«Per fare il mestiere di barista bisogna essere bravi a parlare con la gente, costruire i rapporti e farli durare nel tempo. Certo, avendo a che fare con persone molto diverse, non è facile avere buoni rapporti con tutti. Di gente strana ne passa tanta, ma le più matte sono le vecchiette. Una, che non aveva soldi per pagare, addirittura si inginocchiò e si attaccò alla gamba del cameriere per avere un bianchino.
C’è anche chi con l’età perde la bussola: come Schiumetta, che ormai è morta. La chiamavamo così perché tutti i giorni, puntuale, chiedeva il caffè con la schiuma. I clienti come lei sono i migliori perché sono sempre fedeli. Schiumetta era una delle poche milanesi rimaste qui in Barona: dopo una vita da portinaia, era rimasta sola e faceva fatica a camminare, ma l’appuntamento con il caffè con la schiumetta non lo mancava mai.
Le ultime volte che l’abbiamo vista non ci stava più con la testa: una volta si chiuse in bagno e sfondammo la porta per farla uscire. Un’altra volta, invece, le scappò la pipì, senza rendersene conto, prima di arrivare in bagno e poi l’accompagnammo in ospedale. Da quando è scomparsa ci manca molto. Le persone come lei sono l’essenza del bar: lo rendono vivo, non solo un luogo di passaggio».
(Rossana, Bar San Marco, Barona)