Marco Meneghini è morto quasi 75 anni fa. Ucciso dai nazisti il 16 aprile 1945. La lapide che lo ricorda è bianca, un po’ ingrigita, con le scritte nere. Si trova a pochi passi dal monumento dedicato ai caduti di tutte le guerre, in un grande piazzale bianco e verde. Coperto da sassi ed erba tagliata.
Sacile, ventimila abitanti, giardino della Serenissima Repubblica di Venezia. Perla del Nordest. Siamo al confine Ovest del Friuli ma si parla il dialetto veneto. Il vociare della gente in questi giorni si è affievolito. Non si parla della sagra dei Osei di quest’estate. Il coronavirus serpeggia tra le vie e incupisce l’atmosfera. Piove da diversi giorni. Le gocce d’acqua hanno ingrossato il fiume Livenza che ora è verde militare. Sembra che anche lui abbia deciso di indossare la divisa per combattere l’epidemia.
Sacile, perla del Nordest. Non si parla della sagra dei Osei di quest’estate. Il coronavirus serpeggia tra le vie e incupisce l’atmosfera. Piove da diversi giorni.
C’è chi va in giro con la sciarpa ed è bardato fino agli occhi come un tuareg. Qualcuno invece cammina a testa alta e ostenta serenità. Sacile è una città di confine, una città a metà. Per questo accetta le mezze misure. Ognuno vive questi giorni come meglio crede cercando di non danneggiare gli altri. La trattoria Cavour, fiore all’occhiello della ristorazione della città, ha perso clienti. La gente, quando entra, cerca di limitare i contatti ravvicinati. Anche i tavoli sono distanti l’uno dall’altro. Non si fa molta conversazione ma i sorrisi non mancano. La scuola elementare è chiusa, la scuola media Balliana Nievo, anche. Nemmeno il liceo scientifico e l’Istituto tecnico, ovviamente, fanno eccezione. I ragazzi non affollano le aule ma non rinunciano ad incontrarsi. La maggior parte di loro è in piazza del Popolo, al Caffè Commercio. Sbagliando, molto probabilmente. Eppure nessuno se la sente di giudicarli. Qualche anziano passeggia con la coppola d’ordinanza calcata in testa. “Speriamo venga il sole domani”, dice qualcuno.Si parla del tempo a Sacile e dei lavori per ripristinare le centraline idroelettriche. Il corso del fiume è stato deviato e verrà costruito anche un camminamento nuovo. Il rumore delle ruspe, che stanno rifacendo il look alla città, sembra coprire l’eco delle notizie sul Covid-19.
In questo momento difficile non tutti vogliono abbandonare la folta chioma e perdere la forza come Sansone. Qui Marco Meneghini è morto quasi 75 anni fa. Per questo è stato ucciso dai nazisti: curava anche i partigiani. Era un medico.
Viale Zancanaro, lunga strada che porta a Piazza del Popolo, è semi deserto. Il teatro è chiuso. Gli spettacoli sono rimandati e i vecchi manifesti sono appesi alle porte. Il Duomo tiene aperto il suo portone bronzeo. Pochi fedeli si ritirano nelle navate inginocchiandosi di fronte alla croce. Sulla porta dell’autoscuola Sacilese, è raccomandata la distanza di sicurezza di un metro tra le persone all’interno degli uffici. Sacile ha persino una sua via Montenapoleone in miniatura. I negozi di Via Garibaldi sono aperti ma in pochi entrano.I negozianti sembrano quasi supplicare con gli occhi chiunque si fermi a guardare un paio di scarpe, o un vestito. I bambini davanti alle gelaterie sembrano i più allegri. Si godono un’età spensierata, e la sera quando poggiano la testa su un cuscino sognano sereni. I barbieri continuano a tagliare i capelli ma tanti sgabelli sono vuoti.Non tutti vogliono abbandonare la folta chioma e perdere la forza come Sansone. Marco Meneghini darebbe volentieri una mano ai dottori, infermieri, e virologi d’Italia. Capisce bene cosa voglia dire esercitare il proprio mestiere senza avere paura delle conseguenze. Per questo è stato ucciso, curava anche i partigiani. Marco Meneghini era un medico.