La pandemia ed il conseguente lockdown globale hanno portato ad un drastico cambiamento nelle abitudini d’ascolto sia della musica che dei podcast. Nel caso di questi ultimi, però, a non calare al momento sono i ricavati pubblicitari, almeno stando ai dati rilevati da Digiday. Nonostante questa inaspettata prova di solidità, date le condizioni economiche generali è lecito aspettarsi più investimenti per gli editori di maggiore rilievo, e conseguentemente meno soldi nelle mani delle realtà più piccole.

Proprio parlando di grandi editori, Spotify sembra puntare molto sui podcast, nella speranza forse di replicare per questo tipo di prodotto il modello che da anni propone per la musica, ovvero playlist molto ben curate che stimolano la curiosità ed al contempo fidelizzano il pubblico. La cura con cui Spotify gestirà le nuove playlist è stata definita da Courtney Holt, direttore studios & video della company svedese, una vera e propria scommessa, che ovviamente l’azienda è convinta di vincere, permettendo agli utenti di trovare podcast di proprio gusto ed aiutando i creatori di contenuti ad essere trovati con maggiore facilità.

Puntare sui podcast, in fondo, è una scelta aziendale logica. Negli ultimi anni, questo tipo di formato ha un incontrato un gradimento crescente e un entusiasmo che ha generato “club del podcast”, degni eredi dei ben più vecchi e rodati club del libro.

 

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