Fasano è una piccola cittadina del meridione d’Italia, e come tante in questi giorni è costretta a fare i conti col Coronavirus. In questa, come probabilmente in tante altre provincie della penisola, il primo alleato del panico da disinformazione di massa si chiama ‘luogo comune’.

A Fasano il primo alleato del panico da disinformazione di massa è il luogo comune.

 

In un paese che – fortunatamente – non ha al momento alcuna segnalazione di contagi, e in cui ad avere reale cognizione della situazione sono in pochi, ascoltare i pareri comuni può rivelarsi il modo migliore per comprendere davvero la temperatura tra la gente . E se di luoghi comuni si parla, per cercarli si potrebbe cominciare dalle barberie, da quei posti un po’ vintage dove ancora gli uomini vanno, e con la scusa di farsi radere la barba, si fanno artisti (o spettatori) di qualunquismo. Probabilmente è qui che è nata la filosofia complottistica.

“Io francamente non so più cosa pensare. – dice il barbiere -. A me sembra tutta una messa in scena, studiata a tavolino per indebolire l’Italia. E per farlo, parti da Milano, il vero cuore dell’economia. E i giornali e i giornalisti stanno contribuendo a renderci più deboli, perché ormai in tv e alla radio non si parla d’altro”. E, ci sarebbe da aggiungere, non esistono più le mezze stagioni, oltre al fatto che non è tanto il caldo, quanto l’umidità il problema.

Ora è necessario fermarsi: il soggetto in questione potrebbe avere 60 come 25 anni. Di fronte all’epidemia dell’informazione, il complottismo non ha età. E per avvalorare la sua teoria, riprende: “Ho letto su Facebook che questo è un virus creato in laboratorio. Io non so se è così, non sono uno scienziato – ammette in uno slancio di modestia inaspettato – ma se fosse veramente così, non mi sorprenderei:i cinesi ne fanno tante di stregonerie”.

Poi, chissà perché, come se il copione fosse già scritto, dalla porta fa capolino il miglior amico del barbiere: il tabaccaio accanto.

Nessuno sa perché, sarà il fatto che si scambiano spesso i clienti o forse che quando uno ha poco da fare si reca dall’altro per un aggiornamento dell’ultim’ora, ma da quando esistono le fake news, esistono anche un barbiere e un tabaccaio che le diffondono. Come se fossero dei troll ante internet.

E quando il tabaccaio entra nella barberia e si siede sulla sua poltrona (sua, per una sorta di usufrutto vita natural durante), allora il tono della conversazione si fa quasi autorevole.

“Oggi il pericolo esiste veramente – dice, con un’espressione verosimilmente corrucciata -. E non solo perché lo dicono le televisioni, ma perché se davvero si cominciano a chiudere tutti i negozi, le persone non potranno mangiare”. Un vate.

Spiegare la sua teoria sarebbe complicato, necessiterebbe di tempo e parole. Ma gli anziani raccontano che di sera, chiuse le proprie botteghe, i due uomini tornino a casa e armati di penna e calamaio si dedichino alla stesura di romanzi distopici. Lo so, la cosa non sorprende nessuno, ma a scanso di equivoci,sarà meglio andare a comprare dell’altra amuchina.