cantautore Giorgio Gaber, ha ricordato come il padre fosse «precursore dell’inclusività» e attento nei confronti delle persone anche attraverso la fortuna formula del teatro-canzone. «Era già sensibile a determinati temi prima ancora che si radunassero sotto l’etichetta “Inclusione”: pensiamo a canzoni come “Libertà è partecipazione”». Gaberscick inoltre si è soffermata anche sulla malattia giovanile del padre, colpito dalla poliomielite che, se da un lato lo ha reso più vicino anche al tema della disabilità, dall’altro lo ha avvicinato al suono della chitarra, dando il la alla sua attività musicale.
Intervistato dalla giornalista Vera Spadini, Achille Lauro ha concluso il fitto parterre di ospiti, alternando alle proprie riflessioni un’esibizione unplugged insieme al chitarrista Riccardo Castelli: «Mi piace andare dove non sono mai stato, stupire me stesso e fare qualcosa di diverso. Cerco di non essere condizionato dal giudizio delle persone, per quanto ritengo che il confronto sia sempre positivo». Prima di trascinare il pubblico sulle note di Marilù e Bam bam Twist, l’artista ha lanciato un messaggio: «Per me libertà è scegliere chi vogliamo essere e come vogliamo osare essere noi stessi, a maggior ragione oggi».


