«Ci hanno denunciati per un cappuccino, qualche anno fa. Un assicuratore ci aveva proposto di prendersi cura del bar. Avevamo già una buona copertura, quindi declinammo l’offerta. Nei giorni successivi l’uomo si presentò più volte con l’intento di attaccar briga: “il cappuccino è troppo freddo”, poi “no, brucia”, “quanta schiuma!”. Una mattina mio padre si spazientì e rovesciò la tazza nell’acquaio: “Mi perdoni, ma non sono all’altezza di fare un buon cappuccino”.

Il tizio, infuriato, uscì dicendo che avrebbe sporto denuncia. A metà mattina si ripresentò al bar con due poliziotti. Penso che si sia trattato del sopralluogo più divertente e paradossale della loro carriera: mentre uno dei due chiedeva a mio padre la sua versione dei fatti, l’altro sghignazzava e faceva battute con le altre persone. Rosso per l’imbarazzo, l’uomo interpellava i presenti in cerca di una testimonianza in proprio favore, ricevendo risate in faccia e inviti a non disturbare. Conclusasi questa scena da film comico, informammo l’uomo che la sua presenza al bar non sarebbe stata più gradita. Uscì scuro in volto: è stata l’ultima volta che ha varcato la soglia del Kimkameamea».

(Lorenzo Silvestri, titolare del Kimkameamea Café, via Lorenteggio 124)