Sulla banchina della stazione centrale di Milano nessuno sa ancora niente. È la sera che precede il primo decreto e la grande fuga, e quel viaggio è uno degli ultimi esodi nella legalità. Ai gate chi controlla i biglietti si limita a lasciar passare le persone. I bagagli strusciano sul pavimento senza inciampare nei piedi dei viaggiatori, la gente si dispone davanti alle porte del treno con cautela, i colli si allungano per guardare nei finestrini come per sbirciare dentro un fosso buio.

È la sera che precede il primo decreto e la grande fuga, e quel viaggio è uno degli ultimi esodi nella legalità.

Quando le porte si aprono, nessuno scende. Il treno va verso Sud. Un uomo si guarda attorno mentre mette per primo il piede sul gradino. Sta ponderando un’azione che aveva sempre data per scontata. Salire su un treno è una cosa rischiosa, di questi tempi, lo sanno tutti. Tutti lo sanno, eppure partono lo stesso. Molti di quelli che scendono, non saliranno più per diverso tempo.

Il vagone sei è una sala d’attesa. I passeggeri a bordo guardano l’orologio che dice quando sarà il loro turno, tutti si scrutano per capire cos’è che hanno gli altri. I colpi di tosse non hanno mai fatto così rumore, su un treno. Le orecchie titillano anche per gli schiarimenti di gola. Le persone si alzano i colletti, i baveri e le sciarpe sul naso. I visi non toccano più i vetri, le mani sono sulle gambe e non sui braccioli.

Al centro della carrozza sono seduti sette cinesi, un italiano li accompagna. Hanno la mascherina, si scambiano poche parole. L’italiano traduce le informazioni sul viaggio declamate dagli altoparlanti e siede col busto verso il corridoio. Per il centro del vagone passa solo il controllore. Trattiene il respiro a ogni fila, ma quando arriva al centro guarda un po’ verso l’alto. Quando i cinesi scendono a Firenze, il treno è più leggero.

All’arrivo c’è solo un abbraccio. Una mamma va verso il figlio, lui si divincola, ma per lei non fa niente. I passeggeri recuperano i bagagli e guardano verso il basso. Sgusciano verso l’uscita della stazione con la testa fra le spalle. L’aria di casa non è mai stata così pesante. Lo diventerà per tutti solo dopo qualche giorno.