«Anche se sull’insegna c’è scritto bar Elena, ancora adesso tutti ci chiamano bar Dora. Quando ho comprato questo locale, venti anni fa, la cosa mi dava un po’ fastidio, ma d’altra parte, il vecchio proprietario di questo bar era già una vera e propria leggenda.
Era Luciano Lutring, detto “il solista del mitra” perché rapinava le banche portandosi l’arma nella custodia del violino. I suoi genitori – ironia della sorte – volevano che diventasse un violinista famoso. Approdato all’ordinaria carriera di barista negli ultimi anni della sua vita dopo essere scampato a due ergastoli, si era dato anche all’arte. Un po’ di quadri se li è comprati il proprietario dell’officina qui di fronte: glieli ha venduti lui per ripagarsi qualche partita persa a biliardo. Lei, Dora, era la sua amante e io non l’avevo mai vista. La conoscevo dal nome, lo stesso con cui tutti chiamavano il mio locale, dandomi noia.

Una domenica di cinque anni fa, mentre i miei clienti erano concentrati sulla partita del Milan, una donna sulla cinquantina si avvicina al bancone. Aveva qualcosa di affascinante: era ancora bella anche se erano chiari su di lei i segni di qualche bicchiere di troppo.
Mi chiede qualcosa da bere e si siede, da sola, ad un tavolo vicino. Ad un certo punto alza lo sguardo dal suo bicchiere, mi fissa e chiede: Ma lo sai chi sono io?”. Io le rispondo sinceramente: non ne ho idea. “Io sono Dora. Qui avrebbe dovuto esserci ancora qualche quadro di Luciano, peccato”. Da quella volta non è più venuta al bar ma se un cliente adesso dice di trovarsi “da Dora”, io sorrido».

(Marco Brandi, bar Elena, via Novara)