Insieme all’elenco annuale delle cento persone più ricche del mondo, l’11 aprile 2022 la rivista Forbes ha pubblicato per i suoi abbonati la sua ultima collezione di NFT, il Forbes Virtual NFT Billionaires, costituita da cento ritratti in versione “cartoon” degli stessi miliardari. I Non Fungible Tokens sono stati venduti a 0,25 ETH l’uno, che equivale a 765 dollari, in meno di un giorno. Questo significa che l’ammontare totale convertito di 25 Ether – criptovaluta seconda per importanza solo al Bitcoin – ha portato circa 77mila dollari nelle casse del giornale statunitense. I guadagni ottenuti da questi oggetti digitali non si fermano, tuttavia, alla semplice vendita, ma provengono anche dal mercato secondario: Forbes, ad esempio, guadagna una royalty del 10 per cento da ogni rivendita di token che emette.

Il mercato degli NFT, che nel 2021 è risultato assai proficuo, quest’anno ha registrato un leggero declino. Dei cento “gettoni” di Forbes, per ora solo 14 sono stati rivenduti, anche se a un costo medio di circa 6,9 volte superiore al loro prezzo di vendita originale. Ciò significa che, stando a calcoli approssimativi, nelle tasche della rivista sono entrati più di 73mila dollari dal mercato secondario, cioè l’equivalente di 23,99 ETH.

Il trend negativo porta molti a pensare che siamo vicini allo scoppio di una bolla generata dal mercato di questi contenuti digitali esclusivi, ma è troppo presto per dirlo. Il 20 aprile 2022 il prezzo medio di vendita di un NFT si attestava attorno ai 1.700 dollari, cifra ben lontana dal picco medio più alto di sempre di 6.900 dollari, registrato il 2 gennaio 2022.

Il mercato degli NFT sembra interessare soprattutto quei token che creano un senso di comunità e di esclusività, come quella nata attorno alla collezione “Bored Ape Yacht Club”. Così, anche l’editore Time ha creato il proprio gruppo, “TIMEPieces”, che prevede eventi privati sul canale dedicato Discord, la possibilità di ottenere biglietti per conferenze e altre occasioni di networking. Inoltre, i possessori di NFT possono collegare i loro portafogli di criptovalute a Time.com e ottenere un abbonamento digitale al sito web come bonus. Tutto questo consente ora a Time di guadagnare il 60 per cento del denaro ricavato dalle vendite di NFT dal suo mercato secondario. E di rientrare, così, fra quei giornali che creano una community oltre quella tradizionale dei lettori, per includere anche gli entusiasti del cosiddetto “Web3”, basato sul meccanismo della blockchain.

“L’aspetto dell’utilità e quello dell’intrattenimento convergeranno”, sostiene Vadim Supitskiy, Chief technology officer di Forbes, che aggiunge: «Gli NFT diventeranno biglietti per eventi virtuali e nel metaverso e serviranno come chiave di accesso per gli abbonamenti, fino alla fusione dell’era del Web2, dominata dalle big tech e dai contenuti generati dagli utenti, con quella del Web3».

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