Da Acireale a Brescia per dedicarsi a chi vive la sofferenza nella terza età. Il dottore Gaetano Aloisi, medico geriatra di 32 anni, lavora presso l’ASST Spedali Civili da quasi un anno e si è trovato in prima linea durante l’emergenza sanitaria in una delle città maggiormente colpite dal Coronavirus.
Come un geriatra descriverebbe la geriatria?
La geriatria è quella disciplina multidisciplinare che si orienta non solo sulla cura delle malattie delle persone anziane, ma anche e soprattutto sul “prendersi cura” di loro.
Cosa significa prendersi cura dei pazienti anziani?
Oltre alla cura delle patologie acute che possono colpire queste persone “fragili”, prendersi cura degli anziani significa riconoscere tutti i loro possibili bisogni e fare in modo che il trattamento sia non solo finalizzato a guarire ma anche a garantire una buona qualità della vita sulla base delle necessità della persona . Nel nostro lavoro, quando conosciamo un paziente, non ci limitiamo a raccogliere l’anamnesi, quindi l’insieme delle patologie e delle problematiche cliniche che hanno contraddistinto la vita di quel paziente, ma effettuiamo una valutazione multidimensionale volta a conoscere le performance fisiche e cognitive della persona. In questo modo, la cura e il trattamento della malattia sono orientate a evitare uno stravolgimento della vita di ogni singolo paziente e del care-giver.
Quali sono i casi clinici più frequenti?
Vediamo di tutto, dalle infezioni più semplici a vere e proprie setticemie, da stati di disidratazione a infarti del miocardio, ictus e tumori. Un anziano, purtroppo, anche se in stato di benessere psico-fisico, è a rischio di sviluppare malattie. Il problema è legato ad un equilibrio molto precario. Questo equilibrio, anche a causa di un evento acuto facilmente gestibile e superabile in un giovane, può immediatamente rompersi e innescare una serie di eventi “a catena” che possono stravolgere la vita dei nostri anziani e delle loro famiglie.
Una stretta di mano, un sorriso, una carezza, sono importanti e imprescindibili. L’empatia è una chiave della cura
Quale rapporto si instaura tra medico geriatra-paziente?
Il rapporto deve essere caratterizzato da grande empatia. Spesso un anziano è abituato alla malattia e quello che desidera, oltre a star meglio, è sentirsi rassicurato, sentire che i propri bisogni e le proprie necessità vengano comprese e accolte. Una stretta di mano, un sorriso, una carezza, sono importanti e imprescindibili. È importante comprendere la sofferenza e il disagio, per essere in grado di aiutare.
Quale approccio deve avere un geriatra? In particolare un geriatra giovane?
Deve innanzitutto sapere ascoltare e avere la pazienza di farlo. Per un giovane geriatra, può essere difficile acquistare la fiducia di un anziano e della sua famiglia, ma con le giuste conoscenze, attraverso la comunicazione e dicendo sempre la verità, si riesce a entrare in empatia.
Abbiamo provato a sostituirci a figli, nipoti, mogli e mariti. Eravamo gli unici ad avere questo duro compito
Quali sono le difficoltà? E quali sono state durante l’emergenza Covid?
Le difficoltà sono tante. A partire dall’affrontare la morte che, ahimè, fa parte di un percorso e che va accettata, compresa. Affrontare le ultime fasi della vita di un uomo può essere difficile, può esser visto come un fallimento per un medico. Talvolta c’è il rischio di accanirsi con trattamenti impegnativi e alla fine inefficaci proprio perché, soprattutto nei luoghi di cura, la morte non viene compresa. L’approccio alle fasi finali della vita è sempre difficile, e lo è stato soprattutto durante l’emergenza. In quei momenti, vedere andar via tanta gente, lontane dall’affetto dei propri cari, è stato straziante. Abbiamo provato a sostituirci a figli, nipoti, mogli e mariti. Eravamo gli unici ad avere questo duro compito. Purtroppo tutto quello che anni di studi e di esperienza ci avevano insegnato, durante l’emergenza, è saltato. Era medicina di guerra e speriamo non si ripeta con la stessa tragicità dei mesi di marzo e aprile.
Perché un giovane medico dovrebbe scegliere di diventare un geriatra?
Non saprei rispondere con precisione a questa domanda. Credo che, per svolgere qualsiasi professione, debba esserci una vocazione. Quando ero uno studente degli ultimi anni, mi sentivo a mio agio con le persone anziane, riuscivo facilmente a comunicare con loro. Può sembrare strano, ma da giovane medico, stavo bene con loro e avevo voglia di comprenderli e aiutarli.
Crede che sia una figura sempre più indispensabile?
La popolazione italiana invecchia rapidamente e gli anziani sono tanti, e sempre più numerosi. Credo che un approccio “geriatrico” sia fondamentale. Una collaborazione tra i vari specialisti deve essere il punto di partenza per il futuro. Quello che vedo più indispensabile, ma ancora acerbo, purtroppo, è la figura del geriatra sul territorio, in grado di prendersi cura dell’anziano a casa, in ambulatorio, in casa di cura, evitando accessi e ricoveri in ospedale che potrebbero compromettere la qualità della vita e portarlo ad una accelerazione del declino fisiologico.