Si spengono le luci, si alza il sipario, e sulle note incalzanti della hit It’s raining men si aprono le danze. Stare fermi, seduti sulla comoda poltroncina del teatro, è impossibile, quando è di scena Priscilla Il Musical. L’energia che attori e ballerini emanano dal palco raggiunge immediatamente ogni singolo spettatore regalando un’aura magica di gioia e glitter, ca va sans dire. In un batter di ciglia finte ci si ritrova catapultati in Australia per seguire le avventure di Tick, Adam e Bernadette a spasso nel deserto sul glamorous pink bus alla volta di Alice Springs. La promessa, però, di un’ultima spettacolare esibizione è solo il pretesto di uno dei protagonisti, Tick, per vedere per la prima volta il proprio figlio e affrontare con lui il discorso più importante, quello dell’omosessualità.
«È bellissimo carpire nei volti delle persone la gioia di aver vissuto un’emozione insieme a noi»
Il musical dei record vincitore di due Tony Awards tuttavia va oltre i 500 costumi sgargianti, i lustrini e le paillettes. È una macchina enorme, una vera e propria famiglia che, sera dopo sera, spettacolo dopo spettacolo, cerca, con fare leggero e strappando un sorriso, di lanciare al proprio pubblico un messaggio importante di accettazione. «È bellissimo carpire nei volti delle persone la gioia di aver vissuto un’emozione insieme a noi – dice Cristian Ruiz, in scena nei panni di Tick -. La cosa buffa è che uno potrebbe pensare che lo spettacolo richiami molto pubblico gay, ma io vedo sempre un sacco di famiglie, di nonni con i propri nipoti» continua Simone Leonardi, sul palco Bernadette.
«Nel backstage succede di tutto e se ci fossero delle telecamere sarebbe ancora più bello per il pubblico»
Dietro alle quinte, tra colpi di scena e cambi veloci – «quello di I will survive avviene in circa dieci secondi» rivela Cristian – un team di professionisti si esibisce in una coreografia parallela a quanto accade sul palco. «Nel backstage succede di tutto e se ci fossero delle telecamere sarebbe ancora più bello per il pubblico che si farebbe tantissime risate in più» ammette Pedro Batista Gonzalez, nel musical Adam. «Priscilla è uno spettacolo che richiede tante energie e non ti puoi permettere di essere scollegato da ciò che accade in scena. Siamo una squadra e a volte capita di dover dare una mano anche mentre ti stai cambiando. È tutto molto veloce ma per niente stressante… altrimenti non faremmo questo lavoro».
«Persino Arturo Brachetti ci ha chiesto se volessimo rubargli il mestiere!»
Insieme ai protagonisti si esibiscono gli ensemble: si tratta di artisti che interpretano più ruoli e che in gran rapidità riescono a trasformarsi da bisbetici contadini a ragazze in abito da sera. Aiutatati da costumi pensati per essere indossati in pochi secondi (anche quei capi che sembrano costituiti da più pezzi sono in realtà un unico vestito da infilare direttamente), ognuno deve essere in grado di gestire una quantità di vestiti enorme, «per certi versi preoccupante», ammette Simone. «All’inizio, interpretare il personaggio di Bernadette voleva dire ricordarsi cosa c’era tra un cambio e un altro. Persino Arturo Brachetti, che una volta venne a salutarci, ci chiese se volessimo rubargli il mestiere!».
Una delle parti più impegnative e importanti è quella del make-up perché, come spiega sempre Simone, «Priscilla è uno spettacolo che parla di tutti i trucchi che usiamo per essere accettati e per integrarci in mezzo agli altri». «Ogni sera – continua l’attore – impiego un’ora e mezza per trasformare la mia faccia in quella di una signora e per me, che nella vita sono uno che ha la barba e i peli, è sempre un po’ traumatico. Ma ecco, quando sono finalmente sormontato dalla parrucca bionda, succede un piccolo miracolo e mi ritrovo ad essere l’esatto ritratto di mia madre. Ci sono persone che pensano che nella vita faccia la drag queen, ma io faccio l’attore. Quando mi vedono fuori sono sempre un po’ scioccate nel trovare Simone, ma Simone non è Bernadette e smessi i panni di questo personaggio poi ne interpreto altri».
«La magia di Priscilla è riuscire a sdoganare concetti che fuori da qui sono ancora dei tabù»
Al ritmo dei successi dance anni ’70 e ’80 – da Girls just wanna have fun ad Hot stuff passando per Boogie wonderland solo per citarne alcuni – gli stereotipi e le etichette esistenti nella società vengono superati ed annientati: «La magia di Priscilla è riuscire a sdoganare concetti che là fuori sono ancora dei tabù mentre qua dentro, in teatro, sono di colpo risolti» rivela Simone. E anche la tematica dell’omosessualità assume una piega diversa andando ad intrecciarsi con quella dell’amore paterno. Diversamente da come siamo abituati, infatti, in Priscilla assistiamo al coming out di un padre al proprio figlio e alla dimostrazione della potenza del più nobile dei sentimenti. «I bambini – spiega Cristian – sono molto meno ingenui di quanto pensiamo: hanno una capacità critica molto ampia e possono insegnarci tantissimo. Benji è molto consapevole del ruolo del padre, una drag queen, e lo accetta per quello che è».
Famiglia, unità, affetto e tanta allegria sogno gli ingredienti di quel sogno che è Priscilla, «lo spettacolo migliore – conclude Predo sorridendo – in cui si possa mai lavorare».