«Qui a Opera conosci tutti: il farmacista del paese mangia in questo bar da oltre vent’anni. Io e mia moglie lo gestiamo solo dal 2002, ma abbiamo deciso di mantenere il nome Story in onore di chi lo ha fondato nel 1974: anche loro erano sposati, produttori di cravatte. Il modello ‘story’ era il loro preferito.

Questo è un paese tranquillo, non c’è dubbio, ma un giorno una ragazza è riuscita a beffarci tutti. Una persona all’apparenza insospettabile: giovane, pulita e dall’aria innocente. Entra e ordina il classico caffè. Paga con una banconota da venti euro, io le restituisco il resto di diciannove. Eppure non le tornano i conti: sostiene di averne ricevuti solo quattordici. Io ero perplesso e abbastanza sicuro di non aver sbagliato i calcoli, ma, in buona fede, mi fido e le consegno altri cinque euro.

È un episodio che può capitare, ma la sera stessa scopro che avevo avuto a che fare con una professionista. Incontrando per strada i colleghi, proprietari degli altri bar del paese, tutti avevano la stessa storia in comune: quel giorno una ragazza molto carina aveva contestato il resto ricevuto. La ragazza aveva sfruttato le sue caratteristiche per truffare tutti i bar di Opera. Da quel giorno conto più volte i soldi quando do il resto ai clienti, che siano giovani e avvenenti, poco importa».

(Federico Sergio Quagliato, Story Bar, Opera)