“Mei stò in Burgh”, io sto in Borgo, è un’antica espressione pavese per dire “mi faccio gli affari miei”.

“Mei stò in Burgh”, io sto in Borgo, è un’antica espressione pavese per dire “mi faccio gli affari miei”. Letteralmente, però, significa “io abito in Borgo Ticino”, e questo la dice lunga sul piccolo, tranquillo quartiere che si sviluppa a sud della città lombarda, delimitato a Nord dal fiume Ticino e a Sud dal comune di San Martino Siccomario. Una finta periferia, a 15 minuti a piedi dall’università e a 20 dalla stazione, ma la vita in via dei Mille, arteria del quartiere, scorre davvero come in un paesino di provincia. Molti sono i negozi, ed altrettanti i bar, e la tranquillità del quartiere ben si combina all’abitudinarietà di tanti abitanti, affezionati alle attenzioni che un salumiere, un panettiere ed un ferramenta possono offrirti rispetto che un supermercato.

A seguito dell’emergenza legata al Coronavirus, la vita sembra quasi essersi fermata in centro a Pavia, e l’università deserta è il simbolo d’una città privata dei giovani che di solito la popolano. Il “Borgo”, invece, fa storia a sé. I racconti dei commercianti, infatti, sono discordanti: «Va molto male», commenta il fornaio Mimmo, circondato dal vuoto che ultimamente regna sovrano nel suo locale, “qualche ordinazione in meno l’abbiamo avuta, anche se visto che lavoriamo quasi solo d’asporto il danno non è stato grande” spiega Gino, da quasi trent’anni pizzaiolo del quartiere. Pietro, proprietario dell’unico negozio di Pavia di calzature per bambini dagli zero ai 16 anni, racconta di una sofferenza comune a tutti gli esercenti della zona: «abbiamo una chat su Whatsapp di tutti i negozianti e qualcuno parla di un calo di oltre il 50 percento dei clienti».

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Il negozio di Borgo Ticino “Piccoli Grandi Passi”, unica attività commerciale di Pavia specializzata nella vendita di scarpe per bambini.

Allo stesso tempo, però, altri raccontano di esperienze molto diverse: «Con la chiusura dei due tabaccai cinesi qui vicino, ho avuto addirittura molti più clienti del solito – racconta il tabaccaio Claudio -. Molti anziani non si fidano di andare fino al supermercato, e così comprano da me il cibo che serve loro», rivela la salumiera.

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la storica pizzeria del borgo, Pizza House, e la tabaccheria Prandi.

Non c’è un sentimento univoco sull’emergenza, insomma. E se in centro città la situazione è percepita da tutti come pesante, in “Borgo” le cose funzionano diversamente: “In alcune zone della provincia, a differenza che in città, la crisi è meno percepita, e qua in Borgo Ticino in fondo è come essere già un po’ in provincia”, spiega Gianluca, che di mestiere rifornisce bar e ristoranti di prodotti alimentari.

Nei bar e sui marciapiedi non si parla d’altro che del virus, della quarantena, della vicinanza alla zona rossa del lodigiano

Reputare Borgo Ticino semplicemente un angolo felice in una città angosciata sarebbe però un errore. A denotare la stranezza della situazione, infatti, più che lo spopolamento del quartiere sono le conversazioni nei bar e sui marciapiedi: non si parla d’altro che del virus, della quarantena, della vicinanza alla zona rossa del lodigiano. E alla luce di questo, l’assoluta e surreale calma diventa un po’ più strana del solito, e una via dei Mille piuttosto vuota di persone e di auto rende comunque l’idea d’un quartiere che sta vivendo a ritmo molto ridotto.