L’epoca del superbonus 110% è ufficialmente terminata per volere del Governo Meloni, ma rimangono ancora gli strascichi di una legge che già in passato aveva fatto alzare più di un sopracciglio.Le nuove regole si sono sovrapposte alle diverse modifiche fatte nell’ultimo anno e a loro volta successivamente cambiate, al punto che ormai è rimasto poco della misura originale.
In particolare le recenti modifiche alle regole del superbonus generano preoccupazione tra coloro che stanno ristrutturando la propria abitazione o che hanno intenzione di farlo. Parliamo sia del decreto Aiuti Quater in cui il rimborso garantito dallo Stato per i lavori di efficientamento energetico è stato ridotto dal 110% al 90% – per alcuni considerato troppo poco – sia della decisione presa settimana scorsa, di bloccare definitivamente lo sconto in fattura e la cessione del credito, i due metodi più utilizzati per riscuotere il superbonus.
La comunicazione del governo al riguardo, però, è stata poco precisa, il che ha reso difficile capire quali aspetti dell’agevolazione sono ancora validi e quali sono stati definitivamente cancellati. In particolare, chi si trova in una fase di transizione dei lavori e delle pratiche edilizie rischia di incappare in una situazione incerta e confusa.Immediatamente ci si è resi conto che uscire da una situazione così complessa e spinosa come è l’intricato sottobosco del sistema dei bonus edilizi dopo tutte le modifiche non è così semplice, e non basta un colpo di spugna per voltare pagina.
Le recenti modifiche alle regole del superbonus generano preoccupazione tra coloro che stanno ristrutturando la propria abitazione: nel mirino del governo sono lo sconto in fattura e la cessione del credito, i due metodi più utilizzati per riscuotere il superbonus, destinati al blocco definitivo
Il problema più discusso negli ultimi giorni riguarda la stabilità delle imprese edili che hanno accumulato numerosi crediti fiscali non ancora incassati, o che intendevano accedere alla cessione del credito. Opzione ad oggi permessa solamente ai proprietari che hanno presentato i permessi di edificazione entro giovedì scorso.Secondo l’ANCE, associazione dei costruttori, ci sono 15 miliardi di crediti bloccati che mettono a rischio il bilancio di 25mila aziende. Questa situazione potrebbe portare alla bancarotta di molte di esse, che non sarebbero in grado di portare a termine i lavori già iniziati.
Nel corso dell’ultimo anno, infatti, il mercato dei crediti ha subito un grave intasamento: molte imprese edili hanno assunto crediti fiscali nella speranza di fare un investimento, contando sulla possibilità di cederli successivamente a banche o altri intermediari, come Poste Italiane, ottenendo un guadagno del 10%.Tuttavia, diverse banche si sono trovate costrette a fermare l’acquisto dei crediti dopo aver esaurito il cosiddetto “spazio fiscale”, ovvero dopo aver ricevuto un’elevata quantità di richieste e aver acquistato un totale di crediti superiore alle tasse dovute allo Stato. Pertanto, non sarebbero più in grado di incassare ulteriori crediti acquistati.
L’urgenza è ora di intervenire tempestivamente per salvare le imprese e i cittadini intrappolati in questo meccanismo distorto. Come nel caso dell’interruzione della somministrazione di una droga: è necessario gestire con attenzione il processo di disintossicazione. Tuttavia, la storia non è ancora completa e continua a evolversi.
Una delle possibili proposte considerate del Governo per risolvere il problema dei crediti fiscali incagliati e per attivare nuovamente il meccanismo di cessione del credito è l’utilizzo degli F24.Durante la prima riunione del tavolo tecnico sul Superbonus con le banche e i sindacati dei costruttori, svoltosi mercoledì scorso, i partecipanti hanno sottolineato l’importanza di utilizzare il credito Superbonus non solo per le imprese ma anche per gli altri clienti. In questo modo si sbloccherebbero i 19 miliardi di euro di crediti fermi nei cassetti fiscali delle imprese edili. Il consigliere del Ministero dell’Economia e delle Finanze, Enrico Zanetti, ha rivisto al ribasso le stime sulla mole di crediti incagliati, spiegando che è urgente l’utilizzo in F24 del credito Superbonus per sbloccare i crediti. Fortunatamente il Governo si è mostrato disponibile a questa opzione sgorgando il collo di bottiglia dei crediti.
In cosa consisterebbe questa soluzione? Vediamo di cosa si tratta nello specifico. Ogni anno vengono inclusi negli F24 circa 500 miliardi di imposte e contributi da parte di imprese e cittadini. Sono presenti tasse di ogni tipo, dai redditi alle liquidazioni Iva, oltre a imposte sostitutive, addizionali regionali e comunali, contributi e Imu. Solitamente il contribuente debitore verso il Fisco “prenota” il pagamento a una data prestabilita attraverso il modello F24. La banca prende in carico la richiesta e nel giro di pochi giorni effettua il versamento.Nel caso dei crediti generati del bonus edilizio l’idea sarebbe quella di lasciar versare alla banca una piccola parte di questo versamento, mettiamo anche l’1%, compensando i crediti fiscali che ha in pancia.Il caso dei finanziamenti agevolati per la ricostruzione post terremoto del centro Italia sono un precedente molto simile a questa soluzione. In quel caso, però il rimborso delle rate avvenne attraverso l’utilizzo del credito d’imposta, che venne usato in compensazione dalle banche.
Rimane, infatti, ancora aperto il problema degli incapienti – tutti i soggetti che non sono in grado di smaltire i crediti in quattro anni – poiché adesso la fine della cessione del credito rende il Superbonus accessibile solo ai redditi medio-alti. Una possibile soluzione potrebbe essere l’estensione del periodo di sconto dell’agevolazione da 5 a 10 anni, il che ridurrebbe la rata annuale ma chiaramente prolungherebbe l’attesa.