«Mi trovo in piazzale Baracca. Un ragazzo strano, stralunato, con gli occhi a palla, sale sul taxi e mi dice di andare verso Baranzate. Partiamo. Parla veloce, strano, mi rivela di essere appena uscito dal carcere e mi chiede se mi fido di lui. Gli rispondo: “Mi fido di te, basta che non mi fai del male”. In viaggio dice: “Guarda che non ho soldi per pagarti, però se mi porti là e aspetti cinque minuti poi ti pago”, e torna a domandarmi: “Ma non hai paura?”.

Io gli rispondo che se continua a chiedermelo forse dovrei averne. Scende vicino a un campo rom quando orami è buio e il tassametro segna 25 mila lire. “Aspettami, eh!”. Io sono pronto per tornare a casa, perché per 25 mila lire non vale la  pena rischiare la vita. E invece rimango. Dopo qualche minuto arrivano in due e io sono pronto per essere ucciso, rapinato o sequestrato. Invece mi dà i soldi. Gli faccio notare che sono più del costo della corsa, ma lui mi mette la mano sull’avambraccio e mi dice: “Grazie per avermi aspettato”.

(Alberto G., Stazione Centrale)