L’Italia ha violato il diritto dell’Unione sull’inquinamento delle acque potabili. Lo ha stabilito la sentenza della Corte di Giustizia UE con la sentenza C-197/22 dello scorso 7 settembre. La condanna riguarda il mancato rispetto dei parametri di arsenico, semimetalloe del fluoro, minerale, nelle acque di sei comuni nel Lazio: Bagnoregio, Civitella d’Agliano, Fabrica di Roma, Farnese, Ronciglione e Tuscania.

La Direttiva 98/83/CE e il mancato adempimento dell’Italia

La sentenza fa riferimento alla Direttiva 98/83/CE, comunemente nota come direttiva sull’acqua potabile, che impone agli Stati membri di garantire la salubrità e sicurezza delle acque destinate al consumo umano. Questa direttiva richiede che l’acqua potabile sia priva di microrganismi, parassiti e sostanze pericolose per la salute umana e che l’arsenico deve rispettare secondo l’OMS  un valore di parametro restrittivo fissato a 10 μg/L . Tuttavia, l’Italia non solo ha trasgredito questi parametri di legge, ma ha anche omesso di adottare provvedimenti immediati per ripristinare la qualità dell’acqua potabile nelle zone coinvolte.

Il ruolo dell’arsenico nell’inquinamento delle acque

L’arsenico è un elemento semimetallico presente in natura in piccole concentrazioni nell’acqua, nel suolo e nell’aria. Tuttavia, la sua presenza aumenta notevolmente a causa di attività industriali come centrali elettriche, fonderie e agricoltura intensiva con l’uso di pesticidi e fertilizzanti.  L’arsenico può causare danni gravi al corpo umano se ingerito in concentrazioni elevate. Può accumularsi nei reni, nella vescica, nei polmoni, nella pelle e nel fegato, provocando danni irreversibili, inclusi il rischio di cancro.

La situazione dell’inquinamento delle acque potabili in Italia solleva dunque gravi preoccupazioni sulla salute pubblica. Nel 2011, la Commissione Europea, preoccupata per la pericolosità delle acque del Lazio, ha avviato una procedura d’infrazione che ha portato alla decisione della Corte di Giustizia dell’UE dopo sette anni. Questo processo ha messo l’Italia di fronte al rischio di sanzioni pecuniarie e la Corte di Giustizia ha sottolineato l’urgente necessità di affrontare il problema dell’inquinamento delle risorse idriche nel Paese e di adottare provvedimenti tempestivi.