La figura della “Zia Betta”, nella mia grande famiglia, ha assunto dei connotati quasi leggendari: pochi giorni fa ha compiuto 94 anni, è la decana della famiglia e ne è la memoria storica, avendo visto nascere ognuno di noi. Rimasta orfana in giovane età, si è occupata dell’educazione dei numerosi fratelli e della gestione della casa, diventando il punto di riferimento per tutti. Poiché si è sposata tardi e non ha avuto figli, negli anni ha dedicato molto del suo tempo a viaggi, conferenze e spettacoli, che ha sempre amato molto, ma si è anche presa cura degli innumerevoli nipoti e pronipoti che le sono cresciuti intorno, affezionandosi in modo particolare a mia madre e di conseguenza alla mia famiglia.

Ora che il suo fisico si è logorato e l’energia vitale che l’ha sempre caratterizzata è venuta meno, mia madre si è assunta l’incarico di trovare un’assistente famigliare fissa che si prendesse cura di lei e la aiutasse in questa fase di progressiva decadenza psicofisica. Dato lo stretto legame che c’è tra noi, anch’io ho dato una mano nella ricerca, occupandomi soprattutto della parte burocratica-amministrativa, e ho potuto constatare che l’impresa è piuttosto ardua, talvolta una vera e propria odissea. Prevalentemente le difficoltà nascono dal fatto che le badanti sono abbastanza smaliziate: rese sicure e sfacciate dalla preziosità e dalla carenza della loro opera, preferiscono situazioni in cui possano ottenere il massimo dando il minimo indispensabile, ad esempio prendendosi cura di persone allettate e meno bisognose di attenzioni, quindi più facili da accudire.

Per una famiglia di Brescia, la ricerca della badante per zia Betta è diventato un affare di famiglia: complice il carattere della zia, la difficile selezione è caduta su Alexandra. Ma il lockdown ha creato ulteriori problemi sia all’anziana che all’assistente familiare

Nel nostro caso a rendere più complicato il quadro c’era anche il carattere non facile di mia zia: ancora lucida, ma non rassegnata alla sua condizione, da sempre abituata a comandare e a decidere in assoluta autonomia, mal sopportava la presenza di un’estranea, che si arrogava il diritto, secondo lei, di organizzare la sua giornata.Per queste ragioni sono diverse le assistenti famigliari che hanno varcato invano la porta di casa: alcune si sono scartate da sole (in un paio di casi senza nemmeno presentarsi ad appuntamenti già concordati), preferendo impieghi meno impegnativi ma altrettanto ben remunerati, altre siamo stati costrette ad allontanarle noi, vuoi per incompatibilità caratteriale con la zia, vuoi perché erano totalmente inadeguate a esercitare un ruolo così gravoso di responsabilità. Ci è persino capitato di imbatterci in una persona che, sostanzialmente, ha provato a ricattarci, imponendoci un’indennità spropositata come conditio sine qua non per accettare la nostra proposta e declinare le altre offerte che aveva ricevuto. Alla fine, dopo questa lunghissima e intricata fase di scrematura, abbiamo trovato una soluzione che sembrava definitiva e soddisfacente.

La scelta è ricaduta su Alexandra, una signora russa di 58 anni, con ottime referenze, che da subito si è mostrata molto premurosa nei confronti della zia. Nei primi tempi era difficile non apprezzarla, anche perché vantava due pregi tutt’altro che scontati: essendo auto-munita, si era resa disponibile a portare a spasso la zia, a cui sicuramente giovava uscire dalla solita routine quotidiana; inoltre, vista la sua disinvoltura ai fornelli, non si faceva troppi problemi a preparare qualche ricca pietanza in più, permettendo così alla zia di invitare a turno qualche nipote. L’affidabilità e la tenuta psicologica delle persone, però, si misurano nei momenti di difficoltà e, nel caso del recente lockdown, possiamo dire che questo ha rappresentato un test troppo impegnativo per Alexandra, anche perché le abbiamo chiesto, dietro compenso, uno sforzo ulteriore, dal momento che le condizioni della zia erano sensibilmente peggiorate a causa della forzata inattività e del maggiore isolamento relazionale.

Alexandra non ha saputo affrontare con il necessario equilibrio il peggioramento della sua assistita, entrando a sua volta in uno stato di preoccupazione e tensione eccessivo. Richiedeva continuamente l’assistenza medica, controlli non necessari e addirittura interventi di pronto soccorso, coinvolgendo in questo affanno inutile tutto il parentado. Si è investita a tal punto di questa pseudo-gravità della situazione da lei stessa ingigantita, da avere un crollo psicologico che l’ha indotta a rifugiarsi nell’alcol. La scoperta di questo avvenimento ci ha sconvolto a tal punto da persuaderla ad accettare un periodo di ferie, al termine del quale, abbiamo scelto di concludere il rapporto, sia pur con dispiacere.

D’altra parte prendersi cura di una persona così fragile, richiede di poter contare su un aiuto assolutamente adeguato ed efficiente. Ci siamo quindi messi subito all’opera per cercare una sostituta.Eravamo convinti di aver fatto centro al primo colpo, ma è stata solo un’illusione perché la persona individuata, durante il periodo di prova, si è resa conto della delicatezza della situazione e non se l’è sentita di proseguire. Siamo dunque ancora in alto mare: speriamo di non naufragare insieme alla povera Zia Betta.