«La zona è tranquilla di giorno, ma qui la notte si vive ritmi elevati. La Milano che non dorme mai abita in corso Como e al Caffè Novecento trova sempre aperto. Prima c’era lo Smeraldo con i suoi attori, poi è arrivato l’Hollywood con i calciatori, le veline e i vip. È sempre stata una zona ben frequentata, di prestigio. Io e le mie sorelle ci sentiamo un po’ le ‘zie’ di tutti: anche dei vari Panariello, Arbore, Maldini e Vieri.

Non però di chi viene qua e pensa di prenderci in giro. Mi riferisco a quella volta nel 2005, quando verso la fine del turno di notte, entra un ragazzo alto, biondo, chiaramente ubriaco. Ordina un cappuccino e due brioches. Attacca bottone con due ragazze: dice di giocare nel Chievo. Mia sorella, appassionata di calcio, drizza le orecchie e lo osserva. Poi guarda me, per farmi capire che si tratta di un bluff.

Quando poi lui urla ad alta voce che pagherà domani, capiamo subito cosa sta per accadere. I miei nipoti lo inseguono fuori, ma non c’è bisogno di fare molta strada: lo trovano dopo pochi metri per terra. Il ragazzo, piangendo, chiede scusa e torna dentro a pagare. Dice che voleva vivere una notte come Vieri. Ma Bobo, in corso Como, non si sarebbe certo comportato così».

(Piera Fracchioni, Caffè Novecento, Corso Como)